Figli · Senza categoria

Bastardi dentro #9

Ieri a tavola:

Io – Ah, ho ripreso il risultato della panoramica….c’è scritto “sclerotici i margini delle temporomanibolari, ridotta escursione articolare”…avevo ragione che sentivo male a masticare….
Simone – Davvero? A occhio non si direbbe!
Io – Sgrunf! …..e poi c’è pure scritto “malocclusione”
Simone – …ma non è che quando t’hanno fatto l’esame avevi un panino in bocca?!?!?!?

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Bastardi dentro #8

(foto dal web)
(foto dal web)

Premessa: quando sono impegnata a realizzare i miei lavoretti utilizzo il tavolo da pranzo, perché ahimè, non ho un laboratorio tutto mio.

25 ottobre.

Io: Forza ragazzi prepariamo per la cena, tolgo la roba dalla tavola così si prepara, che stasera è il compleanno del babbo.
Simone: Già, e poi c’è anche un’altra ricorrenza da festeggiare…il CENTENARIO della tavola apparecchiata!

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Bastardi dentro #7

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A fasi alterne ai miei figli piace collezionare lattine di bibite. Per questo motivo quando trovo una lattina nuova o particolare gliela compro. L’altro giorno, di ritorno dalla spesa con due di queste lattine di coca cola, si è aperto questo siparietto:

Gabriele: “Oh, guarda, la coca firmata Trussardi”

Simone: “Fra un po’ esce quella di Lapo Elkann, ma bisogna fare presto a comprarla perché sarà a “tiratura” limitata!!!”

Della serie: tutto viene per chi sa aspettare 😀

Charlie, ovvero: come complicarsi la vita

2. La scoperta (aaargghhh!!!)

 

L’idea era che il cane in questione appartenesse a qualcuno che lo amava e lo cercava disperatamente.

Con questa speranza l’ho portato a casa, l’ho nutrito, l’ho fatto sistemare su una comoda e soffice coperta vicino alla cuccia della mia Luna. Luna, l’altra canina che avevo (purtroppo è morta due anni fa),  trovatella anche lei, era una signorina ammodo e non ha fatto storie nel dare ospitalità ad un povero viandante di passaggio (di passaggio si fa per dire…). Il povero viandante, satollo e stremato da due giorni di randagismo totale, si è spaparanzato e se l’è dormita come un ghiro tutta la mattina.

Nel pomeriggio lo carico in macchina e lo porto dal veterinario, alla disperata ricerca di un benedetto tatuaggio nascosto o di un microchip che ci facesse capire a chi lo dovevo riportare. Niente. Niente da fare. Niente di niente.

Faccio foto al cane, volantini, denuncia di ritrovamento. I vigili mi chiedono se volevo lasciarlo al canile. MAI E POI MAI, dico io, lo tengo finché non si trova il proprietario. Poi vedremo che fare. Sapete quando uno si tira la zappa sui piedi da solo? Ecco.

Fatto sta che il proprietario aveva pensato bene di perderlo apposta, perché non abbiamo mai saputo chi fosse. Probabilmente un cacciatore che vista l’indole da fuggitivo del soggetto in questione, ha pensato bene che fosse più comodo lasciarlo che perdere le giornate a ricercarlo.

Quindi adesso eravamo legati mani e piedi ad un peloso ribelle a quattro zampe di circa otto mesi, dall’animo cucciolo e l’istinto ringhioso di un cane adulto.

Il seguito alle prossime puntate…..

Charlie, ovvero: come complicarsi la vita

1. L’incontro

Era il 4 novembre 2005, anniversario dell’alluvione di Firenze,  già di per sé giorno carico di ricordi funesti e presagio di altrettante sciagure…

L’incontro fra me e Charlie è stato un vero e proprio colpo di fulmine.
Ci siamo scelti  fino dal primo istante che ci siamo visti (più che altro LUI ha scelto me, io l’ho solo assecondato 🙂 )

Come tutte le mattine, prima di andare a lavorare mi fermai in Piazza, dove Maurizio ha la macelleria, per andare con lui a prendere il caffè nel bar vicino. Parcheggiai  sull’altro lato della piazza (non è molto grande, giusto una trentina di metri da parte a parte) e scesi di macchina. Vidi  Maurizio sulla porta di bottega, che parlava con due suoi amici, vestiti in tenuta da caccia. Vicino a loro, si aggirava un piccolo segugio color caffellatte, con una striscia bianca sul muso, e le puntine delle zampe bianche. Mi fermai ad osservarlo, e lui osservò me. Improvvisamente attraversò la piazza e scodinzolando venne a salutarmi. Mi avvicinai a Maurizio e chiesi  se quel cane fosse di uno dei due cacciatori. Mi risposero  di no, che non sapevano di chi era, e che stava  gironzolando per il paese da un paio di giorni.

Aveva un collare rosso, senza medaglietta. Dissi:  “Di sicuro è di qualche cacciatore, si sarà allontanato e si è perso.” E poi subito dopo: “Non posso certo lasciarlo qui, magari qualcuno lo investe. Lo porto a casa e vado a lavorare, poi oggi pomeriggio andiamo dal veterinario e scopriamo di chi è.” Questa fu la mia ultima frase da donna libera. Capirete perché…

Risultato: il caffè non lo presi, a lavorare arrivai alle 11 e la mia vita da quel momento si è assai complicata…

Charlie