Quattro chiacchiere

“Mostri di mammà”

Mentre aspettavo il mio turno dal medico, mi è capitata sotto mano una copia di Panorama, nella quale c’era un articolo molto interessante. Si parlava di violenza minorile, e di quali reazioni susciti in un genitore la scoperta di avere un figlio delinquente.
Sempre più spesso infatti episodi di violenza inaudita sono commessi  da ragazzi adolescenti, e sempre più spesso, purtroppo, a causa di futili motivi. Non è raro che si venga aggrediti per aver negato una sigaretta, o per diverbi riguardo la circolazione stradale. A volte hanno delle reazioni srpoporzionate all’eventuale offesa ricevuta. Frequentemente  la motivazione è “mi annoiavo” oppure ” sono stato trascinato dagli altri”.
L’articolo riportava vari casi di cronaca recente e quello che stupiva, e che stupisce anche me, è la reazione dei genitori dei ragazzi colpevoli di questi eventi. Mi sono chiesta che reazione avrei se capitasse a me… se capitasse a me, mi cadrebbe il mondo addosso, mi sentirei un fallimento di madre, mi farei un miliardo di domande: come ho fatto a non accorgermi che è cambiato? Che non è più il bravo ragazzo che conoscevo?  Che cosa abbiamo sbagliato nella sua educazione? In cosa abbiamo fallito, nel dialogo, nell’esempio, nell’imporgli regole o nel non averne imposte abbastanza? Nel non avergli insegnato ad incanalare  la rabbia nella giusta direzione, per  non sfogarla facendo del male agli altri? Insomma, prima di tutto riterrei la responsabilità di noi genitori . In seconda battuta la responsabilità ovviamente la darei anche a lui, per non aver saputo recepire gli insegnamenti del vivere civile che abbiamo cercato di trasmettergli. Per non aver imparato a ragionare con la sua testa e non farsi trascinare dagli altri o dallo svolgersi degli eventi. Per non aver imparato la differenza fra bene e male, per non aver imparato a fermarsi in tempo. Per non aver imparato il rispetto degli altri e di se stesso.
Ma gli unici che non hanno colpe sono le vittime. Anche se hanno provocato, anche se hanno iniziato. Bisogna essere capaci di non trascendere, di fermarsi prima del danno.
La maggior parte dei genitori dei colpevoli, invece, ha la strana tendenza a difendere i propri figli, dicendo che sono stati provocati, che sono stati trascinati dal gruppo, che ci si soo trovati in mezzo. I loro figli sono dei bravi ragazzi, aiutano nella ditta di famiglia, studiano, sono religiosi.  Non conoscono quel ragazzo che ha picchiato brutalmente due carabinieri, o quello che va ai rave party e dopo forza un posto di blocco, non è il loro figlio quello che massacra un suo coetaneo perché è gay, o perché ha guardato la sua ragazza, o perché ha fatto una battuta sgradita. Non sanno chi sia, no, quel ragazzo non può essere loro figlio, ma come, è così un bravo ragazzo…Danno la colpa alla società, alla situazione, alla scuola, alla strada, agli amici, insomma a chiunque, pur di scaricare la colpa su altri. Quasi che le vere vittime fossero i loro figli colpevoli. Quasi che sulla strada coperti da un lenzuolo ci fossero i loro amati pargoli.  Quando ragazzi, sopratutto minorenni, compiono di questi gesti sconsiderati, non uccidono o violentano solo la vittima, uccidono e violentano famiglie intere, rovinate per sempre da un lutto, o dal rimorso per averlo provocato.

Genitori, fatevi un esame di coscienza, e  non difendeteli. Perché ognuno deve saper dire : “Ora basta. Io non ci sto più. Me ne vado via.”