Quattro chiacchiere

Certo siamo messe proprio male…

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Se dobbiamo credere che la pubblicità rispecchia la nostra vita, devo dire che il quadro è demoralizzante.
Vediamo uomini che si spupazzano bellissime donne nelle auto o in una barchetta sotto i Faraglioni, uomini che non devono chiedere mai, e che se proprio sono distrutti da una notte di passione possono darsi una tiratina alle borse sotto gli occhi con il  roll -on.
Ovviamente girano in auto da sogno, soli, o tuttalpiù  con una bella stangona accanto, ad ammirare il panorama nel silenzio dell’abitacolo.

Destino diverso per noi, afflitte da perdite di ogni tipo e colore, peli superflui, pruriti intimi, dolori di ogni  origine e natura.
Sempre alle prese con i vestiti che non entrano (ma li hai mangiati i Kellogg’s?) o con pasticche dimagranti da ingurgitare di giorno e di notte, creme spalmabili sui punti difficili, capelli tinti, stinti, arricciati o lisciati.
Viaggiamo con  passeggini, biciclette e bambini urlanti, tutto ben incastrato in piccole utilitarie (ma perché loro da soli in auto grandissime,  e noi aggrovigliate  tipo Tetris con tutta la mercanzia?), ci diamo la carica con  un rito propiziatorio Mahori (giusto per impressionare le piccole belve, nella speranza che ci facciano almeno concentrare alla guida).
Se proprio siamo veramente in gamba riusciamo a preparare una merenda decente, o addirittura un pasto frugale. Magari con l’aiuto di cibi precotti e surgelati.

Menomale che possiamo almeno contare sul valido aiuto di Giovanna, che però, dopo averci verniciato la ringhiera, dà l’idea di volerci ripassare anche il marito. Chissà, magari è proprio lei, seduta sulla loro macchina, che si sta facendo portare ai Faraglioni…

A noi non resta che sperare in qualche prodotto che ci faccia passare il prurito…

¯¯“…siamo così, dolcemente complicate…” ¯¯

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Posto di blocco

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Ieri mattina  percorrevo in macchina la “strada nuova”, la variante di cui parlavo nel post precedente.
Le auto che incrociavo, provenienti dall’altro lato, mi facevano segnalazioni con i fari. Sappiamo bene di cosa si tratta, è la “solidarietà dell’automobilista”, che avverte i poveri ignari che stanno per avvicinarsi ad un posto di blocco dei carabinieri.

Ora mi chiedo: perché?

Lo facevo anch’io tanti anni fa. Poi ho capito.
Ho capito che se un’auto mi incrocia e io l’avverto posso ottenere diversi risultati positivi:

  • L’automobilista capisce, e se non ha la cintura se la mette.
  • L’automobilista capisce, e se va troppo forte rallenta. Probabilmente non si ucciderà sbandando alla curva.

Però ci sono anche dei lati negativi:

  • L’automobilista si mette la cintura solo perché ci sono i carabinieri, la prossima volta non lo farà, e la sua vita  sarà di nuovo in pericolo.
  • La prossima volta quell’automobilista correrà allo stesso modo, e forse anche di più, e si ucciderà, magari portando con sé anche qualcun altro.

Questi sono i pro e i contro se lampeggio a qualcuno tendenzialmente onesto. Il problema vero si pone se per un fortuito caso incrocio proprio l’auto che i carabinieri in questione stanno cercando. Mettiamo che siano degli evasi, o dei rapinatori.
Io lampeggio, in un impeto di  “solidarietà dell’automobilista”, li avverto,  loro girano la macchina e scappano. Ottimo risultato davvero! Comportamento da cittadina modello!

Il problema qui è che, nonostante tutti diciamo che siamo a posto, quando vediamo polizia o carabinieri un piccolo tuffo al cuore ci viene… non dite di no che tanto non ci credo…

E’ proprio la mentalità che è sbagliata. Le forze dell’ordine sono lì davvero  per proteggerci e aiutarci,  non è solo un motto.
Io ne ho avuto prova diverse volte nella mia vita, specialmente in questa occasione.

La mentalità giusta dovrebbe essere quella di comportarsi nel modo migliore per proteggere la nostra vita e quella degli altri, e non per non incorrere in una multa.
Mi raccomando allora, non lampeggiate  ai posti di blocco! Ok?

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Camminare fa bene (e non solo al fisico)

Era tanto tempo che non camminavo. Che non camminavo davvero, intendo. E avevo dimenticato quanto faccia bene camminare.

La strada che congiunge il mio paese con quello vicino è piuttosto stretta. Diversi anni fa hanno costruito una variante per evitare una parte del paese e permettere ai camion di arrivare alla zona industriale (chiamata così, ma in realtà si tratta di una decina di capannoni soltanto). Questa strada è bella, larga, circondata dalla campagna. Il comune avrebbe anche potuto farci  a lato una pista ciclabile, ma si sa, le cose semplici non vengono mai prese in considerazione. Diverse persone ci vanno a camminare, soprattutto la mattina. E così facevo io fino all’anno scorso, prendevo il cane (soprannominato per ovvi motivi  “ i’bboia ” in puro dialetto toscano) e ci facevamo questi 4 chilometri quasi tutte le mattine. Ma uscire con lui non era proprio una passeggiata di salute, era più un misto fra la maratona di New York ed una corsa ad ostacoli. Parlerò di lui magari in un altro post. Poi abbiamo deciso di acquistare un piccolo terreno, giusto per tenere la legna per l’inverno. E’ un terreno simpatico, con un grande spiazzo centrale, circondato da un piccolo boschetto. L’ideale per  “ i’bboia “ (ah, dimenticavo, di vero nome fa Charlie), che col suo animo segugio lo sta devastando un pezzo alla volta. Ho iniziato a portarlo lì la mattina, e di conseguenza ho smesso di camminare.
Visto che sono alcuni giorni che ho dolori alle ossa, e che dormo male (sono troppo grassa, e il peso si sente, anche in orizzontale), ho deciso che oggi avrei ricominciato a camminare, ma non con Charlie. Preferisco vivere 🙂  Allora l’ho portato al campo, sono tornata indietro con la macchina, l’ho parcheggiata a bordo strada ed ho cominciato la mia prima passeggiata dopo un anno. Mi sono accesa la musica nel telefono, l’ho messo nel taschino del giubbotto di jeans e sono partita. Devo dire che non ricordavo più la bella sensazione che si prova a camminare, si ricomincia a percepire ogni  parte del proprio corpo, il respiro, il battito del cuore. Il suono diverso del respiro quando si fatica per un tratto di salita. Le braccia e le gambe che si muovono in sincronia, il calore del sole sul viso. Si percepisce di nuovo il mondo intorno a noi con un gusto diverso, si assaporano gli attimi. Si rilassa la mente. E si riesce a pensare. Che lusso! Pensare in casa nostra non è cosa da poter fare in libertà. Appena un piccolissimo pensiero si affaccia alla mente, ecco l’interruzione: il cane che mugola per rientrare in casa, i figli che chiamano, o che litigano, o che hanno bisogno urgente di dire una cosa, questione di vita o di morte (magari quando vorresti che parlassero non ti calcolano manco di striscio). Maurizio (marito) ed io dobbiamo andare a fare colazione al bar la mattina, per riuscire a parlare un pochino in santa pace, e ci siamo ritrovati a discutere di un’assicurazione proprio lì sul bancone del bar, perché a casa c’era sempre qualche impedimento (eppure l’educazione gliel’abbiamo insegnata….dov’è che il procedimento si è inceppato?).

Ma quando cammino,  da sola  in campagna, riesco a riordinare le idee e pensare a tutto quello che voglio.
E se Dio vuole, interrotta soltanto dal canto degli uccellini.

uccellino

Quattro chiacchiere

Restyling

E che ci vogliamo fare, oggi mi è presa così! Sarà la primavera, sarà l’avvicinarsi della Pasqua, ma mi è venuta la voglia di rifare un po’ il look al mio blogghino. Troppo zuccherosa? Fa venire la carie ai denti? Ditemi voi. Per ora non mi dispiace, appena mi viene a noia, zac! si cambia. In perfetto accordo con il mio segno, i pesci, ovviamente sono volubile e impulsiva, ogni minuto mi parte un treno. E io ci salto su e via!!!

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