Quattro chiacchiere · Schegge di vita

Quando il gioco si fa duro…

…vai su Opzioni e metti “facile”…

questo è quelo che ironicamente mi rispose mio figlio piccolo qualche tempo fa, anziché terminare la frase con il classico “i duri iniziano a giocare”.

Ma il pensiero mi rifrulla in testa da allora, perché anche se detta in modo ironico, questa frase rispecchia il modo di essere delle nuove generazioni. Non voglio fare un discorso troppo generale, perché so benissimo che ci sono giovani che hanno ben chiaro quello che vogliono e che cercano in ogni modo di realizzarlo. Ma nella mia percezione, i ragazzi di oggi, o almeno una buona parte di essi (inclusi i miei figli) non riescono a tirare fuori la grinta, o forse non ce l’hanno.

 Quando da piccola mi chiedevano cosa volessi fare da grande io avevo ben chiaro in mente il mio sogno, che in realtà erano due: il poliziotto cinofilo, e l’addestratrice dei cani per ciechi (diciamo pure non vedenti, và, così accontentiamo tutti). E anche i miei compagni e compagne di classe avevano il loro bel sogno, chi voleva fare l’astronauta, chi la ballerina, chi voleva partecipare alle olimpiadi e pure vincerle. Pochissimi, per non dire nessuno, volevano fare l’impiegato o il fornaio, per esempio. Tutti sognavamo in grande, sennò che sogni sarebbero? Ma comunque,  tutti avevamo ben chiaro in mente quello che, almeno in quel momento, sarebbe stato il nostro futuro.
Ho provato e riprovato durante tutti gli anni passati a chiedere ai miei figli cosa avrebbero voluto (badate bene, voluto, non creduto) fare da grandi, e la risposta sapete qual’è stata?  “Boh!!!”
Praticamente, non solo non sapevano cosa probabilmente avrebbero fatto da lì a qualche anno, ma neanche cosa avrebbero voluto fare! Alla faccia dell’ambizione…
Altri loro compagni volevano, udite udite, il posto fisso! Qualunque esso fosse, bastava si dovesse durare poca fatica, ed che ci fosse lo stipendio  assicurato(meglio se cospicuo). Queste sono le ambizioni dei nostri ragazzi al giorno d’oggi.
Va bene che siamo in periodo di crisi, ma ci stanno uccidendo i sogni…

Nel caso debbano lottare per ottenere qualcosa di materiale  lo sforzo è immane e la petulanza è all’ennesima potenza.  Lo stesso vale se devono stare ore e ore per finire un gioco al computer, si impegnano sensa sosta e con tutte le forze affinché il loro personaggio realizzi la missione. Diversamente, se si tratta di  ottenere con fatica un qualunque risultato, sia scolastico che  extrascolastico, o di realizzare materialmente un progetto, la cosa cambia. Alla prima difficoltà, si rinuncia e si passa ad altro. E non ditemi che dipende da come sono stati educati, perché sia io, sia il loro padre, siamo di carattere molto ostinato, e di fronte alle difficoltà abbiamo senpre stretto i denti, tirato la cinghia, e tirato fuori gli attributi a seconda delle necessità del momento.
E comunque non molliamo MAI una cosa a metà.

Allora forse dipenderà dal loro stesso carattere. Ma non credo che la maggior parte dei giovani abbiano tutti lo stesso carattere. Quello che credo invece è che noi genitori, e dico noi mettendomici in mezzo per prima, cerchiamo il più delle volte di spianare la strada ai nostri figli, ci dispiace se non hanno qualcosa a cui sembrano tenere più di ogni cosa al mondo (salvo poi metterla da parte non appena l’hanno ottenuta), ci dispiace vederli soffrire, cerchiamo insomma di risolvere i loro problemi al loro posto, di dar loro quello di cui sembrano avere bisogno, nei limiti delle possibilità. Ignorando spesso che anche i dolori e le privazioni fanno crescere, formano il carattere e motivano. Di questo purtroppo ce ne accorgiamo quando ormai sono cresciuti, e alla domanda “cosa vuoi fare da grande?” continuano a rispondere “Boh?”

 

Schegge di vita

Finita la pacchia…

Ogni cosa, bella o brutta, è inevitabilmente destinata a finire. E così anche le ferie.
Che come avevo già anticipato non sono iniziate col piede giusto. Il giorno prima di partire l’ho trascorso al pronto soccorso con mia mamma, a causa di un forte dolore alla schiena. Non hanno riscontrato niente. Solo dopo alcuni giorni, con la comparsa di alcune bolle, hanno scoperto che si trattava di Fuoco di Sant’Antonio. E nel frattempo noi eravamo in un altro Pronto Soccorso, al mare, per una caduta dalla bici di Gabriele che per l’occasione si è rotto un dente, contuso e escoriato varie parti del corpo. Gli hanno messo una stecca gessata per 5 giorni, e così la prima settimana è andata in fumo, senza mare né piscina, né girate in bici.
Ma la fortuna gira (un po’ ciascuno non fa male a nessuno, no?!?) e quindi le ferie sono proseguite senza altri intoppi.
La settimana in montagna è stata fantastica, abbiamo visitato posti meravigliosi di cui parlerò,  camminato in mezzo alla Natura, assaporato piatti magnifici che cercherò di ricreare a casa (a proposito, alla fine di una  settimana in cui ho mangiato di tutto di più, per non incorrere in una non piacevole colica di fegato,  sono stata costretta a chiedere una “mezza porzione”. Mio marito ha gridato al Miracolo, in ventisei anni non mi aveva mai sentito proferire una simile eresia…). Ci siamo svegliati con i muggiti delle mucche nella stalla accanto  noi, con il canto del gallo, con le campane della chiesa. Ci siamo addormentati presto come non ci succedeva da tanto, troppo tempo. E abbiamo anche avuto un tempo clemente, che ci ha dato giornate di sole ma fresche e ventilate. Cosa si può desiderare di più? Già dopo tre giorni avevamo la sensazione di aver trascorso un mese di ferie, per quanto eravamo rilassati.
E ritornare in campeggio per altri cinque giorni è stato quasi traumatico.

Fra i vari regalini per i parenti, sapete cosa ho preso per me? Ho comprato uno di quei souvenir che, se capovolti, fanno il muggito. Lo terrò sul comodino, e al risveglio, capovolgendolo, potrò sentirmi di nuovo là…

p.s. Grazie per essere passati in mia assenza. Mi ha fatto piacere, tornando, trovare i vostri commenti e i vostri saluti. Smack!

Quattro chiacchiere · Saluti e auguri

Pausa vacanze!

Ebbene cari amici, ci siamo. Finalmente, nonostante svariati eventi avversi, domattina partiamo per le vacanze. Se tutto va bene, come spero,  rientreremo il 17 Luglio.
Sono già indietrissimo nel leggere i vostri post, al mio rientro dovrò fare degli straordinari per mettermi in pari. Mi farebbe piacere sapere che qualcuno sorveglia la casa in mia assenza, quindi fate un giretto per le stanze, fermatevi quanto volete e  magari lasciatemi un salutino. Ogni tanto, se riuscirò  a scroccare una connessione o una chiavetta, verrò a dare una sbirciatina. Buone vacanze!

Intrattenimento · Notizie e politica · Quattro chiacchiere

Calcio…in costume!

Quando dico “calcio in costume” non intendo quello che generalmente si gioca sulla spiaggia, bensì il Calcio Storico Fiorentino,  detto anche calcio in costume perché viene appunto giocato con i costumi tipici medievali.

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Oggi è la festa del Santo Patrono di Firenze,  San Giovanni, e in questo giorno, oltre ai festeggiamenti religiosi della mattina,
tutti gli anni si gioca la finale del famoso gioco di calcio (più che calcio somiglia al rugby) nato appunto intorno alla fine del Quattrocento, quando, per  arginare le proteste dei cittadini a causa degli schiamazzi dei giovani che giocavano per strada,
tale gioco venne regolamentato. Era giocato soprattutto da nobili e facoltosi, che indossavano sfarzosi costumi dell’epoca.
Tra loro si ricordano addirittura alcuni futuri Pontefici e cioè Giulio de’ Medici, Papa Clemente VII Alessandro de’ Medici,  Papa Leone XI Maffeo Barberini, Papa Urbano VIII.

Fu un gioco molto popolare fino a tutto il Seicento, ma poi iniziò un declino che lo portò a scomparire. La partita segnò la rinascita del gioco fu giocata nel maggio del 1930 quando, per la ricorrenza del quadricentenario dell’Assedio di Firenze, su iniziativa del gerarca fascista Alessandro Pavolini, venne organizzato il primo torneo tra i quartieri della città; da allora il Calcio fiorentino  è divenuto la manifestazione rievocativa più importante di Firenze.

Il gioco consiste in un quadrangolare formato dalle squadre (di 27 giocatori ciascuna) rappresentanti  i 4  Quartieri storici fiorentini e caratterizzate ognuna da una livrea di diverso colore.  Abbiamo i Bianchi di Santo Spirito, i Verdi di San Giovanni, i Rossi di Santa Maria Novella e gli Azzurri di Santa Croce.

Prima delle partite si svolge un corteo storico, con 530 figuranti vestiti con i colori delle livree dei giocatori, antiche armature dell’epoca, gonfaloni e stendardi che percorrono le vie del quartiere al suono degli squilli di tromba e rulli di tamburi, accompagnato dagli Sbandieratori, degli Uffizi.
Dopo lo sparo delle colubrine la partita inizia, sulla sabbia che per l’occasione viene portata e sparsa in uno spesso strato sul campo di gioco.

fiorenza-gonfalone-corteo-storico      LibroProvinciaS_Croce Calcio storico

Ogni partita è vinta dalla squadra che alla fine del tempo “con qualunque mezzo”riesce a fare più gol (cacce). Le gare sono  molto virili ed aggressive: risse, lotte serrate e continui scontri fisici per il possesso della palla. Si tratta di un gioco molto violento, violento a tal punto che sono state approvate nuove regole che impediscono le mischie, e il confronto per il possesso di palla può  essere sì anche a pugni e morsi, ma unicamente fra due soli avversari. Il premio per la squadra vincitrice del torneo, oltre al Palio, è una vitella di razza Chianina.

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La  sera di San Giovanni, a conclusione dei festeggiamenti per il Santo Patrono, si può assistere ad un meraviglioso spettacolo di fuochi d’artificio che si rispecchiano nelle acque dell’Arno.

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