Notizie e politica · Quattro chiacchiere

Riconoscenza, questa sconosciuta

 

 

Ogni giorno si fa sempre più tangibile la gravità della situazione degli sbarchi di profughi a Lampedusa. Ormai gli abitanti dell’isola sono allo stremo, al limite della sopportazione. Per 800 che vanno, 2000 ne arrivano, chi a buon titolo (i rifugiati che arrivano dalla Libia) e chi per furbizia (i tunisini, gli egiziani e via dicendo, che approfittano del momento per buttarsi nella mischia tanto magari gli va pure bene e ce li teniamo). Perché è così, noi ci teniamo tutti. E va anche bene. Io non dico certo che dobbiamo fare come la Francia, che li rimanda via e Amen. Sono d’accordo che bisogna aiutare chi è in difficoltà, quando c’è una guerra in mezzo ancora di più. Ma per citare un vecchio detto “anche la donna più bella del mondo dà quello che ha”. E quando non ce n’è più, basta.

Ho sentito giorni fa un’intervista ad alcuni profughi. Che cosa hanno detto? Anziché ringraziare Dio, Allah e gli uomini per essere stati accolti, si lamentavano. Delle condizioni igieniche, del non essere stati nutriti, dissetati, vestiti e coperti con caldi piumini. Io penso che questo si potrebbe chiederlo in condizioni normali: io ti accolgo, quindi ti devo offrire condizioni di sopravvivenza dignitose. Ma in condizioni di estrema gravità, come questa, e quando in un luogo che può accogliere 1000 persone ne arrivano 5-6000, il massimo che si può pretendere è di avere un marciapiede dove potersi sedere. Perché allora tutti qui? Perché non in Grecia, in Turchia, a Malta? Perché sanno che probabilmente non li farebbero neanche avvicinare alla costa. Allora, visto che almeno qui non ci sono bombe che fischiano sulla testa, che si ringrazi per quel poco che c’è, e che si capisca che la situazione non è facile neanche per noi.

Quattro chiacchiere · Schegge di vita

Alla (ri)scoperta delle origini (ovvero: Un eroe in famiglia… e non saperlo!)


Se avete in famiglia persone di una certa età, saprete di certo quanto amino parlare della loro infanzia. Raccontano le loro storie passate sempre nello stesso modo, come se anziché averle vissute, avessero imparato tutto a memoria; solo ogni tanto cambiano qualche vocabolo o arricchiscono con un particolare.
Nella mia famiglia il “ponte col passato” è mia mamma, classe 1931, fisico malandato ma mente lucidissima.  Il suo periodo storico preferito è ovviamente la guerra, che lei ha vissuto in prima persona. Quando eravamo piccole, io e mia sorella eravamo avide di quei racconti, stavamo lì ad ascoltare di quando bombardavano Firenze, i quando  lei che era al pozzo a prendere l’acqua, per poco non fu uccisa. O di quando si riparavano nelle Cave di Maiano, vicino a Fiesole, appunto per salvarsi dai bombardamenti; o delle percosse e delle “purghe” subìte da mio nonno, tipografo e partigiano, da parte dei fascisti. Piano piano però, con il passare degli anni, e il ripetersi dei racconti, abbiamo iniziato ad ascoltare sempre più distrattamente,  a volte anche anticipando il resto della storia (e, mi vergogno a dirlo con un’espressione molto eloquente come a dire: “lo sappiamo, ce lo hai già ripetuto un miliardo di volte”).
Anche se è istintivo non fatelo mai;  ricordare la loro infanzia per loro è vita, è mantenere lucida la mente, è mantenere intatta una parte della loro storia, ed è anche un modo per riportare in vita le persone che non ci sono più, anche solo per un breve momento.

Dopo questa premessa, veniamo ai fatti:
Spesso mia mamma ci racconta che la sua famiglia, i Baldesi, ha origini nobili. Nonostante ciò, hanno sempre tagliato la miseria col coltello. L’altro giorno quasi per caso, parlando del più e del meno, ci ha stupito con una storia che non avevamo mai, dico mai sentito prima. E cioè che Augusto Baldesi,  nonno di suo nonno, era nientemeno che un eroe per Firenze.
Era un vigile del fuoco e fu il primo che ebbe l’idea di aggiungere delle sostanze chimiche all’acqua usata per lo spegnimento degli incendi, per impedire la ripresa delle fiamme. Fu colui che evitò conseguenze tragiche  a seguito dello scoppio di una polveriera.  Tutti i dettagli di quell’evento sono quie qui
Insomma, finalmente dopo anni di ascolto mia mamma è riuscita, con un colpo a sorpresa, a farci ritornare le bambine curiose che eravamo, e a farci di nuovo “ascoltare” con gli occhi sgranati e la lingua i fuori.

p.s. Avviso a tutte le foodbloggers: Quando sperimentate qualche nuova ricetta, e vi va a fuoco la cucina, pensate con dolcezza al mio bis bis bis bis  eccetera  eccetera bis nonno che vi ha inventato l’estintore!