Niente, neanche gli organismi più piccoli o fastidiosi, portano a termine la loro esistenza senza che la loro presenza sia servita ad uno scopo.
Ogni cosa in natura, lascia una scia, un’impronta, una traccia dietro di sé.
Noi non facciamo eccezione. Ma le nostre scie non sono solo fisiche. Le più importanti sono morali.
Tempo fa una signora mi disse, guardando la folla presente al funerale del marito, che solo in quel momento si può capire che tipo di persona si è stati.
Dal nostro comportamento possiamo sapere che persone siamo, sappiamo se siamo onesti, se siamo sinceri, se abbiamo dei buoni valori, possiamo capire se gli altri ci amano, ci detestano o ci tollerano soltanto. Cerchiamo di essere delle brave persone, delle “belle persone”. Ma il nostro spessore nella vita degli altri purtroppo lo si capisce solo dopo che non ci saremo più. Quella è la nostra scia. Le nostre buone azioni, le strette di mano, i sorrisi, gli abbracci affettuosi o consolatori, l’ascoltare, tutto di noi lascia un solco nell’anima di chi ci circonda.
Una delle cose a cui penso spesso è questa: quanto sono profondi i solchi che sto scavando nell’anima degli altri? Che ricordo avranno di me le persone che mi circondano?
Quello che spero con tutta me stessa – soprattutto per i miei figli – è che la mia scia sia lunga, spessa, e molto persistente, in modo che loro possano seguirla il più a lungo possibile e che le tracce che lascerò dietro di me non svaniscano dopo la prima pioggerella primaverile.
Il primo libro è un po’ come il primo amore: per quanti tu ne possa avere nella tua vita, anche di più belli, di più importanti, di più profondi, quello non lo scorderai mai. Magari lo accantonerai in un angolino del cuore e della mente, convinto che non ci sia più, ma lì resta e quando meno te lo aspetti, un piccolo ricordo riaffiora. Perché in fondo è quello che ti ha dato la prima emozione, ti ha fatto conoscere un mondo nuovo.
Il mio primo libro in realtà non era mio, era di mia sorella. Un libro enorme, 258 pagine, che per una ragazzina di una decina d’anni erano un’infinità. Mia sorella, che di anni ne aveva 14, lo spolverò in una settimana, e la cosa mi incuriosì a tal punto che decisi di leggerlo anch’io.
Il libro era questo:
Una famiglia di città trascorre una vacanza nell’Isola dei gabbiani. Le avventure non mancano e il mare, la natura selvaggia e gli abitanti dell’isola conquistano subito tutta
la famiglia.
Il libro mi piacque a tal punto che anch’io lo lessi in quattro e quattr’otto, e chissà, forse è merito suo se mi sono appassionata alla lettura.
Forse da grande riuscirò anche ad innamorarmi dei grandi classici, per ora mi accontento della narrativa “leggera”…
Chissà come mai quando sto a dieta mi torna sempre in mente un episodio successo diversi anni fa. Eravamo al mare, mia sorella Daniela, io, i nostri figli (Simone e Gabriele i miei, Gregorio e Ylenia i suoi). I mariti si erano offerti volontari per rimanere a casa a lavorare (la vera vacanza l’hanno fatta loro in fondo, non credete?), anche perché per ognuno che spende ce ne vuole uno che guadagna 🙂
Erano circa le cinque del pomeriggio e tirava un po’ di venticello. Stavamo passeggiando in cerca dei soliti sassi da raccogliere sul bagnasciuga. Ad un tratto mi alzo e, girandomi per non farmi spettinare dal vento, mi trovai ad essere controsole.
– “Certo che però la mia ombra delle cinque è proprio una strafiga !” fu l’esclamazione che mi uscì più dal cuore che dalla bocca. Guardando quell’ombra, alta, slanciata, con le gambe affusolate ed i fianchi sagomati ma ben proporzionati, sono stata invidiosa.
Ecco, vorrei essere fatta come la mia ombra delle cinque.
Sono pazza? Beh, però, se l’aveste vista….
L’altro giorno, mentre leggevo questo post ho aperto un link ed ho ascoltato una bellissima aria di Mozart, la “Regina della notte”, dal Flauto magico. La trovo fantastica. Era tanto che non la sentivo, benché Mozart sia il compositore che preferisco in assoluto. Mentre rientravo nella mia umile casetta (qui n.d.r. 🙂 ), pensando e ripensando mi è tornata in mente una versione remix che, quando avevo più o meno l’età dell’autrice di quel blog, faceva da sigla al programma “Proffimamente”.
Lo ricordate? Peggio per voi, siete vecchi come me 😉
Insomma, per farla breve, questa versione era cantata da due ragazze norvegesi, dal nome Dollie De Luxe, ed era mixata con nientemeno che Satisfaction!
Io la adoro, spero che piaccia anche a voi.
Fra pochi giorni suonerà di nuovo la campanella, e al solo pensiero di cosa mi aspetta mi tremano le vene dei polsi…
Forse avrò scoperto l’acqua calda, ma penso che fare una cosa che ci piace dia sempre i risultati migliori.
Se uno parte col piede sbagliato, o ha le scarpe strette, o le scarpe non gli piacciono, percorrerà tutta la strada inciampando. Ed è quello che è successo e sta succedendo ai miei figli con la scuola. Percorsi scolastici zoppicanti, trainati, strattonati e sospinti da me che stavo – e sto – loro col fiato sul collo per portarli alla linea d’arrivo. Simone l’ha finalmente oltrepassata, con Gabry devo ancora tribolare un bel po’.
Nonostante in tutti questi anni sia stata più volte tentata di liberarmi della carota e servirmi sconsideratamente del bastone, ho notato che “si prendono più mosche col miele che con l’aceto”. La dimostrazione l’ho avuta spesso con Simone, soprattutto quando, per fargli piacere e imparare le tabelline, gliele cantavo con la musica delle sigle dei suoi cartoni animati preferiti. E, non dico che le ha imparate proprio tutte, ma la maggior parte sì. Qualche piccolo passo in avanti per interessare i ragazzi allo studio mi sembra che si stia facendo, i libri di geografia si stanno via via arricchendo di curiosità sui luoghi, sui loro nomi e le loro particolarità, quelli di scienze con vari esperimenti; e quelli di storia? Fermi. Spero sempre che un giorno non lontano (ma, ahimé, troppo tardi per noi), le case editrici riescano a realizzare dei testi di storia a fumetti (su Topolino per un periodo erano stati pubblicati racconti che ricostruivano fatti storici, ricordate?). Allora per quel che possiamo organizziamoci da noi…
Quest’anno Gabriele farà la terza media, e il programma di geografia prevede gli Stati Extraeuropei. Ho recuperato questo piccolo video che fu capace di far memorizzare a Simone (cosa che ha del miracoloso) tutti e 50 gli Stati Uniti d’America, capitali comprese. Funzionerà per due volte consecutive? Chissà, tentar non nuoce.
Ma ditemi: studiare così non sarebbe più divertente?
Baton Rouge, Lousiana, Indianapolis, Indiana, e Columbus capitale dell’Ohio; c’è Montgomery, Alabama, sud di Helena, Montana; poi c’è Denver, Colorado, sotto Boise, Idahoho.
Austin nel Texas, poi si va a nord, nel massachusetts, e Boston, ad Albany, New York; Tallahassee, Florida, e Washington, D.C., Santa Fe nel Mexico, e Nashville, Tennessee.
Elvis da quelle parti ci capitava spesso!
Trenton nel New Jersey e al nord di Jefferson, Missouri, poi c’è Richmond, Virginia, e nel Sud Dakota Pierre; Harrisburg in Pennsylvenia ed Augusta su nel Maine, poi c’è Providence, Rhode Island, presso a Dover, Delaware.
Concord, New Hampshire, in gita si va, a Montpelier, lì nel Vermont; Hartford Connecticut, in autunno ha bei color, o nel Kansas c’è Topeka, e in Minnesota c’è St. Paul!
Juneau in Alaska poi c’è Lincoln nel Nebraska, e c’è Raleigh nella cara Carolina del Nord, Madison, Wisconsin, ed Olympia in Washington, Phoenix, Arizona, e Lansing, Michigan.
Ecco Honolulu, felici Hawaii, Jackson, Mississippi, e Springfield, Illinois; Sud Carolina con Columbia molto chic, Annapolis nel Maryland sulla baia Chesapeak!
Ci fanno una meravigliosa zuppa di pesce!
Cheyenne è nel Wyoming e si vive molto bene, a Salt Lake City nello Utah, dove i bufali ci son; Atlanta nella Georgia, poi c’è Bismarck, nord Dakota, si sta bene a Francoforte nel Kentucky e giù di lì.
Salem in Oregon, da lì si va, Little Rock in Arkansas, Iowa ha Des Moines; Sacramento, California, e Oklahoma ha la sua city, Charleston, Virginia, e Nevada, Carson City!