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Studiare in allegria!

Fra pochi giorni suonerà di nuovo la campanella, e al solo pensiero di cosa mi aspetta mi tremano le vene dei polsi…

Forse avrò scoperto l’acqua calda, ma penso che fare una cosa che ci piace dia sempre i risultati migliori.
Se uno parte col piede sbagliato, o ha le scarpe strette, o le scarpe non gli piacciono, percorrerà tutta la strada inciampando. Ed è quello che è successo e sta succedendo ai miei figli con la scuola. Percorsi scolastici  zoppicanti, trainati, strattonati e sospinti da me che stavo – e sto –  loro col fiato sul collo per portarli alla linea d’arrivo. Simone l’ha finalmente oltrepassata, con Gabry devo ancora tribolare un bel po’.
Nonostante in tutti questi anni sia stata più volte tentata di liberarmi della carota e servirmi sconsideratamente del bastone, ho notato che “si prendono più mosche col miele che con l’aceto”. La dimostrazione l’ho avuta spesso con Simone, soprattutto quando, per fargli piacere e imparare le tabelline, gliele cantavo con la musica delle sigle dei suoi cartoni animati preferiti. E, non dico che le ha imparate proprio tutte, ma la maggior parte sì. Qualche piccolo passo in avanti per interessare i ragazzi allo studio mi sembra che si stia facendo, i  libri di geografia si stanno via via arricchendo di curiosità sui luoghi, sui loro nomi e le loro particolarità, quelli di scienze con vari esperimenti;  e quelli di storia? Fermi. Spero sempre che un giorno non lontano (ma, ahimé, troppo tardi per noi),  le case editrici riescano a realizzare dei testi di storia a fumetti (su Topolino per un periodo erano stati pubblicati racconti che ricostruivano fatti storici, ricordate?). Allora per quel che possiamo organizziamoci da noi…
Quest’anno Gabriele farà la terza media, e il programma di geografia prevede gli Stati Extraeuropei. Ho recuperato questo piccolo video che fu capace di far memorizzare a Simone (cosa che ha del miracoloso) tutti e 50 gli Stati Uniti d’America, capitali comprese. Funzionerà per due volte consecutive? Chissà, tentar non nuoce.

Ma ditemi: studiare così non sarebbe più divertente?

Baton Rouge, Lousiana, Indianapolis, Indiana, e Columbus capitale dell’Ohio; c’è Montgomery, Alabama, sud di Helena, Montana; poi c’è Denver, Colorado, sotto Boise, Idahoho.

Austin nel Texas, poi si va a nord, nel massachusetts,  e Boston, ad Albany, New York; Tallahassee, Florida, e Washington, D.C., Santa Fe nel Mexico, e Nashville, Tennessee.

Elvis da quelle parti ci capitava spesso!

Trenton nel New Jersey e al nord di Jefferson, Missouri, poi c’è Richmond, Virginia, e nel Sud Dakota Pierre; Harrisburg in Pennsylvenia ed Augusta su nel Maine, poi c’è Providence, Rhode Island, presso a Dover, Delaware.

Concord, New Hampshire, in gita si va, a Montpelier, lì nel Vermont; Hartford Connecticut, in autunno ha bei color, o nel Kansas c’è Topeka, e in Minnesota c’è St. Paul!

Juneau in Alaska poi c’è Lincoln nel Nebraska, e c’è Raleigh nella cara Carolina del Nord, Madison, Wisconsin, ed Olympia in Washington, Phoenix, Arizona, e Lansing, Michigan.

Ecco Honolulu, felici Hawaii, Jackson, Mississippi, e Springfield, Illinois; Sud Carolina con Columbia molto chic,  Annapolis nel Maryland sulla baia Chesapeak!

Ci fanno una meravigliosa zuppa di pesce!

Cheyenne è nel Wyoming e si vive molto bene, a Salt Lake City nello Utah, dove i bufali ci son; Atlanta nella Georgia, poi c’è Bismarck, nord Dakota, si sta bene a Francoforte nel Kentucky e giù di lì.

Salem in Oregon, da lì si va, Little Rock in Arkansas, Iowa ha Des Moines; Sacramento, California, e Oklahoma ha la sua city, Charleston, Virginia, e Nevada, Carson City!

Le capitali d’America!

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Pubblicità “regresso”

L’altro giorno, facendo un po’ di  Web-Zapping (esiste il termine?), sono fortunatamente capitata anche in un blog molto interessante  Un altro genere di comunicazione  dove  ho letto questo post. Devo dire che ne sono rimasta piuttosto scioccata, come donna ma soprattutto come madre. Io ho due maschi, quindi problemi e preoccupazioni diverse, ma una cosa in comune ce l’hanno tutti: l’adolescenza precoce.  Negli ultimi trenta anni l’età dello sviluppo si è abbassata drasticamente, diciamo che è anticipata di circa due.
Ricordo ancora (e come dimenticare?) la mia adolescenza, io che mi sentivo ancora bambina ero imprigionata in un fisico troppo alto e massiccio, sia per la mia età che in  confronto alle mie coetanee. E “ai miei tempi” si portavano i calzettoni fino a quattordici anni. Per non parlare dei trucchi.  E il reggiseno (lo dice anche la parola)  serviva a reggere, se c’era qualcosa da reggere, e non a sedurre, o ad essere mostrato alle amiche.
Adesso ci ritroviamo bambine e bambini di 11-12 anni già alle prese con le prime pulsioni sessuali. L’ambiente che li circonda certo non favorisce, dalla televisione che già in orari di prima serata trasmette pubblicità con richiami sessuali o films con scene piuttosto esplicite. La curiosità, poi fa il resto. Se da un lato giocano con Lego e Barbie, dall’altro pubblicano foto equivoche sui loro profili Facebook.
Immagino come devono sentirsi confusi i ragazzini di oggi, ingenui e allo stesso tempo smaliziati, tempestati di marchi e proposte, di vestiti attillati, cinture firmate, gel per capelli, trucchi e smalti già in tenera età.  E se i marchi famosi tendono a far sembrare donne anche le bambine, non anticipano ancora di più la loro adolescenza? E il loro abbigliamento così curato, così sexy, non stimola anche eventuali pedofili? A noi adulti spetta il compito di difendere i nostri bambini dai pericoli. Allora perché ci sono mamme che acquistano per le figlie poco più che undicenni, reggiseni (imbottiti e non) perizomi, lucidalabbra, trucchi, smalti  ecc? Perché le fanno uscire di casa che sembrano vestite dalla buoncostume?
La potenza dell’apparire (visto com’è bella mia figlia?) fa venir meno anche il più recondito buon senso. Non si rendono conto che così facendo le rendono prede? Prede che oltretutto hanno anche un alto svantaggio, sono ancora più vulnerabili perché non credono di esserlo, perché anche se smaliziate di fondo sono ancora ingenue contro chi agisce subdolamente e con astuzia.
Quindi alle mamme e alle marche “trendy” di abbigliamento  mi sentirei di dire: restituiamo ai bambini i due anni di spensieratezza che hanno perso, riportiamoli indietro alla loro innocenza.

P.S. Per la cronaca, la ditta in questione ha risposto (più o meno) alle proteste, ha ritirato la pubblicità in questione e il sito è in manutenzione. Lo potete leggere qui: After Eden mantiene le promesse?. Firmate la raccolta firme.

Quattro chiacchiere · Schegge di vita

Quando il gioco si fa duro…

…vai su Opzioni e metti “facile”…

questo è quelo che ironicamente mi rispose mio figlio piccolo qualche tempo fa, anziché terminare la frase con il classico “i duri iniziano a giocare”.

Ma il pensiero mi rifrulla in testa da allora, perché anche se detta in modo ironico, questa frase rispecchia il modo di essere delle nuove generazioni. Non voglio fare un discorso troppo generale, perché so benissimo che ci sono giovani che hanno ben chiaro quello che vogliono e che cercano in ogni modo di realizzarlo. Ma nella mia percezione, i ragazzi di oggi, o almeno una buona parte di essi (inclusi i miei figli) non riescono a tirare fuori la grinta, o forse non ce l’hanno.

 Quando da piccola mi chiedevano cosa volessi fare da grande io avevo ben chiaro in mente il mio sogno, che in realtà erano due: il poliziotto cinofilo, e l’addestratrice dei cani per ciechi (diciamo pure non vedenti, và, così accontentiamo tutti). E anche i miei compagni e compagne di classe avevano il loro bel sogno, chi voleva fare l’astronauta, chi la ballerina, chi voleva partecipare alle olimpiadi e pure vincerle. Pochissimi, per non dire nessuno, volevano fare l’impiegato o il fornaio, per esempio. Tutti sognavamo in grande, sennò che sogni sarebbero? Ma comunque,  tutti avevamo ben chiaro in mente quello che, almeno in quel momento, sarebbe stato il nostro futuro.
Ho provato e riprovato durante tutti gli anni passati a chiedere ai miei figli cosa avrebbero voluto (badate bene, voluto, non creduto) fare da grandi, e la risposta sapete qual’è stata?  “Boh!!!”
Praticamente, non solo non sapevano cosa probabilmente avrebbero fatto da lì a qualche anno, ma neanche cosa avrebbero voluto fare! Alla faccia dell’ambizione…
Altri loro compagni volevano, udite udite, il posto fisso! Qualunque esso fosse, bastava si dovesse durare poca fatica, ed che ci fosse lo stipendio  assicurato(meglio se cospicuo). Queste sono le ambizioni dei nostri ragazzi al giorno d’oggi.
Va bene che siamo in periodo di crisi, ma ci stanno uccidendo i sogni…

Nel caso debbano lottare per ottenere qualcosa di materiale  lo sforzo è immane e la petulanza è all’ennesima potenza.  Lo stesso vale se devono stare ore e ore per finire un gioco al computer, si impegnano sensa sosta e con tutte le forze affinché il loro personaggio realizzi la missione. Diversamente, se si tratta di  ottenere con fatica un qualunque risultato, sia scolastico che  extrascolastico, o di realizzare materialmente un progetto, la cosa cambia. Alla prima difficoltà, si rinuncia e si passa ad altro. E non ditemi che dipende da come sono stati educati, perché sia io, sia il loro padre, siamo di carattere molto ostinato, e di fronte alle difficoltà abbiamo senpre stretto i denti, tirato la cinghia, e tirato fuori gli attributi a seconda delle necessità del momento.
E comunque non molliamo MAI una cosa a metà.

Allora forse dipenderà dal loro stesso carattere. Ma non credo che la maggior parte dei giovani abbiano tutti lo stesso carattere. Quello che credo invece è che noi genitori, e dico noi mettendomici in mezzo per prima, cerchiamo il più delle volte di spianare la strada ai nostri figli, ci dispiace se non hanno qualcosa a cui sembrano tenere più di ogni cosa al mondo (salvo poi metterla da parte non appena l’hanno ottenuta), ci dispiace vederli soffrire, cerchiamo insomma di risolvere i loro problemi al loro posto, di dar loro quello di cui sembrano avere bisogno, nei limiti delle possibilità. Ignorando spesso che anche i dolori e le privazioni fanno crescere, formano il carattere e motivano. Di questo purtroppo ce ne accorgiamo quando ormai sono cresciuti, e alla domanda “cosa vuoi fare da grande?” continuano a rispondere “Boh?”

 

Quattro chiacchiere

“Mostri di mammà”

Mentre aspettavo il mio turno dal medico, mi è capitata sotto mano una copia di Panorama, nella quale c’era un articolo molto interessante. Si parlava di violenza minorile, e di quali reazioni susciti in un genitore la scoperta di avere un figlio delinquente.
Sempre più spesso infatti episodi di violenza inaudita sono commessi  da ragazzi adolescenti, e sempre più spesso, purtroppo, a causa di futili motivi. Non è raro che si venga aggrediti per aver negato una sigaretta, o per diverbi riguardo la circolazione stradale. A volte hanno delle reazioni srpoporzionate all’eventuale offesa ricevuta. Frequentemente  la motivazione è “mi annoiavo” oppure ” sono stato trascinato dagli altri”.
L’articolo riportava vari casi di cronaca recente e quello che stupiva, e che stupisce anche me, è la reazione dei genitori dei ragazzi colpevoli di questi eventi. Mi sono chiesta che reazione avrei se capitasse a me… se capitasse a me, mi cadrebbe il mondo addosso, mi sentirei un fallimento di madre, mi farei un miliardo di domande: come ho fatto a non accorgermi che è cambiato? Che non è più il bravo ragazzo che conoscevo?  Che cosa abbiamo sbagliato nella sua educazione? In cosa abbiamo fallito, nel dialogo, nell’esempio, nell’imporgli regole o nel non averne imposte abbastanza? Nel non avergli insegnato ad incanalare  la rabbia nella giusta direzione, per  non sfogarla facendo del male agli altri? Insomma, prima di tutto riterrei la responsabilità di noi genitori . In seconda battuta la responsabilità ovviamente la darei anche a lui, per non aver saputo recepire gli insegnamenti del vivere civile che abbiamo cercato di trasmettergli. Per non aver imparato a ragionare con la sua testa e non farsi trascinare dagli altri o dallo svolgersi degli eventi. Per non aver imparato la differenza fra bene e male, per non aver imparato a fermarsi in tempo. Per non aver imparato il rispetto degli altri e di se stesso.
Ma gli unici che non hanno colpe sono le vittime. Anche se hanno provocato, anche se hanno iniziato. Bisogna essere capaci di non trascendere, di fermarsi prima del danno.
La maggior parte dei genitori dei colpevoli, invece, ha la strana tendenza a difendere i propri figli, dicendo che sono stati provocati, che sono stati trascinati dal gruppo, che ci si soo trovati in mezzo. I loro figli sono dei bravi ragazzi, aiutano nella ditta di famiglia, studiano, sono religiosi.  Non conoscono quel ragazzo che ha picchiato brutalmente due carabinieri, o quello che va ai rave party e dopo forza un posto di blocco, non è il loro figlio quello che massacra un suo coetaneo perché è gay, o perché ha guardato la sua ragazza, o perché ha fatto una battuta sgradita. Non sanno chi sia, no, quel ragazzo non può essere loro figlio, ma come, è così un bravo ragazzo…Danno la colpa alla società, alla situazione, alla scuola, alla strada, agli amici, insomma a chiunque, pur di scaricare la colpa su altri. Quasi che le vere vittime fossero i loro figli colpevoli. Quasi che sulla strada coperti da un lenzuolo ci fossero i loro amati pargoli.  Quando ragazzi, sopratutto minorenni, compiono di questi gesti sconsiderati, non uccidono o violentano solo la vittima, uccidono e violentano famiglie intere, rovinate per sempre da un lutto, o dal rimorso per averlo provocato.

Genitori, fatevi un esame di coscienza, e  non difendeteli. Perché ognuno deve saper dire : “Ora basta. Io non ci sto più. Me ne vado via.”