….se faccio uno starnuto è Natale tutto l’anno! 😉
Jingle bells, jingle bells…
….se faccio uno starnuto è Natale tutto l’anno! 😉
Jingle bells, jingle bells…
(Immagine: http://www.ristrutturazioniediliaroma.com)
La panchina è in stallo, per il momento siamo stati sopraffatti dalla manutenzione della casa. Tutto è iniziato quando prima delle ferie mi è venuta voglia di rimbiancare (anzi di FAR rimbiancare a Maurizio). L’idea iniziale era di partire col salotto, ma piano piano siamo saliti su per le scale, poi è stata la volta del pianerottolo, poi la nostra camera (che vuoi, con l’umidità dell’inverno scorso c’era muffa sulle pareti)…ma guarda qua che finestra, sarebbe tutta da scartare e da riverniciare…e già che ci siamo rifacciamo anche il tinello che fa schifo, e magari io rifaccio anche le fodere delle panche e delle sedie, che l’ho viste in montagna ed erano così cariiiineee….). Insomma, siamo stati travolti dagli eventi e siamo ancora in ballo. E poi dalla settimana prossima Maurizio ricomincia ad aprire il pomeriggio e bisogna approfittare che ora ha più tempo libero. Quindi il progetto della panchina rimasto a metà della sverniciatura e lo riprenderò una volta usciti da queste sabbie mobili. Intanto “Il Santo” mi subisce e mi asseconda, tanto sa già che fra pochi giorni…bomba libero tutti!!!
L’altro giorno, uscendo di casa, in fondo alle scale ho trovato lui
era evidente che era caduto dal nido, probabilmente cercando di volare, era completamente piumato, molto vispo, sano, si è fatto prendere senza neanche cercare di svolazzare. Stava volentieri in mano e nel contenitore cercava l’angolo per sentirsi più protetto. Inizialmente l’ho appoggiato su una colonna alta, di fronte ai nidi di rondine (anzi poi ho scoperto che si tratta di un balestruccio) da dove era probabile che provenisse. Speravo che sua madre se lo sarebbe venuto a riprendere girandogli intorno per mostrargli come si vola finché lui non si facesse coraggio, come avevo visto fare una volta da alcuni passerotti. Niente, nessun movimento per mezz’ora. Allora ho chiamato il numero di un centro recupero della Lipu al quale avevo precedentemente già portato alcuni esemplari di volatili trovati in difficoltà. Il centro era chiuso per mancanza di fondi, e davano il numero dell’ufficio della Polizia Provinciale. Chiamo e mi dicono di portarlo lì. Appena arrivata mi si è gelato il sangue, nell’ingresso de pareti attrezzate a vetrine piene di uccelli impagliati di tutti i tipi….sarà mica questa la fine che ti faranno fare, vero Mimì?!??! Ma un funzionario molto gentile della Polizia Provinciale ha riempito la scheda del ritrovamento, e mi ha rassicurato sul suo futuro (ho saputo che hanno un accordo con un veterinario che accoglie e cura gli animali finché esisteranno le Provincie….già, e poi?!?!?). Lasciato Mimì, torno a casa e riprendo le mie attività.
Nel pomeriggio il suono del campanello…era una mia vicina di casa, nel suo piazzale c’era lui
il fratello gemello di Mimì, identico, stesse piumette spaurite sulla testolina. Altro contenitore, riparto e consegno appena in tempo prima che partisse la consegna al veterinario.
La sera racconto a Simone la scena, visto che lui non c’era e gli faccio vedere le foto.
– “Però, che mamma di merda!”
-“Oh, ma come ti permetti?!??! Ma se li ho portati tutti e due in salvo, mi sono sciroppata 60 chilometri per due uccellini….”
-“Ma che hai capito? Mamma di merda la loro, se li perde tutti!!!”
Siparietto a parte mi sono chiesta se, e quando, è bene intromettersi negli affari di Madre Natura. Spesso ci facciamo coinvolgere dal sentimento e rischiamo di far peggio. Mi sono trovata a scuotere chiavi, urlare e fischiare per dividere due germani dalla lotta per una femmina perché il più forte stava letteralmente massacrando il più debole e non ce la facevo a guardare….
Negli anni ho scoperto che non si deve toccare un piccolo di capriolo, anche se il piccolo Bambi ci ispira tenerezza, perché la mamma sentirà il nostro odore e non lo vorrà più. Ho scoperto che se un uccello ha problemi alle zampe con molta probabilità potrebbe essere una carenza di vitamine, che ad un piccolo di gufo dobbiamo offrire solo cibo con ossa (topolini o simili) altrimenti potrebbe morire e che un piccolo di falco è talmente delicato che il solo fatto di prenderlo in mano potrebbe causargli un attacco di cuore…
a volte Madre Natura ai nostri occhi è una madre un po’ troppo severa, ma per non fare danni peggiori interveniamo solo se sappiamo cosa fare, altrimenti chiamiamo chi di dovere.
Saluti da Mimì e Cocò! 🙂
(immagine da Wikipedia “muro con pezzi di corpo”)
Premessa:
Se una donna va dal medico:
– Sintomo: mio marito la sera è sempre stanco
– Diagnosi: sarà per il troppo lavoro
– Sintomo: mio marito la sera è sempre stanco e ha un calo del desiderio
– Diagnosi: il troppo lavoro provoca stress che inibisce anche il desiderio
– Sintomo: mio marito la sera è sempre stanco, ha un calo del desiderio poi riceve una telefonata si lava si profuma e esce
-Diagnosi: Suo marito ha l’amante
Questa premessa per introdurre un argomento che mi sta molto a cuore.
La sera, a volte mi capita di guardare su Real Time un programma intitolato Mistery Diagnosis. Questo programma mi ha fatto riflettere molto sul perché sempre più spesso alcune malattie non vengono diagnosticate nei giusti tempi o modi.
Secondo me molto dipende dal fatto che un tempo il medico di base era un vero riferimento per le famiglie, ne conosceva tutti i componenti e sapeva a menadito la storia clinica di ognuno di essi. Non esistevano gli “specialisti” e il medico di base ti curava dal callo alla malattia più grave. Adesso appena si espone un minimo problema il medico ti prescrive una visita dallo “specialista” che, per amor del Cielo è un bene che ci sia, ma purtroppo per definizione non guarda al di là di ciò che gli compete.
Mi sono trovata in questa situazione con Gabriele, che fin da piccolo ha sempre sofferto di innumerevoli disturbi: dolori muscolari, alle articolazioni, mal di stomaco, mal di pancia, a volte mal di testa, a volte disturbi del sonno. Per un minimo urto piangeva e si lamentava come se gli avessero rotto un arto. Per il minimo sforzo fisico aveva dolori muscolari anche per giorni.
Tutti questi sintomi erano indipendenti, e spesso non contemporanei. Negli anni è stato rivoltato come un calzino: visite mediche dalla pediatra di base e da ortopedici, radiografie, ecografie all’addome, analisi del sangue e quant’altro. Alla lunga si è pensato di tutto, che fossero dolori di origine psicosomatica, che fosse una ricerca di affetto, che fosse un sistema per saltare la scuola. E le reazioni erano varie: si è cercato di assecondarlo, facendogliela saltare; di stimolarlo, facendolo andare per forza. Lo abbiamo coccolato, compatito, brontolato, a volte anche minacciato e punito, sempre alla ricerca della chiave giusta per risolvere il suo problema. La sua autostima ha subito un brutto colpo perché lui era convinto che nessuno gli credesse e che per gli altri lui fosse un bugiardo. Le frequenti assenze scolastiche hanno anche minato il suo rendimento. L’abbiamo portato perfino a fare il test per i DSA, pensando che fosse quantomeno dislessico. Nessun medico ha mai capito cosa avesse, tant’è che alla fine, avendo escluso con gli esami clinici che potesse essere un problema fisico, ci siamo convinti che fosse un problema psicologico.
Ma poi, due anni fa la svolta: guardando un giorno “Medicina 33” vedo un servizio sulla fibromialgia, una malattia spesso invalidante che racchiudeva tutti i sintomi presentati da Gabriele. Subito ne parlo alla dottoressa e mi faccio prescrivere una visita da un reumatologo, che facendo un test specifico a Gabriele ha confermato che soffre della “sindrome di amplificazione del dolore” ovvero una sorta di fibromialgia che colpisce gli adolescenti anziché gli adulti. Io, che non sono medico, avevo capito cosa avesse solo confrontando i sintomi. Mi sono sentita estremamente felice per averlo scoperto, e immensamente triste per averlo scoperto cos tardi. Ma cosa sarebbe accaduto se quel giorno non avessi visto quel programma? Di sicuro saremmo andati avanti così, senza una diagnosi. Ora lui è finalmente seguito per quello che ha, ma secondo voi è giusto che io abbia dovuto scoprirlo da sola?
Spero davvero che si diffonda sempre di più l’abitudine che vedo ultimamente nei medici (anche negli specialisti) di fare una scrupolosa anamnesi dei pazienti; molto della diagnosi e delle conseguenti tempestive cure risiede in quello che il paziente stesso dice. E la cosa fondamentale secondo me, a dispetto dei vari “specialisti in quadratini di noi” sta nel fatto che il corpo umano è uno ed è intero, e pertanto ogni sintomo non va valutato fine a sé stesso ma come facente parte di un quadro ampio e complesso. Meditate dottori, meditate.
Che periodo! La mia naturale lentezza è stata aggravata dalla Nonna Abelarda, che ha pensato bene di movimentare un po’ la situazione prima con una caduta (per fortuna senza conseguenze, già un miracolo vista la situazione delle sue ossa) e poi con una infezione alle vie respiratorie con relativi dieci giorni di ricovero. Per fortuna dopo i primi giorni di preoccupazione ha iniziato a migliorare, ma il lavoro che avevo iniziato ha subìto un pit-stop. Una volta rientrata alla base l’allegra vecchietta, sono riuscita a ripartire e a riprendere lì da dove lo avevo interrotto. Il post del prossimo step del fuoriporta shabby-chic è pronto già da qualche giorno. Ma come si suol dire, l’imprevisto è sempre in agguato e dall’oggi al domani il cavetto per scaricare le foto dal cellulare al pc ha deciso che non voleva più saperne di funzionare, quindi sono ferma finché non me ne procuro un altro (sperando che il problema non sia nell’attacco del telefono…devo fare un paio di prove con un altro cavetto).
A presto! (Spero 😉 )