Quattro chiacchiere · Schegge di vita · Senza categoria

L’ombra delle cinque

Chissà come mai quando sto a dieta mi torna sempre in mente un episodio successo diversi anni fa. Eravamo al mare, mia sorella Daniela, io, i nostri figli (Simone e Gabriele i miei, Gregorio e Ylenia i suoi). I mariti  si erano offerti volontari per rimanere a casa a lavorare (la vera vacanza l’hanno fatta loro in fondo, non credete?), anche perché per ognuno che spende ce ne vuole uno che guadagna 🙂

Erano circa le cinque del pomeriggio e tirava un po’ di venticello. Stavamo passeggiando in cerca dei soliti sassi da raccogliere sul bagnasciuga. Ad un tratto mi alzo e, girandomi per non farmi spettinare dal vento, mi trovai ad essere controsole.

“Certo che però la mia ombra delle cinque è proprio una strafiga !”  fu l’esclamazione che mi uscì più dal cuore che dalla bocca. Guardando quell’ombra, alta, slanciata, con le gambe  affusolate ed i fianchi sagomati ma ben proporzionati, sono stata invidiosa.
Ecco, vorrei essere fatta come la mia ombra delle cinque.
Sono pazza? Beh, però, se l’aveste vista….

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Teaser Tuesday #5

Per questo quinto appuntamento voglio stupirvi con una chicca; da brava toscana non potevo esimermi dal farvi leggere alcune perle da questo dizionario.

 ” – Obbè!:  Escl. Esprime meraviglia, stupore, sconcerto. “Obbè!? O che banda l’è codésta?”  Ma… cosa mi stai    raccontando?

L’è maiala!:  Espressione di uso quotidiano che definisce una situazione complessa e molto problematica, di difficile risoluzione. “E ora  hóme si fa? – Uhmm, l’è maiala”, E adesso come facciamo? – Non ne ho la minima idea.

O che c’ha’ sempre i’foho a i’ culo: Trad.  Sarà mai possibile che tu vada sempre di fretta; delle persone che sono sempre di corsa, che mostrano una grande impazienza per fare qualcosa o andare da qualche parte.

–  O pé’ via dicché: Trad. Per quale motivo, per quale ragione; pronunciato anche O pé’via dicchéne.

‘Un son miha di Fucecchio: ( sono mica…) Per quanto si intuisce dall’enunciato, sembrerebbe che gli abitanti di Fucecchio non siano esattamente quello a cui vorremmo  essere paragonati.

Va’ a pigliàttelo’n tasca! / culo!: (va a pigliarlo in…/nel.. ) Volg. Trad. Vaffanculo; la versione con ‘tasca’ risulta, ovviamente, molto meno volgare; mentre l’altra nella volgarità ci sprofonda dentro.

Stefano Rosi Galli – Vohabolario del Vernaholo Fiorentino e del Dialetto Toscano di ieri e di oggi – da varie pagg.”

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Regina della notte

L’altro giorno, mentre leggevo  questo post ho aperto un link ed ho ascoltato una bellissima aria di Mozart, la “Regina della notte”, dal Flauto magico. La trovo fantastica. Era tanto che non la sentivo, benché Mozart sia il compositore che preferisco in assoluto.  Mentre rientravo nella mia umile casetta (qui n.d.r. 🙂 ), pensando e ripensando mi è tornata in mente una versione remix che, quando avevo più o meno l’età dell’autrice di quel blog, faceva da sigla al programma “Proffimamente”.
Lo ricordate?  Peggio per voi, siete vecchi come me 😉

Insomma, per farla breve, questa versione era cantata da due ragazze norvegesi, dal nome Dollie De Luxe, ed era mixata con nientemeno che Satisfaction!
Io la adoro, spero che piaccia anche a voi.

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Teaser Tusday #4

Per questo quarto appuntamento , voglio proporvi un libro divertente, a tratti davvero esilarante, nel quale mi sono riconosciuta. O meglio, nel quale ho riconosciuto il nostro Charlie…

  “Per quanto patetico possa sembrare, marley era diventato la mia anima gemella, il mio quasi alter ego, il mio amico. Era l’indisciplinato, recalcitrante, anticonformista, politicamente scorretto spirito libero che avevo sempre desiderato essere, se fossi stato abbastanza coraggioso, e indirettamente traevo gioia dal suo sfrenato brio. Per quanto complicata fosse diventata la vita, mi ricordava le sue semplici gioie. e nonostante le numerose richieste che mi rivolgeva, non i permetteva di dimenticare che la disobbedienza intenzionale a volte vale il suo prezzo. In un mondo pieno di padroni, lui era padrone di se stesso.”

John Grogan – “Io e Marley” – pag. 161

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Il valore di un sorriso

Donare un sorriso rende felice il cuore.
Arricchisce chi lo riceve senza impoverire chi lo dona.
Non dura che un istante  ma il suo ricordo rimane a lungo.
Nessuno è così ricco da poterne fare a meno,
né così povero da non poterlo donare.
Il sorriso crea gioia in famiglia, dà sostegno nel lavoro
ed è segno tangibile di amicizia.
Un sorriso dona sollievo a chi è stanco
rinnova il coraggio nelle prove e nella tristezza è medicina.
E se poi incontri chi non te lo offre sii generoso e porgigli il tuo:
nessuno ha tanto bisogno di un sorriso come colui che non sà darlo.

                                                                                                P. Faber