Piccoli inconvenienti quotidiani · Schegge di vita · Senza categoria

L’utopia di una diagnosi

Muro_con_pezzi_di_corpo

(immagine da Wikipedia “muro con pezzi di corpo”)

 

Premessa:

Se una donna va dal medico:

– Sintomo: mio marito la sera è sempre stanco
– Diagnosi: sarà per il troppo lavoro

– Sintomo: mio marito la sera è sempre stanco e  ha un calo del desiderio
–  Diagnosi: il troppo lavoro provoca stress che inibisce anche il desiderio

– Sintomo: mio marito la sera è sempre stanco, ha un calo del desiderio poi riceve una telefonata si lava si profuma e esce
-Diagnosi: Suo marito ha l’amante

Questa premessa per introdurre un argomento che mi sta molto a cuore.
La sera, a volte  mi capita di guardare su Real Time un programma  intitolato  Mistery Diagnosis. Questo programma mi ha fatto riflettere molto  sul perché sempre più spesso alcune malattie non vengono diagnosticate nei giusti tempi o modi.
Secondo me molto dipende dal fatto che un tempo il medico di base era un vero riferimento per le famiglie,  ne conosceva tutti i componenti e sapeva a menadito la storia clinica di ognuno di essi. Non esistevano gli “specialisti” e il medico di base ti curava dal callo alla malattia più grave. Adesso appena si espone un minimo problema il medico ti prescrive una visita dallo “specialista” che, per amor del Cielo è un bene che ci sia, ma purtroppo per definizione non guarda al di là di ciò che gli compete.
Mi sono trovata in questa situazione con Gabriele, che fin da piccolo ha sempre sofferto di innumerevoli disturbi: dolori muscolari, alle articolazioni, mal di stomaco, mal di pancia, a volte mal di testa, a volte disturbi del sonno. Per un minimo urto piangeva e si lamentava come se gli avessero rotto un arto. Per il minimo sforzo fisico aveva dolori muscolari anche per giorni.
Tutti questi sintomi erano indipendenti, e spesso non contemporanei. Negli anni è stato rivoltato come un calzino: visite mediche dalla pediatra di base e da ortopedici, radiografie,  ecografie all’addome, analisi del sangue e quant’altro. Alla lunga si è pensato di tutto, che fossero dolori di origine psicosomatica, che fosse una ricerca di affetto, che fosse un sistema per saltare la scuola. E le reazioni erano varie: si è cercato di assecondarlo, facendogliela saltare; di stimolarlo, facendolo andare per forza. Lo abbiamo coccolato, compatito,  brontolato, a volte anche minacciato e punito, sempre alla ricerca della chiave giusta per risolvere il suo problema. La sua autostima ha subito un brutto colpo perché lui era convinto che nessuno gli credesse e che per gli altri lui fosse un bugiardo. Le frequenti assenze scolastiche hanno anche minato il suo rendimento. L’abbiamo portato perfino a fare il test per i DSA, pensando che fosse quantomeno dislessico. Nessun medico ha mai capito cosa avesse, tant’è che alla fine, avendo escluso con gli esami clinici che potesse essere un problema fisico, ci siamo convinti che fosse un problema psicologico.
Ma poi, due anni fa la svolta: guardando un giorno “Medicina 33” vedo un servizio sulla fibromialgia, una malattia spesso invalidante che racchiudeva tutti i sintomi presentati da Gabriele. Subito ne parlo alla dottoressa e mi faccio prescrivere una visita da un reumatologo, che facendo un test specifico a Gabriele ha confermato che soffre della “sindrome di amplificazione del dolore” ovvero una sorta di fibromialgia che colpisce gli adolescenti anziché gli adulti. Io, che non sono medico, avevo capito cosa avesse solo confrontando i sintomi. Mi sono sentita estremamente felice per averlo scoperto, e immensamente triste per averlo scoperto cos tardi.  Ma cosa sarebbe accaduto se quel giorno non avessi visto quel programma? Di sicuro saremmo andati avanti così, senza una diagnosi. Ora  lui è finalmente seguito per quello che ha, ma secondo voi è giusto che io abbia dovuto scoprirlo da sola?

Spero davvero che si diffonda sempre di più l’abitudine che vedo ultimamente nei medici (anche negli specialisti) di fare una scrupolosa anamnesi dei pazienti;  molto della diagnosi e delle conseguenti tempestive cure risiede in quello che il paziente stesso dice. E la cosa fondamentale secondo me, a dispetto dei vari “specialisti in quadratini di noi” sta nel fatto che il corpo umano è uno ed è intero, e pertanto ogni sintomo non va valutato fine a sé stesso ma come facente parte di un quadro ampio e complesso. Meditate dottori, meditate.