Quattro chiacchiere

Aggiornamenti, sicuri tormenti!

Ecco, è capitato di nuovo. Ieri sera. Panico.
“Nuovo aggiornamento Windows Live disponibile”. Ok, facciamolo, che bello, novità nella posta elettronica, in Windows Live Writer, Che bello! Che bello!
Proprio oggi che voglio scrivere un nuovo articolo del blog, càpita a fagiolo!
Già nell’installazione qualcosa che non va, troppo tempo, un avviso, ritento, ok funziona.
Tanto per cambiare le novità non mi piacciono, tutto più ingarbugliato, meno d’impatto.
Ma ormai è fatta, non si torna indietro.
E come immaginavo i problemi sono iniziati subito. Scrivo l’articolo con WLW e clicco “pubblica”. Credo che siano passati circa millecinquecento foglietti dal computer al quadernino sulla finestrella di attesa. Ad un certo punto l’avviso che è passato troppo tempo e non si può pubblicare. Faccio copia e poi incollo direttamente l’articolo su WP. Che genio!
Niente da fare. Non si entra nella sezione Articoli. Error 504 Ooops!
Provo e riprovo, alla fine decido di disinstallare l’aggiornamento. Riavvio, ritento, niente. Ok faccio un ripristino. Riavvio, ritento, niente. Ok, scelgo un punto di ripristino precedente. Riavvio, ritento, niente.
Ok. Basta. Vado a letto. Chissà, forse la notte porterà consiglio.

Ronf, ronf, ronf….

Stamani tutto sembra regolare. Bene!  La notte ha portato consiglio. Soprattutto a me, che ho deciso: quando qualcosa mi funziona bene, al diavolo gli aggiornamenti! A volte non fare niente è la cosa migliore da fare.
Perché si sa….chi lascia la strada vechia per la nuova…

Quattro chiacchiere

L’istinto

Per quale oscura ragione l’istinto ci spinge a volte ad azioni stravaganti?
A chi dobbiamo affidarci, all’istinto o alla ragione?

Chi non si è mai ritrovato a cercare di afferrare un oggetto che, trascinato in una invisibile spirale,  ruotando intorno al bordo del lavandino, sta per raggiungere inesorabilmente il fatidico buco ed esserne inghiottito per sempre?

La ragione, ed un’esperienza precedente,  mi hanno spinto a chiudere velocemente il tappo. Ma l’istinto, se l’avessi seguito, mi avrebbe spinto ad acchiapparlo e mi avrebbe di sicuro fatto perdere il mio piccolo sassolino di vetro, che comunque per fortuna non valeva niente.
Per cercare di capirne di più, ho cercato qualcosa a questo proposito ed ho trovato un articolo che spiega un studio fatto da due Dottoresse del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Londra.
I risultati di questo esperimento spiegano che “…Insomma, l’istinto, che nasce nelle aree del cervello più antiche, da un punto di vista evolutivo è in grado di elaborare più velocemente le immagini e le situazioni. Il cervello razionale, invece, prima di dare una risposta ha bisogno di pensare, di valutare i pro e i contro delle situazioni. E, in certi casi, questo può essere un difetto.
Ma come possiamo comportarci nella vita quotidiana per trarre il massimo beneficio da questa scoperta?
L’istinto funziona bene quando dobbiamo dare delle risposte immediate in situazioni di emergenza se invece esiste il tempo per pensare, è sempre meglio affidarsi al pensiero razionale, anche se alla fine non è raro scoprire che le diverse aree del cervello, pur differenti per funzioni e struttura, ci forniscono la stessa risposta. Insomma, nonostante si dica che gli esseri umani abbiano perso la capacità tipicamente animale di affidarsi all’istinto, in realtà essa è ancora presente dentro di noi. Basta solo metterla alla prova. E spesso darà risposte sorprendentemente accurate e in grado, addirittura, di salvarci la vita.”

Molto interessante, davvero. Io adoro l’istinto. Ma allora come mai quando scivoliamo con l’auto su un lastrone di ghiaccio l’istinto ci spingerebbe a frenare?

Fonte: http://www.leparoledellascienza.org/?p=69

Quattro chiacchiere · Schegge di vita

Alla (ri)scoperta delle origini (ovvero: Un eroe in famiglia… e non saperlo!)


Se avete in famiglia persone di una certa età, saprete di certo quanto amino parlare della loro infanzia. Raccontano le loro storie passate sempre nello stesso modo, come se anziché averle vissute, avessero imparato tutto a memoria; solo ogni tanto cambiano qualche vocabolo o arricchiscono con un particolare.
Nella mia famiglia il “ponte col passato” è mia mamma, classe 1931, fisico malandato ma mente lucidissima.  Il suo periodo storico preferito è ovviamente la guerra, che lei ha vissuto in prima persona. Quando eravamo piccole, io e mia sorella eravamo avide di quei racconti, stavamo lì ad ascoltare di quando bombardavano Firenze, i quando  lei che era al pozzo a prendere l’acqua, per poco non fu uccisa. O di quando si riparavano nelle Cave di Maiano, vicino a Fiesole, appunto per salvarsi dai bombardamenti; o delle percosse e delle “purghe” subìte da mio nonno, tipografo e partigiano, da parte dei fascisti. Piano piano però, con il passare degli anni, e il ripetersi dei racconti, abbiamo iniziato ad ascoltare sempre più distrattamente,  a volte anche anticipando il resto della storia (e, mi vergogno a dirlo con un’espressione molto eloquente come a dire: “lo sappiamo, ce lo hai già ripetuto un miliardo di volte”).
Anche se è istintivo non fatelo mai;  ricordare la loro infanzia per loro è vita, è mantenere lucida la mente, è mantenere intatta una parte della loro storia, ed è anche un modo per riportare in vita le persone che non ci sono più, anche solo per un breve momento.

Dopo questa premessa, veniamo ai fatti:
Spesso mia mamma ci racconta che la sua famiglia, i Baldesi, ha origini nobili. Nonostante ciò, hanno sempre tagliato la miseria col coltello. L’altro giorno quasi per caso, parlando del più e del meno, ci ha stupito con una storia che non avevamo mai, dico mai sentito prima. E cioè che Augusto Baldesi,  nonno di suo nonno, era nientemeno che un eroe per Firenze.
Era un vigile del fuoco e fu il primo che ebbe l’idea di aggiungere delle sostanze chimiche all’acqua usata per lo spegnimento degli incendi, per impedire la ripresa delle fiamme. Fu colui che evitò conseguenze tragiche  a seguito dello scoppio di una polveriera.  Tutti i dettagli di quell’evento sono quie qui
Insomma, finalmente dopo anni di ascolto mia mamma è riuscita, con un colpo a sorpresa, a farci ritornare le bambine curiose che eravamo, e a farci di nuovo “ascoltare” con gli occhi sgranati e la lingua i fuori.

p.s. Avviso a tutte le foodbloggers: Quando sperimentate qualche nuova ricetta, e vi va a fuoco la cucina, pensate con dolcezza al mio bis bis bis bis  eccetera  eccetera bis nonno che vi ha inventato l’estintore!

Notizie e politica · Quattro chiacchiere · Schegge di vita

L’insegnante ideale

Tema del giorno:
“Come dovrebbe essere il tuo insegnante ideale?”

Ieri mio figlio Gabriele doveva preparare un tema con questo titolo. Come al solito, dopo lunga e dolorosa malattia (la  mia compagna virtuale di sventura Sabby mi capirà) abbiamo buttato giù un po’ di idee, e alla fine, alle dieci e mezzo di sera, è stata partorita una meravigliosa faticosissima colonna.

In realtà, io le mie idee di come dovrebbe essere un insegnante ce le avevo già da tempo. Sempre più spesso gli  insegnanti  sono l’esatto contrario di ciò che si definisce “l’insegnante ideale” anche perché, loro malgrado,  sono demotivati e stanchi per l’andamento generale della scuola di questi ultimi anni, oppressa da tagli e controtagli che obbligano a soccombere anche il più appassionato professore.
Detto questo, io penso però che anche con i pochi mezzi a disposizione, c’è modo e modo per insegnare. Credo che proprio la passione per il proprio lavoro faccia la differenza.
Un insegnante dovrebbe, secondo me, riuscire a spiegare la propria materia in modo che i suoi  studenti riescano ad amarla, che ne siano curiosi. Dovrebbe cercare di suscitare il loro interesse, aggiungendo particolari che non si trovano nei libri  scolastici, rimandi ad altre situazioni conseguenti, intrecci di fatti e di luoghi che congiungano varie situazioni.
E il modo, il modo! Dovrebbero trasudare emozione quando spiegano, far sembrare che lo fanno perché amano farlo e non perché devono.
Chi ha visto Benigni a Sanremo? Ok, io l’ho visto. Ho scoperto cose che mai mi sarei sognata, ad esempio che i colori della nostra Bandiera sono ispirati dai colori del vestito di Beatrice. O che Mameli fosse così giovane quando è morto, o che il testo dell’ Inno avesse tutti quei richiami geografici e storici. Io che (come molti altri presumo) l’ho sempre cantato a memoria, ma senza capirne effettivamente il testo, finalmente ora so.
E in quell’ora di Spetttacolo (uso di proposito la S maiuscola) ho imparato più che dai libri di storia. Avete notato con che fervore, con che passione, raccontava la storia dei Mille? Ecco, io vorrei questo da un insegnante di ogni ordine e grado, la PASSIONE.

Quattro chiacchiere

Come riempire di vuoto il nulla

 

Càpita a volte alle persone di cultura media,  come me,  di sentirsi a disagio quando,  di fronte al primario o professore che  spiega una patologia,  si ritrovano  ad implorare una traduzione che il magnanimo professore megagalattico di turno si degnerà poi di elargirci come fosse la manna caduta dal cielo. Ebbene, non so gli altri, ma quando mi capita, io mi sento una mezza deficiente ignorante. Solo per un istante, però.
Infatti, dopo il primo momento di sconforto, il brivido della ribellione mi scorre lungo la schiena e mi impongo dicendo: “scusi, può chiarire meglio?”.  Che tradotto significa: “Guarda che non sono io che non ho capito, sei TU che non ti sai spiegare…”
Per tirare su il morale a quelli che si sentono come me, ho ritrovato questo divertentissimo documento, che dimostra quanto possano essere vuote e prive di significato alcune forbite elucubrazioni dei nostri megadirettori galattici….

Come riempire di vuoto il nulla