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Traduzioni…zoppicanti

Quando noi genitori cerchiamo di far capire ai nostri figli che quello che studiano a scuola è fondamentale per la loro vita, loro difficilmente ci credono. Non capiscono a che cosa possa servire loro sapere che Maria ha dato 10 caramelle a Giulia e gliene sono rimaste solo due (tuttalpiù le danno della stupida per aver dato via la maggior parte delle sue caramelle 😉 ) o quanta recinzione servirà per circondare una vasca per i pesci di diametro 5 metri (chissenefrega, io abito in condominio!). Ma in realtà, anche se loro adesso non lo capiscono, ogni cosa che imparano a scuola potrebbe, e potrà, servire alla loro vita futura. E ne ha avuto riprova mio nipote, quando un paio di anni fa, di ritorno da una gita in Inghilterra, scoprì di aver acquistato una maglietta con una scritta piuttosto…equivoca!!!
Sul momento abbiamo pensato che fosse una maglietta stile vu’ cumprà, dove i nomi dei marchi cambiano di poco per somigliare agli originali (ad es. Abibas, Bike ecc.) ma ad un controllo su Internet abbiamo capito che è una maglietta ironica per prendere in giro il noto marchio (come anche dimostra la scritta sotto il logo). Ma il nocciolo della questione è che quando lui l’ha comprata, nonostante avesse studiato inglese sia alle elementari che alle medie, non aveva la più pallida idea di cosa ci fosse scritto…

p.s. Non sto qui a precisare che nonostante l’ironia, nessuno  ha avuto coraggio di indossarla… 😉

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Bastardi dentro #2

Gabriele aveva visto una lattina ad un suo amico, e stasera, essendo con me a fare la spesa, voleva acquistarla anche lui, per la curiosità del gusto della bibita ma soprattutto per la lattina che è molto carina.

Gabriele: “Mamma!  Guarda, ce l’hanno! La compriamo?”

Io: “Veramente io l’avevo già vista, ma non la prendiamo, c’è una sostanza che non va bene per i bambini, c’è scritto non adatta a bambini, donne incinte e in allattamento

Gabriele: “Ah, già, neanche tu la puoi bere allora”

Io: “E perché?”

Gabriele: “Perché sei incinta DA TRE ANNI!”

Morale: Ma tu guarda per un filino di pancia cosa mi tocca sentire 😉

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Auguri… e riflessioni

-4 al giro di boa. Eh, si. Oggi questa ragazzina qui (si fa per dire…) compie 46 anni.

Dando per scontato che il giro di boa sia a metà del percorso,  presumo (o spero) che camperò  fino a cent’anni. Ma se i cinquanta che  mancano non saranno come me li aspetto? Se non avrò più la salute, la pazienza, la voglia o le forze per fare tutto quello che ancora vorrei?
Per esempio,  ho sempre amato viaggiare. Non nel lusso, anzi quello mi imbarazza (io che viaggio in jeans e scarpe da ginnastica ormai da 46 anni, non saprei neanche come vestirmi o come comportari in un ambiente che fosse troppo elegante, mi sentirei fuori posto), ma proprio per la voglia di vedere posti nuovi. Probabilmente è un’eredità genetica che mi ha trasmesso il babbo, che col camper (costruito da lui stesso, arredando un vecchio furgone) ci ha portato in giro per l’Italia e un po’ d’Europa fin da quando ero bambina. Purtroppo lui è morto molto giovane, aveva appena 57 anni, e la sua terza età, l’età d’argento, non ha potuto godersela. Proprio sul più bello, quando mia sorella ed io oramai eravamo grandi e sistemate, quando avrebbe potuto prendere mia mamma e “vivere” con lei una seconda vita, non ha potuto.

Siamo molto simili Maurizio ed io, ci troviamo d’accordo su ogni aspetto della vita, abbiamo gli stessi valori, gli stessi ritmi. Siamo insomma le due metà della mela (a pensarci bene io sembro più…i 3/4 😉 ). Ma su questo argomento proprio non riusciamo e trovare un punto di contatto.
Questa è forse l’unica cosa per la quale ogni tanto io e lui discutiamo, poi ognuno riprende le proprie idee e le rimette a posto,tanto non se ne viene a capo…

Lui è molto “formichina”, nel senso che ha bisogno di una sicurezza oggi, per poter pianificare il domani. Ci siamo sempre fatti il mazzo, fin da giovani, cercando di mettere da parte quello che potevamo, per avere delle buone basi per il futuro. E i fatti stanno dando ragione a lui, visto anche il momento di crisi che tutti stiamo vivendo in questo periodo. I nostri sforzi, le nostre rinunce e fatiche, sono serviti per darci una certa tranquillità, e pur non avendo da scialare, non ci manca niente del necessario. Ma se adesso che i ragazzi sono abbastanza grandi e che potremmo cominciare ad allentare la pressione qualcosa andasse storto? A che sarebbe servito?
Anche mio padre era un gran lavoratore, faceva il metalmeccanico e stava in piedi alla fresa anche 10-11 ore al giorno. Tutto quello che gli premeva era la famiglia. A 57 anni, un tumore se lo è portato via in sei mesi.
E qui io mi dico, più in generale: a che cosa serve darsi tanto da fare per programmare una vecchiaia serena, se non si sa cosa ci riserva il futuro? Lavorare come muli per una vita, e non arrivare al momento di riscuotere il frutto di tanto sacrificio? E’ un po’ come masticare e non inghiottire, no?!?!?

Io penso: al momento in cui finalmente potremo goderci il frutto dei nostri sacrifici, avremo la forza e la salute per farlo?
Maurizio pensa: al momento in cui avremo la forza e la salute per goderci la vita, avremo i soldi per farlo, se non abbiamo fatto prima dei sacrifici?

Beh, dopo questo allegrissimo post di compleanno, vi lascio con questo dubbio amletico: meglio un uovo oggi o una gallina domani?
Io intanto vado a “festeggiare” (al colloquio con la prof. di francese di Gabry…)

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Il maiale e il contadino – ovvero – si impara con l’esempio?

“Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio imparo.” (Confucio)

Mentre passavo dalla solita strada per andare a comprare il pane, ho notato che vicino a dei cassonetti c’erano ancora  alcuni oggetti ingombranti (un divano, un televisore e dei mobiletti da cucina) che stazionano lì già da alcuni giorni. Visto che esiste un servizio gratuito per il ritiro ingombranti, mi sono chiesta perché la gente non ne fa uso. . Il ritiro nella mia zona viene fatto sempre di venerdì. Ora, se proprio devi cambiare il divano, o buttare il televisore, non puoi chiamare e organizzarti per farti portare quello nuovo quando hanno già ritirato il vecchio? Hai paura di doverti sedere per terra? O di perderti un film alla tv? Conclusione: la gente è menefreghista. Chi se ne frega se il divano resta per strada una settimana? Meglio lì che a casa, no?
Lo so, ho scoperto l’acqua calda, ma certe cose non mi vanno proprio giù.
E mi viene da chiedermi: queste persone, che tipo di educazione hanno ricevuto? E’ proprio vero che i bambini sono lo specchio dell’ambiente che li circonda? Che si impara con l’esempio? Io dico che l’esempio è fondamentale, ma da solo non basta. Bisogna parlare, parlare, parlare. E spiegare loro le cose fino allo sfinimento. E soprattutto, fare in modo che lo facciano, una, due, tre volte, finchè non diventa automatico.
I miei figli  non hanno mai gettato una cartaccia per strada, Simone addirittura  nella compagnia di amici spesso rimbrottava alcuni che lo facevano. Ma questo, sono sicura, non è solo frutto dell’esempio. E’ soprattutto perché fin da quando erano piccoli mi sono giocata tutta l’aria che avevo nei polmoni a forza di ripetere che “le cartacce le buttiamo nel cestino, e se non c’è il cestino ce le mettiamo in tasca e le buttiamo appena ne troviamo uno” ecc. ecc.

A questo proposito mi torna alla memoria un aneddoto che mia mamma raccontava spesso, il fatto risale a quando mia sorella aveva circa sette-otto anni e frequentava le elementari.
Un giorno, dopo aver finito di fare i compiti, mentre raccontava alla mamma quello che avevano fatto a scuola, un po’ soprappensiero prese un paio di forbici e cominciò a tagliuzzare un foglio di carta in tanti pezzettini minuscoli.
E mentre tagliuzzava, raccontava :

Daniela – ” Sai mamma, oggi il maestro ci spiegava che è le cose si imparano con l’esempio.  Mettiamo il caso del maiale: il maiale si rotola nel fango perché il contadino non lo lava…”

La mamma prese la scopa e cominciando a pulire:
Mamma  – “Davvero?”
Daniela (continuando a tagliuzzare) – “Davvero. Se il contadino lo tenesse pulito, il maiale imparerebbe e resterebbe pulito”
Mamma (continuando a spazzare) – “Quindi è per quello che dici che si impara con l’esempio…”

Daniela (sempre tagliuzzando) – “Si!”

Mamma – “Allora facciamo un altro esempio, tu sei il maiale e io sono il contadino. Tu stai tagliuzzando fogliolini mentre io li sto raccogliendo… Dimmi un po’: chi è il maiale, il contadino o  IL MAIALE??!?!”

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Bastardi dentro #1

Inauguriamo questa nuova serie con l’ultima chicca di Simone:

Io (cercando di mettere in carica la cuffia della tv) – Mannaggia ma com’è che queste dannate cuffie non entrano mai nel richiamo?

Simone – Si però fai una cosina veloce…

Io (non capendo l’allusione) – Perché?

Simone – Perché la tv è a 36 pollici, ma il tuo didietro è a 42!!