Saluti e auguri · Schegge di vita · Senza categoria

Se…

  • Se quando siete sedute sul divano sembrate una balena spiaggiata e per rialzarvi serve un paranco…
  • Se siete rimaste bloccate fra le porte della banca e vi accorgete del cartello “entrare uno per volta”…
  • Se dite a vostro figlio: “Camminiamo in fila indiana” e lui vi risponde: “Ma come facciamo? Tu da sola sei già in fila per due!”…
  • Se le cinture di sicurezza dell’aereo hanno un effetto “laccio emostatico”…
  • Se non potete salire sulle attrazioni del Luna Park perché non si chiudono le maniglie di sicurezza…
  • Se le maglie non sono mai abbastanza lunghe ed i pantaloni abbastanza larghi…
  • Se i vostri figli hanno scritto sul frigo “Sei a dieta avvoltoio!” con le letterine magnetiche del Danone…
  • Se la prima rampa di scale vi stanca e la seconda vi uccide…
  • Se al supermercato i bambini vi guardano e tirano la mano della mamma, e quella dà loro un’occhiataccia…
  • Se il detto “Grasso è bello” inizia a starvi stretto (pure quello)…
  • Se in giro vedete sempre meno persone più grasse di voi…
  • Se guardandovi nelle vetrine vedete riflessa un’immagine che non vi piace neanche un po’…

Se recentemente  vi è capitata una o più di queste situazioni, ebbene è arrivato il momento tanto temuto. E’ davvero ora di correre ai ripari. E visto che queste situazioni a me sono capitate TUTTE,  direi che il mio momento è giunto già da un po’. Manca solo che la bilancia arrivi al punto massimo raggiungibile e poi la disfatta è totale. Quindi, prima di questa ulteriore umiliazione, ho deciso di  rimettermi a dieta. Che stavolta spero di portare a termine, riuscendo a mantenere poi il peso raggiunto. Ho rimandato questa decisione fino all’inverosimile, e prima che si arrivi al punto di non ritorno, e visto che ci si avvicina pure alla famigerata menopausa (che di certo non aiuta a dimagrire), è ora di prendere il toro per le corna. Quindi farò bagordi aspetterò ormai fino a fine agosto e poi, mese nuovo vita nuova, giù di dieta e di palestra. Sostegno morale richiesto.

p.s. Chi volesse inviare panini sottobanco mi può contattare via mail per l’indirizzo Occhiolino

Quattro chiacchiere · Schegge di vita · Senza categoria

Sogno di una notte di mezza estate…

La prima cosa che vidi appena riaprii gli occhi fu la donna che era lì vicino a me. Era vestita di bianco ed aveva i capelli raccolti in uno chignon. Un dolore lancinante al polso sinistro mi riportò alla realtà. Si, ero sicuramente in un letto d’ospedale, e la donna mi stava ricucendo una ferita, dalla quale si potevano intravedere i tendini.
– Che cosa è successo?  – Mi chiese.
Feci uno sforzo per riuscire a ricordare i particolari, dapprima era tutto confuso, ma piano piano i dettagli cominciarono a riaffiorare. Si, adesso ricordavo. Era successo tutto all’improvviso. Eravamo lì per proteggere una famiglia…
Avevamo adibito a “base” una stanza nel seminterrato della casa. Dopo cena ero scesa giù per il rapporto ed avevo visto il nostro comandante che guardava alcune medaglie. Le lacrime mi erano salite agli occhi.
-Qual’è quella di mio padre? –avevo chiesto- E’ una medaglia di seconda classe, alla memoria. Come se l’è guadagnata?
Lui aveva abbassato lo sguardo  serrando i denti,  ed io capii che non avrei ricevuto risposta. Con un nodo alla gola ero risalita su per le scale. A metà del pianerottolo una cesta in vimini accoglieva la cagna di proprietà della famiglia. Era una bella femmina marrone, grande e docile. Stava per partorire. Mi fermai ad accarezzarla mentre a stento cercavo di soffocare i singhiozzi. Lei mi guardò con una tenerezza ed una gratitudine infinite, con quello sguardo amorevole che solo i cani sanno fare. In quello stesso momento un rumore al piano di sopra mi fece trasalire. Mi asciugai in fretta le lacrime col polsino della manica,  impugnai la pistola e salii guardinga le scale. La porta finestra era aperta,  la casa tutta buia e silenziosa, adesso. Ispezionai il pianterreno e mentre stavo per salire a controllare la famiglia, dalla finestra scorsi  una figura vestita di nero che si stava dirigendo di corsa verso un suv bianco parcheggiato lì vicino. Dalla macchina dei colpi di pistola partirono verso di me. Risposi al fuoco. Il mio collega accorse in mio aiuto ed entrambi ci mettemmo a correre. Scaricammo le pistole contro l’auto, ma evidentemente i colpi non andarono a segno, dal momento che l’auto cominciò ad inseguirci. Il nostro mezzo era dal lato opposto della casa, non saremmo riusciti ad arrivarci. Ci guardammo ed iniziammo a correre verso una casa vicina, salimmo di corsa tutte le scale, ma i tipi là non si davano per vinti. Ci seguirono sempre sparandoci contro, per fortuna anche la loro mira lasciava un po’ a desiderare. Riuscimmo ad arrivare quasi ai tetti. Scavalcammo una finestra e ci attaccammo penzoloni ad una scala orizzontale, che ci avrebbe permesso di arrivare alla casa opposta. Era la nostra salvezza. Tutte quelle ore di addestramento stavano dando i loro frutti…AH! Che cos’era? Malediz…! Un ferro sporgente mi aveva ferito  al polso sinistro, una ferita profonda, il sangue scorreva veloce lungo il braccio, e, gocciolando  dal gomito, cadeva su un tettino di lamiera alcuni metri più in basso. Con quella ferita non ce la facevo ad andare avanti aggrappata con una sola mano….Guardai il mio collega, saltare giù sarebbe stata l’unica soluzione…forse il fragore della nostra caduta sul tetto avrebbe richiamato l’attenzione dei vicini, ed i nostri inseguitori avrebbero desistito dal cercare di raggiungerci.
Così facemmo…e poi, il buio…
Ah! Maledettta infermiera, ma almeno potrebbe usare un po’ di anestetico?!
– Ecco fatto – disse, e si allontanò.
Solo allora notai il mio collega, seduto su una sedia ai piedi del mio letto.
– Ora che si fa? – Gli chiesi.
-Si torna a casa.

Senza categoria · W.I.P.

Come “salvare” il portafoglio…

Più che un w.i.p (work in progress) si tratta di un w.a.f (work already finished :-)), infatti l’ho finito giusto poco prima di partire per le ferie, e finalmente sono riuscita a montare le foto. Avevo da tanto tempo un portafoglio inutilizzato, di quelli da poco prezzo che si comprano nei mercati, molto comodi perché grandi e con tante tasche, ma terribilmente anonimi. Mi faceva tristezza vederlo lì abbandonato in un cassetto, e allora mi sono decisa a “trasformarlo”. Ho acquistato i colori per stoffa (era da tanto che ne avevo voglia) ed ho tentato un restyling in decorative painting.
Ho disegnato un tralcio di fiori che attraversasse entrambe le facce del portafoglio, in modo che fossero unite, e poi via coi pennelli!

Ecco le varie fasi del lavoro:

Ed ecco il lavoro finito:

Ora l’unico problema è che…è vuoto!!!

Quattro chiacchiere · Senza categoria

Rispetto e pazienza.

La pazienza può far germogliare delle pietre.
La condizione è saper aspettare.
(Driss Chraibi)

Già da quando abbandoniamo il pannolino, e facciamo il nostro ingresso in società, ci viene insegnato il primo fondamento del vivere civile e della convivenza: il rispetto, nelle sue molteplici forme.
Una delle prime cose che ci viene insegnata fin dall’asilo è il rispetto per  gli altri, essere educati con loro, non prevaricare. E poi anche aspettare che qualcuno abbia finito di parlare prima di intervenire, non offendere, aspettare il proprio turno per fare qualcosa, a lasciare agli altri il proprio spazio vitale.
Appena rincorriamo la prima lucertola ci viene subito insegnato (e per fortuna!) anche il rispetto per gli animali, che torturare piccole bestioline non è permesso, e che anche loro sono creature viventi e in quanto tali vanno rispettate. Lo stesso accade se gettiamo una cartaccia per terra, comincia da lì l’insegnamento del rispetto per l’ambiente in cui viviamo.

Ma più cresciamo e più la cosa si fa difficile, adesso è il momento di imparare il rispetto per noi stessi.  E quindi stimarci per quello che sappiamo fare, non venire meno ai nostri princìpi ed ai nostri ideali, non sentirsi un gradino al di sotto degli altri e se capita cercare di risalire quel gradino. Pretendere dagli altri lo stesso rispetto che noi portiamo loro.

Ma quello che proprio non riusciamo ad imparare è il rispetto dei tempi,  dei limiti  e delle fragilità altrui. Avanti, tanto ci siamo cascati tutti, è più forte di noi.
Quante mamme vediamo strattonare i figli, troppo lenti o troppo stanchi per camminare? E quante volte abbiamo stronfiato (n.d.r.: sbuffato) se la vecchietta sulle strisce ci mette troppo tempo per attraversare? E perché non riusciamo ad accettare che non tutti possano fare le stesse cose che facciamo noi, e pure nello stesso tempo? Saranno i ritmi troppo serrati del momento che viviamo, sarà una questione di abitudine, ma magari dovremmo sofffermarci a pensare che un bambino impara anche facendo,  e mettergli fretta nel fare una cosa non è producente. Forse è per questo che molti adulti non tàppano il tubetto del dentifricio, magari la mamma gli intimava di far presto e non hanno assorbito quel passaggio ;-)Pensiamo anche che un anziano, vuoi per malattie o per rallentamento dei riflessi, non riuscirà mai a fare i 100 mt piani, e magari neanche a ricordare cosa deve acquistare senza una dettagliata lista della spesa.
Oltre ai limiti di velocità, impariamo a rispettare i “limiti di lentezza”

Senza categoria

OggiAmo

(Immagine dal Web)

Ho scoperto attraverso l’ultimo post di  Mrs.Owens  un gioco molto carino di Nina, e ho deciso che partecipo anch’io. Il gioco si chiama “OggiAMO”.

-Amo gli scoiattoli, mi danno allegria con qui loro musetti curiosi e il loro serpeggiare    intorno ai tronchi degli alberi.
– Amo il rumore dell’acqua, sia  lo scrosciare della pioggia che  il canto cristallino dei ruscelli.  Amo il rumore della risacca del mare.
– Amo guardare le stelle la sera distesa sulla sdraio.
– Amo leggere all’aria aperta.
– Amo camminare in mezzo al verde.
– Amo la siesta pomeridiana.
– Amo la vita. Anche quando è dura, triste o avvilente.
– Amo i colori. E amo dipingere la natura.
– Amo ascoltare mio figlio mentre suona  il pianoforte.
– Amo andare in auto per le strade di campagna, godendo il panorama mentre un altro guida.
– Amo il frinire delle cicale e dei grilli in estate.  Amo il canto degli uccellini.
– Amo la mia famiglia.
– Amo i fuochi d’artificio, anche se il cane ha paura…
– Amo guardare le nuvole, bianche e soffici, ma anche quando sono grigie e cariche di pioggia. Amo scoprire nelle nuvole forme di oggetti o di animali.
– Amo l’odore di terra bagnata, e dell’erba tagliata da poco.
– Amo il profumo delle erbe aromatiche, soprattutto la nipitella, che  mi piace anche come sapore nei funghi o nelle zucchine.
– Amo mangiare (ahimé).
– Amo il profumo del mio gelsomino.
– Amo la frutta fresca.
– Amo l’odore del balsamo al cocco.
– Amo la primavera, la mia stagione preferita.
– Amo quando le piante che credevo morte, mi premiano con nuovi germogli.
– Amo amare tutte queste cose, e tutte le altre che mi verranno in mente.

p.s. Se c’è qualcuna che ha scritto che ama stirare, potete mandarla a casa mia? 😉

p.p.s. Chi si vuole aggregare in questo gioco, può lasciare un link nel blog di Nina? Così sarà più facile per lei non perdere le tracce.