Ecco un piccolo aggiornamento sul quadro che sto realizzando. La parte posteriore delle canne è quasi a posto, mancano ancora un paio di canne sulla destra e poi ci siamo.
Appena fatto queste, non so come andrò avanti, se continuare la parte sotto del riflesso nell’acqua, o se passare prima all’anatra. Vedrò come mi prende l’ispirazione. Intanto il corso di pittura è finito e fino al 6 Aprile devo cavarmela proprio da sola.
L’istinto
Per quale oscura ragione l’istinto ci spinge a volte ad azioni stravaganti?
A chi dobbiamo affidarci, all’istinto o alla ragione?
Chi non si è mai ritrovato a cercare di afferrare un oggetto che, trascinato in una invisibile spirale, ruotando intorno al bordo del lavandino, sta per raggiungere inesorabilmente il fatidico buco ed esserne inghiottito per sempre?
La ragione, ed un’esperienza precedente, mi hanno spinto a chiudere velocemente il tappo. Ma l’istinto, se l’avessi seguito, mi avrebbe spinto ad acchiapparlo e mi avrebbe di sicuro fatto perdere il mio piccolo sassolino di vetro, che comunque per fortuna non valeva niente.
Per cercare di capirne di più, ho cercato qualcosa a questo proposito ed ho trovato un articolo che spiega un studio fatto da due Dottoresse del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Londra.
I risultati di questo esperimento spiegano che “…Insomma, l’istinto, che nasce nelle aree del cervello più antiche, da un punto di vista evolutivo è in grado di elaborare più velocemente le immagini e le situazioni. Il cervello razionale, invece, prima di dare una risposta ha bisogno di pensare, di valutare i pro e i contro delle situazioni. E, in certi casi, questo può essere un difetto.
Ma come possiamo comportarci nella vita quotidiana per trarre il massimo beneficio da questa scoperta?
L’istinto funziona bene quando dobbiamo dare delle risposte immediate in situazioni di emergenza se invece esiste il tempo per pensare, è sempre meglio affidarsi al pensiero razionale, anche se alla fine non è raro scoprire che le diverse aree del cervello, pur differenti per funzioni e struttura, ci forniscono la stessa risposta. Insomma, nonostante si dica che gli esseri umani abbiano perso la capacità tipicamente animale di affidarsi all’istinto, in realtà essa è ancora presente dentro di noi. Basta solo metterla alla prova. E spesso darà risposte sorprendentemente accurate e in grado, addirittura, di salvarci la vita.”
Molto interessante, davvero. Io adoro l’istinto. Ma allora come mai quando scivoliamo con l’auto su un lastrone di ghiaccio l’istinto ci spingerebbe a frenare?
A tutte voi
“….unica come sei, immensa quando vuoi, grazie di esistere”
Le ricorrenze per me sono sempre un po’ un casino.
Avevo in mente di scrivere un bel post, cercavo una poesia che avevo letto tempo fa, mi sembrava bellissima. La trovo in un blog. L’autrice del blog me la smonta pezzo per pezzo e in fin dei conti, leggendo bene fra le righe e togliendo i quintali di miele che la impregnavano, devo dire che concordo con lei.
Alternativa: un augurio a tutte le donne, elencandone le varie caratteristiche, “a quelle che…” etc. etc. Però mi hanno battuta sul tempo (beh, imparerete che io sono sempre l’ultima ruota del carro per questo genere di cose).
Quindi non mi rimane che ritirarmi in buon ordine, facendo gli auguri a tutte le donne con solo poche parole…ognuna di voi è unica per quello che è.
Non cambiate, a meno che non siate VOI a desiderarlo per voi stesse.
Un grande in bocca al lupo per i prossimi 364 giorni.
La grinta dei più piccoli
Vedendo quest’immagine, mi è scappato un sorriso. E mi sono subito balzate davanti agli occhi le migliaia di scaramucce dei miei figli, soprattutto di qualche anno fa.
All’angolo destro: Simone, oggi diciottenne, un metro e settantacinque per settanta chili di pura forza muscolare alimentata dalla classica insofferenza degli adolescenti, condita con un misto di mania di persecuzione, ed ironia al limite della presa per i fondelli.
All’angolo sinistro: Gabriele, 6 anni di meno, 30 centimetri di meno e pure 40 chili di meno rispetto al fratello. Ma addominali da paura e agilità da cavalletta. E grinta. Grinta a quintali.
Nonostante la differenza di età, di peso e di misura, che allora come oggi era evidente, non ha mai retrocesso di un passo. Già da piccolo intendeva farsi le proprie ragioni, e se necessario, si scagliava senza pensarci un attimo contro il fratello che lo sovrastava, senza curarsi delle conseguenze, che arrivavano eccome. Io ovviamente poi dovevo raccogliere i cocci.
Ma nonostante ciò sono fiera di lui, perché ha il coraggio i difendere le proprie idee, anche quando nel confronto parte svantaggiato. E mi ha insegnato che bisogna sempre dire ciò che pensiamo. A qualsiasi costo.
p.s. Simone ha altrettante qualità, valori e buoni sentimenti (ma non capisco perché riesce a camuffarle benissimo).
Alla (ri)scoperta delle origini (ovvero: Un eroe in famiglia… e non saperlo!)

Se avete in famiglia persone di una certa età, saprete di certo quanto amino parlare della loro infanzia. Raccontano le loro storie passate sempre nello stesso modo, come se anziché averle vissute, avessero imparato tutto a memoria; solo ogni tanto cambiano qualche vocabolo o arricchiscono con un particolare.
Nella mia famiglia il “ponte col passato” è mia mamma, classe 1931, fisico malandato ma mente lucidissima. Il suo periodo storico preferito è ovviamente la guerra, che lei ha vissuto in prima persona. Quando eravamo piccole, io e mia sorella eravamo avide di quei racconti, stavamo lì ad ascoltare di quando bombardavano Firenze, i quando lei che era al pozzo a prendere l’acqua, per poco non fu uccisa. O di quando si riparavano nelle Cave di Maiano, vicino a Fiesole, appunto per salvarsi dai bombardamenti; o delle percosse e delle “purghe” subìte da mio nonno, tipografo e partigiano, da parte dei fascisti. Piano piano però, con il passare degli anni, e il ripetersi dei racconti, abbiamo iniziato ad ascoltare sempre più distrattamente, a volte anche anticipando il resto della storia (e, mi vergogno a dirlo con un’espressione molto eloquente come a dire: “lo sappiamo, ce lo hai già ripetuto un miliardo di volte”).
Anche se è istintivo non fatelo mai; ricordare la loro infanzia per loro è vita, è mantenere lucida la mente, è mantenere intatta una parte della loro storia, ed è anche un modo per riportare in vita le persone che non ci sono più, anche solo per un breve momento.
Dopo questa premessa, veniamo ai fatti:
Spesso mia mamma ci racconta che la sua famiglia, i Baldesi, ha origini nobili. Nonostante ciò, hanno sempre tagliato la miseria col coltello. L’altro giorno quasi per caso, parlando del più e del meno, ci ha stupito con una storia che non avevamo mai, dico mai sentito prima. E cioè che Augusto Baldesi, nonno di suo nonno, era nientemeno che un eroe per Firenze.
Era un vigile del fuoco e fu il primo che ebbe l’idea di aggiungere delle sostanze chimiche all’acqua usata per lo spegnimento degli incendi, per impedire la ripresa delle fiamme. Fu colui che evitò conseguenze tragiche a seguito dello scoppio di una polveriera. Tutti i dettagli di quell’evento sono qui, e qui
Insomma, finalmente dopo anni di ascolto mia mamma è riuscita, con un colpo a sorpresa, a farci ritornare le bambine curiose che eravamo, e a farci di nuovo “ascoltare” con gli occhi sgranati e la lingua i fuori.
p.s. Avviso a tutte le foodbloggers: Quando sperimentate qualche nuova ricetta, e vi va a fuoco la cucina, pensate con dolcezza al mio bis bis bis bis eccetera eccetera bis nonno che vi ha inventato l’estintore!



