Country e Decorative Painting · Pittura · Senza categoria

E perché no…Niccolò!

Ricordate Rebecca? Bene, quando Rebecca è venuta al mondo c’era ad aspettarla il suo fratellino, Niccolò.
E Niccolò, non appena ha visto la targhetta per la cameretta della sorellina, ha guardato la mamma e le ha detto: “Mamma, ma perché io non ce l’ho?!?!?”  E glielo ha detto con la faccina triste, quella che tutti i bimbi hanno già in dotazione alla nascita, quella che io chiamo la faccina da “Hamtaro” . Insomma questa qui :

 

Secondo voi una mamma può resistere ad una faccina simile? Nooooooo! Assolutamente no!
Quindi subito mi è stata commissionata una targhetta uguale a quella, ma in versione maschile, per Niccolò.
Ho quindi elaborato il disegno facendo delle varianti  che si adattassero  ad un maschietto.
Ecco qua il risultato :

La parte bassa mi ha fatto tribolare, il giallo dei quadretti è troppo forte e le lumache non venivano mai bene; se le facevo troppo sfumate non si vedevano, se le evidenziavo di più risaltavano troppo. E dopo miliardi di miliardi di tentativi, ho deciso di lasciarle così. Peccato perché rovinano l’effetto finale. Ma come si dice: “anche la donna più bella del mondo dà quello che ha”.

In compenso sono moooolto orgogliosa della tutina di jeans, ma soprattutto dei calzini calanti e della scarpa sciolta, che fa tanto “birbante” 😀

Quattro chiacchiere · Schegge di vita

Ma diamo i numeri?

Ieri mattina ho portato Gabriele all’ospedale pediatrico per rimuovere il gesso al polso.
Premetto che l’ospedale Meyer di Firenze è un ospedale  all’avanguardia in tanti settori della medicina e chirurgia pediatrica, e siamo fortunatissimi e, lasciatemelo dire, anche un po’ orgogliosi di avere un ospedale pediatrico così efficiente in cui arrivano bambini da tutta l’Italia. L’ospedale è stato creato solo pochi anni fa, una struttura ultramoderna, grandi e belle sale d’attesa, con poltroncine di plastica colorata, suonatori di flauto, album da disegno e piccoli giochi per intrattenere i bambini, nonché pareti dipinte ecc.ecc.

Avevamo appuntamento alle 9,20. Appuntamento prenotato già da loro stessi quando gli misero il gesso venti giorni fa.
Arriviamo lì con circa mezz’ora di anticipo, all’ingresso il banco informazioni è chiuso. Saliamo al primo piano, ad uno sportello accettazione chiedo con gentilezza se è lì che devo andare. L’impiegato (impiegato male, direi) mi risponde in malo modo che lì non danno informazioni e che devo chiedere alle informazioni. Faccio presente che alle informazioni non c’è nessuno, dice che c’è un cartello. Riscendiamo, ritorniamo al banco  e leggiamo che dobbiamo recarci ad un altro sportello informazioni che si trova da un’altra parte. Seguiamo le indicazioni, dobbiamo risalire, percorrere un lungo, lunghissimo corridoio vetrato e recarci nella sala di attesa dove c’è l’altro sportello. Da lì dobbiamo percorrere un altro lungo corridoio che ci porta alla nostra sala di attesa dove dobbiamo fare l’accettazione per la visita.
WOW!!!  Megasorpresa, abbiamo solo una persona in coda prima di noi, vai che facciamo presto!

Ore  9 in punto, accettazione fatta, dobbiamo attendere la chiamata.   Il nostro codice  è: ZN2. Ma che razza di numero è?
Però suona bene… speriamo che ci chiamino in orario.   Volete ridere?

Il tabellone delle chiamate è questo: lavagna (lo so, la foto fa schifo, ma l’ho fatta in corsa per non farmi troppo notare…). Le linee blu indicano le varie stanze visita (ben 10!) le parti gialle indicano i numeri di chiamata.
E qui casca l’asino…. Le caselle non cambiano colore quando scatta un nuovo numero, né viene emesso alcun “blin-blon” o suono di alcun genere; i numeri, scritti nero su giallo, lampeggiano, si fermano, cambiano abbinamento con le stanze, spariscono, poi riappaiono…insomma un balletto sconclusionato di numeri e lettere, che ipnotizza tutti i presenti inchiodati a naso all’insù in attesa di vedere improvvisamente comparire il proprio numero, che, non essendo in ordine consecutivo, non sai mai quando apparirà. Praticamente come la tombola di Capodanno.
Quindi, a meno che tu non abbia in borsa un altro accompagnatore, non puoi allontanarti né per andare a fare colazione ingannando l’attesa, né per eventuale sosta al bagno, cosa che specialmente chi ha bambini è propenso a fare.
Mentre aspettiamo col naso in alto per controllare il tabellone luminoso, dove passano lampeggiando qua e là i vari CR1, ZI4, GL8,  zompettando da una parte all’altra del gigantesco monitor, siamo circondati da varia umanità: due bambine giocano sorridenti su due cavalli a dondolo; un altro, molto piccolo, piange incessantemente in braccio alla mamma, una bambina si sta quasi addormentando sulle poltroncine. Due donne, probabilmente sorelle, cercano di tenere quieto un ragazzino handicappato, figlio di una delle due (almeno a giudicare dalla somiglianza),  portandolo in giro per la stanza circondandolo da dietro con le braccia intorno alla pancia per sorreggerlo. Ci sono mamme con i loro neonati nelle carrozzine, e papà che intrattengono i loro figlioletti briganti che non stanno fermi un secondo.

Dopo un’ora e mezzo di attesa (e menomale che avevamo l’appuntamento) finalmente ecco che il nostro ZN2 compare in cima al tabellone un po’ come la Wanda Osiris sulla scala,  tocca a noi!!!

Ce ne andiamo dopo 20 minuti, come nuovi. Un po’ disorientati da quel curioso modo di dare i numeri, ma sotto sotto contenti di essere lì “solo” per togliere un gesso…

Quattro chiacchiere · Schegge di vita

Il “morbo del greco”

 

(Articolo pseudo-scientifico)

Il “morbo del greco” è una curiosa malattia, sempre in espansione. Il nome deriva dai suoi principali fattori scatenanti. I sintomi del “morbo” si presentano generalmente la mattina presto, verso le 7-7,30, e si manifestano con mal di testa (fortissimo), nausea, vomito, mal di pancia (pure fortissimo) e/o diarrea.  In rari casi, le persone più sensibili possono addirittura arrivare ad avere qualche linea di febbre. I sintomi possono manifestarsi separatamente o anche tutti insieme. Il “morbo” colpisce esclusivamente bambini e ragazzi, mai gli adulti. A volte può degenerare in epidemia, e colpire contemporaneamente un discreto numero di ragazzi.  A tutt’oggi, non è stato scoperto nessun vaccino per il “morbo”. Fortunatamente non è mortale,  il suo decorso è in genere molto breve, varia alle 2 alle 3 ore, giusto il tempo per evitare interrogazioni o compiti in classe. Le sole cure efficaci sono il riposo e dosi massicce di Play-Station. Se anche vostro figlio è,  o è stato colpito da questa malattia, state tranquilli: i sintomi cesseranno di manifestarsi il giorno dopo l’esame  di Maturità!

Figli · Quattro chiacchiere · Schegge di vita

La fantasia diabolica dei bambini

Mi tornava alla mente un fatto accaduto  quando Gabriele (oggi 12 anni) era piccolo. Aveva all’epoca due o tre anni, ed aveva appena imparato da suo fratello la prima parolaccia, “str… “, beh, si, insomma, quella lì, avete capito. E, da bambino intelligente qual’era, aveva capito perfettamente il suo significato e quando doveva essere usata. Ovviamente noi continuavamo a dirgli: “No Gabriele, non si dice quella parola”, oppure ” E’ una parolaccia, non la devi usare” e ancora “Se dici quella parola le persone penseranno che sei un bambino maleducato” e così piano piano smise di dirlo. Poco tempo dopo, di punto in bianco, senza nessun motivo, una nuova parola fece capolino nel suo ridotto vocabolario, una parolina simpatica, dal suono piacevole, verosimilmente innocua: “zinzi”. Noi ovviamente ci divertivamo a dirla e ripeterla con lui ridacchiando he, he, zinzi…. fino al momento in cui, arrabbiato, ce la sparò contro in tutta la sua potenza:  “ZINZI!!!”  E fu così che capimmo che la sua mente diabolica  non aveva affatto archiviato la famosa parolaccia, ma ne aveva inventato un sinonimo per passare inosservato….