Quattro chiacchiere · Schegge di vita

Ovunque andrai…

Da quando mio marito ha avuto l’infarto, due anni fa, ogni tanto (spesso, per la verità) penso cosa sarebbe di me se lo perdessi. Lui è stato il mio primo grande amore, è sempre stato, è,  e sarà sempre (se lui lo vorrà) il mio unico amore. Lui dice che in quel malaugurato caso (chi ce li ha per favore si tocchi  gli attributi) vorrebbe che io mi trovassi un’altra persona, vorrebbe che  io mi rifacessi una vita, insomma. Io non so, non credo che ce la farei. Non riesco a pensarmi con un altro, vivere la quotidianità con un uomo che non sia lui. Ci siamo conosciuti 26 anni fa, e da allora non ci siamo più lasciati, ci sono stati alti e bassi, ma ci siamo sempre sorretti e compresi a vicenda. Io, più egoisticamente, gli dico che se io dovessi mancare (suona meno peggio che morire, no?) prima di lui – cosa che spero, se non altro, sempre da egoista, per non essere io a dover soffrire- non si dovrebbe neanche azzardare a guardare da lontano qualcun’altra, pena la tiratura notturna dei piedi.
Ma lo dico per scherzo, per sdrammatizzare.
In realtà, sarei felice di sapere che la sua vita è serena e che qualcuno lo ama anche un decimo di quanto lo amo io, e che questa persona ama e si prende cura anche dei nostri figli.

Comunque vorrei continuare a seguire la sua vita da lassù, e cercherei di proteggere lui e i ragazzi,  se mi fosse concesso.
Non credo che lui leggerà mai queste righe, ma se lo facesse voglio dedicargli questa canzone, che amo e che da qualche giorno mi frulla insistentemente nel cervello (oh, non facciamo scherzi, non sarà mica un segno eh?)

Maurizio TI AMO

Quattro chiacchiere · Schegge di vita

Alla (ri)scoperta delle origini (ovvero: Un eroe in famiglia… e non saperlo!)


Se avete in famiglia persone di una certa età, saprete di certo quanto amino parlare della loro infanzia. Raccontano le loro storie passate sempre nello stesso modo, come se anziché averle vissute, avessero imparato tutto a memoria; solo ogni tanto cambiano qualche vocabolo o arricchiscono con un particolare.
Nella mia famiglia il “ponte col passato” è mia mamma, classe 1931, fisico malandato ma mente lucidissima.  Il suo periodo storico preferito è ovviamente la guerra, che lei ha vissuto in prima persona. Quando eravamo piccole, io e mia sorella eravamo avide di quei racconti, stavamo lì ad ascoltare di quando bombardavano Firenze, i quando  lei che era al pozzo a prendere l’acqua, per poco non fu uccisa. O di quando si riparavano nelle Cave di Maiano, vicino a Fiesole, appunto per salvarsi dai bombardamenti; o delle percosse e delle “purghe” subìte da mio nonno, tipografo e partigiano, da parte dei fascisti. Piano piano però, con il passare degli anni, e il ripetersi dei racconti, abbiamo iniziato ad ascoltare sempre più distrattamente,  a volte anche anticipando il resto della storia (e, mi vergogno a dirlo con un’espressione molto eloquente come a dire: “lo sappiamo, ce lo hai già ripetuto un miliardo di volte”).
Anche se è istintivo non fatelo mai;  ricordare la loro infanzia per loro è vita, è mantenere lucida la mente, è mantenere intatta una parte della loro storia, ed è anche un modo per riportare in vita le persone che non ci sono più, anche solo per un breve momento.

Dopo questa premessa, veniamo ai fatti:
Spesso mia mamma ci racconta che la sua famiglia, i Baldesi, ha origini nobili. Nonostante ciò, hanno sempre tagliato la miseria col coltello. L’altro giorno quasi per caso, parlando del più e del meno, ci ha stupito con una storia che non avevamo mai, dico mai sentito prima. E cioè che Augusto Baldesi,  nonno di suo nonno, era nientemeno che un eroe per Firenze.
Era un vigile del fuoco e fu il primo che ebbe l’idea di aggiungere delle sostanze chimiche all’acqua usata per lo spegnimento degli incendi, per impedire la ripresa delle fiamme. Fu colui che evitò conseguenze tragiche  a seguito dello scoppio di una polveriera.  Tutti i dettagli di quell’evento sono quie qui
Insomma, finalmente dopo anni di ascolto mia mamma è riuscita, con un colpo a sorpresa, a farci ritornare le bambine curiose che eravamo, e a farci di nuovo “ascoltare” con gli occhi sgranati e la lingua i fuori.

p.s. Avviso a tutte le foodbloggers: Quando sperimentate qualche nuova ricetta, e vi va a fuoco la cucina, pensate con dolcezza al mio bis bis bis bis  eccetera  eccetera bis nonno che vi ha inventato l’estintore!

Poesie, frasi celebri, racconti · Quattro chiacchiere · Senza categoria

Scelte

“(…) Verso i sessanta, quando la strada alle tue spalle è più lunga di quella che hai davanti,vedi una cosa che non avevi mai visto prima: la via che hai percorso non era dritta ma piena di bivi, ad ogni passo c’era una freccia che indicava una direzione diversa; da lì si dipartiva un viottolo, da là una stradina erbosa che si perdeva nei boschi. Qualcuna di queste deviazioni l’hai imboccata senza accorgertene, qualcun’altra non l’avevi neanche vista; quelle che hai trascurato non sai dove ti avrebbero condotto, se in un posto migliore o peggiore; non lo sai ma ugualmente provi rimpianto. Potevi fare una cosa e non l’hai fatta, sei tornata indietro invece di andare avanti. Il gioco dell’oca te lo ricordi? La vita procede pressappoco allo stesso modo.
Lungo i bivi della tua esistenza incontri le altre vite, conoscerle o non conoscerle, viverle a fondo o lasciarle perdere dipende soltanto dalla scelta che fai in un attimo; anche se non lo sai, tra proseguire dritto o deviare spesso si gioca la tua esistenza, quella di chi ti sta vicino. (…)” 
(Susanna Tamaro)

E’ davvero così  strano, e inquietante, pensare che  cosa sarebbe stato prendendo una decisione diversa. Ci troviamo quotidianamente a dover prendere decisioni, di piccola entità, o di grande responsabilità. Sia che esse riguardino il lavoro, la famiglia, l’amore, o addirittura la salute, ci facciamo guidare  dalla logica, dal ragionamento, dal calcolo dei pro e dei contro. E poi scegliamo. Scegliamo quello che in quel momento ci sembra la soluzione migliore per noi, per la nostra vita, per quella dei nostri cari.  E il risultato di questa scelta lo vediamo spesso a breve termine.  Ma tante volte dobbiamo prendere decisioni i cui risultati li vedremo solo dopo molto tempo. Quelle sono le scelte più difficili, per le quali, oltre che al ragionamento  ci affidiamo al nostro istinto, alle nostre sensazioni. Ma dove ci porteranno non lo sapremo subito. E se dopo quella prima direzione, altre scelte successive ci sposteranno verso un’altra via? Troppe sono le variabili.  Troppo dovremmo calcolare per riuscire a prevedere l’esito definitivo…

Quattro chiacchiere · Schegge di vita

Somnium interrupta

Odio lasciare le cose in sospeso. Qualsiasi cosa. Dalle pratiche con i vari Enti, che a volte si dilungano oltre ogni limite di sopportazione, alle varie incombenze giornaliere, ai sogni. Esatto. Una delle cose che mi fa più arrabbiare è quando mi sveglio senza aver terminato il sogno che stavo facendo. Non lo sopporto. Nei cinque minuti seguenti, giusto il tempo prima che suoni di nuovo la sveglia, richiudo gli occhi, penso svelta svelta all’ultima immagine del sogno, e cerco di riaddormentarmi per continuarlo. Spesso succede che non riesco a riaddormentarmi in tempo. Altre volte mi riaddormento ma sogno una cosa completamente diversa, altre ancora non mi riaddormento ma mi sembra di si, e continuo il sogno , magari non sognando veramente ma elaborandolo a mio piacimento nel dormiveglia. In ognuno di questi casi non riesco ad essere contenta del risultato. Mi comincia la giornata già con una leggera irritazione e/o insoddisfazione che dir si voglia.
E nonostante  possa sembrare stupido o infantile, mi capita di ripensarci ogni tanto durante la giornata e provo sempre un po’ di rimpianto.
Mi è capitato giusto ieri, durante la pennichella (ebbene sì, faccio il sonnellino come i vecchietti…) stavo facendo un sogno bellissimo e per colpa del telefono non sono riuscita a vedere il finale….rabbia!!! Sono rimasta lì appesa, senza riuscire a sapere…è un po’ come vedere una fiction, solo che qui non sai se e quando vedrai l’ultima puntata.
Sono convinta che le cose incompiute (di qualsiasi genere esse siano) intasano la vita delle persone, la riempiono di se, quando, forse. E magari la soluzione dipendesse solo da noi! Quindi facciamoci coraggio,  raccogliamo le idee e le energie,  e per il poco che dipende da noi, cerchiamo di finire al più presto quello che iniziamo, sogni compresi (prima che suoni il telefono, o la sveglia). Le giornate saranno sicuramente meno stressanti, e potremo risparmiare energie per difendere e realizzare i sogni più importanti: quelli ad occhi aperti, che ci colorano le giornate; quelli nel cassetto, che aspettano di essere spolverati; quelli alla base dei nostri progetti di vita, che dobbiamo difendere con i denti.