Fra me e me · Piccoli inconvenienti quotidiani · Quattro chiacchiere · Schegge di vita · Senza categoria

Un bagno di umiltà

Avete presente quelle bellone, coscialunga,  minigonna e tacchi, che non si preoccupano di altro riguardo le loro auto se non di metterci dentro la benzina? Ho sempre pensato a loro come a poverette microcefale che pensano che il fatto di essere “bone” dia loro automaticamente la garanzia che qualcuno l’aiuterà in ogni occasione. Però devo ammettere mio malgrado che non hanno fatto male i loro calcoli.La riprova l’ho avuta quando avevo diciannove anni, non ero propriamete una silfide, non ero bionda, non ero bona, non avevo minigonna né tacchi a spillo. E nonostante la macchina fosse a posto, si ingolfò su un viale vicino alla mia casa di allora, sotto un temporale. La macchina in questione era di mio cognato, una Talbot Horizon 1100, senza servosterzo, con una carrozzeria pesante come un carro armato. Dovetti scendere, spingere la macchina avanti per circa 50 metri, oltrepassare un semaforo, rientrare in una strada laterale a marcia  spinta indietro per altri 30 metri fino ad un parcheggio a lisca di pesce. Il tutto sotto la pioggia, con altri automobilisti che sfrecciavano accanto a me imprecando per l’intralcio, e sotto l’occhio vigile di un signore affacciato alla finestra. Solo quando ho chiuso la portiera, zuppa come un pulcino, il signore mi fa: “Serve aiuto?” Siccome sono una personcina educata non gli ho vomitato addosso la sequenza di vaff… che mi si affollavano sulla lingua. Sicuramente una di quelle bellone avrebbe avuto più fortuna di me.
Da allora ho sempre pensato  che anche nella più terribile sciagura nessuno si sarebbe mai e poi mai sognato di aiutare una balena spiaggiata a riguadagnare il mare, e mi sono sempre darta da fare per sapermela cavare da me in ogni frangente. Peccando anche un po’ di presunzione, e forte  della mia laurea ad honorem (ma guadagnata sul campo) in , nell’ordine:  riparatrice radio tv, maestra, carrozziera e maccanico di motorini, infermiera, sarta, capo scout e chi più ne ha più ne metta, ho sempre e dico sempre avuto la certezza che mai nella vita avrei avuto bisogno dell’ aiuto di chicchessia.
Questo fino a circa due mesi fa, quando mi sono dovuta arrendere davanti a, udite udite, una ruota bucata…
Complice anche la mentalità contorta degli ingegneri automobilistici d’oltralpe, prima ho dovuto ingaggiare una lotta corpo a corpo con un arzigogolato cric, poi ho dovuto impiegare circa dieci minuti in una posizione poco consona ad una signora perbene come la sottoscritta, per riuscire a sganciare la ruota di scorta da sotto alla macchina. Dopo tutto questo annaspare, per fortuna – e contro ogni previsione – un buon samaritano di passaggio mi ha gentilmente indirizzato al suo garage lì vicino e con un cric ammodo mi ha cambiato lui la ruota in cinque minuscoli minuti.

Ed è stato  così che l’autostima della sottoscrita ha subìto un colpo durissimo. Ma questa disavventura, oltre ad essere stata un bagno d’umiltà, mi ha fatto anche riacquistare la fiducia nel genere umano (maschile, soprattutto 😉 )!

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Report 2011

Appena mi è arrivato il report 2011 ero raggiante. Quasi 16.000 visite! Poi ho visto quello di Silvia e quello di Marisa, e il confronto mi ha demoralizzato. Mi dicevo: “e adesso con che coraggio pubblico il mio?”  Ma non pubblicarlo mi dispiaceva per chi ha partecipato con le visite e i commenti, volevo poterli ringraziare a modo.
Poi ho capito che guardavo la situazione dal punto di vista sbagliato. Facevo il confronto con gli altri. Invece devo fare il confronto con  me stessa. Se penso che provengo da Windows Live, dove in un anno ho ricevuto una media di circa 2-3 visite al giorno (demoralizzante!) ritrovarmi con una media di 43,8 visite al giorno mi gratifica non poco. E volete mettere la soddisfazione di avere fatto 6 “tutto esaurito” all’Opera di Sidney?!?!?

Quindi grazie a tutti coloro che sono stati incuriositi dalle mie pagine (spero non siano rimasti delusi), grazie mille a chi ha commentato (continuate così!) e grazie anche a chi non l’ha fatto, spero che presto lo farà. Forza, che l’anno prossimo vorrei riempire il Maracanà … 😉 (troppo ambizioso? Mai mettere limiti alla Provvidenza!)

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Noblesse…quelle tristesse!

La sera di San Silvestro come sottofondo alle chiacchiere con i miei familiari avevamo il circo Medrano, che si esibiva con uno sfarzoso spettacolo dal Principato di Monaco. Premetto che non amo il circo, sia per via del trattamento che riservano agli animali, ma anche perché è proprio uno spettacolo che non mi piace e che non andrei mai a vedere dal vivo. Riconosco che fra  lo spettacolo di un  Circo Italiano famoso nel mondo come appunto il Medrano e lo svilente spettacolino che un circo “dinonsodove” viene a fare ogni estate nel mio campeggio, ci sia una bella differenza. Quello sì che davvero fa passare la voglia; il fachiro che ti fa il popcorn e l’equilibrista che ti fa la foto con il serpente (a pagamento, ovvio!), per non parlare dei contorsionisti che a turno spazzano il telone che fa da pistae del clown che vende i biglietti di una misera lotteria. E’ davvero di una tristezza unica al mondo. E a proposito di tristezza, mi veniva una piccola riflessione: chi di voi ha visto lo spettacolo da  Monaco certo non avrà potuto fare a meno di notare l’espressione dei principi: sguardo spesso perso nel vuoto, applausi loffi e sorrisetti piuttosto falsi. E qui mi chiedo: si saranno annoiati  ma non potevano mostrarlo o piuttosto si divertivano e non potevano lasciarsi andare? L’etichetta di corte dev’essere un vero e proprio capestro, obblighi, rinunce anche pesanti… non a caso tante principesse soffrono di depressione e anoressia, e tanti rampolli reali conducono una vita piuttosto “fuori dagli schemi”. E allora viva le mie modeste origini, che mi permettono di piangere e divertirmi quando ne ho voglia, e potere fare quello che ci si sente di fare…”non ha prezzo”.

Noblesse… quelle tristesse!

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Un pasito detràs…

Facciamo un piccolo passo indietro…

ANTEFATTO

Quando, finite le medie,  dovetti scegliere la scuola superiore, i prof. avevano consigliato uno di questi due indirizzi: linguistico o artistico. Devo ammettere che almeno ci avevano azzeccato. Feci una scelta di testa, pensando ad un impiego futuro, e decisi per le lingue. Presi il mio bel diploma di interprete specializzato d’azienda per le lingue inglese, francese e tedesco e dopo un mese già lavoravo in un albergo come segretaria di ricevimento.
Orari infernali, ma soddisfazione personale grandissima.
Quello fu il mio lavoro dal 1984 al  1998, quando  una caduta mi portò un’infezione ad una gamba, e così, non potendo più stare in piedi per 8 ore di fila, dovetti cambiare mestiere e reinventarmi macellaia (mestiere di famiglia di mio marito). Almeno avrei dovuto fare solo i pronti a cuocere lavorando solo la mattina e potendo stare seduta almeno un po’.
E non vi dico la soddisfazione quando (raramente) in negozio arrivava qualcuno che parlava inglese o tedesco! Poter di nuovo parlare una lingua straniera con uno straniero era come per un bimbo andare al Luna Park, un’euforia che mi metteva di buon umore per l’intera giornata.
Poi, vuoi per la diminuzione del lavoro ( mucca pazza, angello dalla lingua blu, aviaria, peste suina un po’ di problemini ce li hanno creati, più per l’ignoranza della gente che per effettivi rischi per la salute), vuoi per problemi di salute di mia mamma, ho lasciato il lavoro per fare la casalinga.

IERI

Il fatto di lasciare il lavoro ha avuto due risvolti.
-Ho avuto molto più tempo libero
-Ho completamente smesso di utilizzare il cervello

Ecco. Da allora ho avuto l’impressione di avere chiuso a chiave in un cassetto tutto ciò che avevo imparato.
E probabilmente il cassetto doveva avere qualche fessura, perché ho avuto l’impressione di stare perdendo piano piano: intelligenza, spirito di osservazione, memoria, capacità di concentrazione, capacità di assorbire le notizie e, cosa ancora più importante, di farmi una mia personale opinione a riguardo, capacità di studiare.

OGGI

Per combinazione ho trovato un volantino, una ragazza neolaureata ha organizzato un corso serale di spagnolo a prezzo modico.
Non ci ho pensato due volte. Primo perché lo spagnolo mi piace e non lo conosco, se non per quello che l’ho sentito parlare dai clienti dell’hotel; secondo perché volevo mettermi alla prova, vedere se davvero quel poco di cervello che avevo era perso oppure solo addormentato.
Ebbene, sono ruscita a svegliarlo!!! Dormiva, ma c’era ancora! HYUPPIE!!!
Mi sono resa conto che ancora so studiare e so ricordare, e scusate se è poco ma questo… ¡ES UN PASITO ADELANTE!

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Le lacrime del ministro

Durante la conferenza stampa per illustrare la riforma pensionistica, il ministro del Welfare Elsa Fornero non è riuscita a pronunciare la parola “sacrificio”; si è interrotta a metà della frase cercando (invano) di trattenere le lacrime.
Sapete che non parlo mai  di politica, e non lo faccio neanche oggi, ma vorrei dire la mia sull’aspetto umano della cosa.
Ho sentito persone indignate, scandalizzate da questo fatto. Ma come, con i soldi che prendono, come si permette di piangere chiedendo sacrifici a noi? Ma una donna con una così alta carica, ma che figura ci fa l’Italia nei confronti degli altri Paesi? Sì, ma dài, sono lacrime finte, tanto per addolcire la pillola.
Può darsi, ma a me, a pelle, è sembrata sincera. Io non sono per niente scandalizzata, anzi. Avere un ministro che si commuove pensando a cosa ci stanno chiedendo mi sembra un’ottima cosa. Se poi sia stato lo stress o l’argomento che si stava trattando non è dato sapere. Ma mi piace pensare che sia la seconda di queste opzioni. Che almeno quando ci mettono le mani in tasca non lo facciano tanto a cuor leggero.

Ci hanno abituato ad avere ministri e politicanti  (dal dizionario Sabatini Coletti: politicante [po-li-ti-càn-te] s.m. e f. • Con valore spreg., chi si occupa di politica pur avendo scarse capacità e attitudini, esclusivamente per trarne vantaggi personali) con almeno un metro di pelo sullo stomaco, gente che col pelo dello stomaco ci si faceva i dreds, le trecce, lo chignon. Eravamo abituati agli scherzetti e alle battutine, alle barzellette.

Come possiamo ora, tutto ad un tratto,  avere a che fare con una che piange? Che mostra la sua debolezza in pubblico?

E menomale dico io, le persone così sono più trasparenti, più umane. C’è ancora speranza di un mondo migliore.
Evviva le lacrime , quelle vere, se sgorgano dal cuore.