Donare un sorriso rende felice il cuore.
Arricchisce chi lo riceve senza impoverire chi lo dona.
Non dura che un istante ma il suo ricordo rimane a lungo.
Nessuno è così ricco da poterne fare a meno,
né così povero da non poterlo donare.
Il sorriso crea gioia in famiglia, dà sostegno nel lavoro
ed è segno tangibile di amicizia.
Un sorriso dona sollievo a chi è stanco
rinnova il coraggio nelle prove e nella tristezza è medicina.
E se poi incontri chi non te lo offre sii generoso e porgigli il tuo:
nessuno ha tanto bisogno di un sorriso come colui che non sà darlo.
Fra pochi giorni suonerà di nuovo la campanella, e al solo pensiero di cosa mi aspetta mi tremano le vene dei polsi…
Forse avrò scoperto l’acqua calda, ma penso che fare una cosa che ci piace dia sempre i risultati migliori.
Se uno parte col piede sbagliato, o ha le scarpe strette, o le scarpe non gli piacciono, percorrerà tutta la strada inciampando. Ed è quello che è successo e sta succedendo ai miei figli con la scuola. Percorsi scolastici zoppicanti, trainati, strattonati e sospinti da me che stavo – e sto – loro col fiato sul collo per portarli alla linea d’arrivo. Simone l’ha finalmente oltrepassata, con Gabry devo ancora tribolare un bel po’.
Nonostante in tutti questi anni sia stata più volte tentata di liberarmi della carota e servirmi sconsideratamente del bastone, ho notato che “si prendono più mosche col miele che con l’aceto”. La dimostrazione l’ho avuta spesso con Simone, soprattutto quando, per fargli piacere e imparare le tabelline, gliele cantavo con la musica delle sigle dei suoi cartoni animati preferiti. E, non dico che le ha imparate proprio tutte, ma la maggior parte sì. Qualche piccolo passo in avanti per interessare i ragazzi allo studio mi sembra che si stia facendo, i libri di geografia si stanno via via arricchendo di curiosità sui luoghi, sui loro nomi e le loro particolarità, quelli di scienze con vari esperimenti; e quelli di storia? Fermi. Spero sempre che un giorno non lontano (ma, ahimé, troppo tardi per noi), le case editrici riescano a realizzare dei testi di storia a fumetti (su Topolino per un periodo erano stati pubblicati racconti che ricostruivano fatti storici, ricordate?). Allora per quel che possiamo organizziamoci da noi…
Quest’anno Gabriele farà la terza media, e il programma di geografia prevede gli Stati Extraeuropei. Ho recuperato questo piccolo video che fu capace di far memorizzare a Simone (cosa che ha del miracoloso) tutti e 50 gli Stati Uniti d’America, capitali comprese. Funzionerà per due volte consecutive? Chissà, tentar non nuoce.
Ma ditemi: studiare così non sarebbe più divertente?
Baton Rouge, Lousiana, Indianapolis, Indiana, e Columbus capitale dell’Ohio; c’è Montgomery, Alabama, sud di Helena, Montana; poi c’è Denver, Colorado, sotto Boise, Idahoho.
Austin nel Texas, poi si va a nord, nel massachusetts, e Boston, ad Albany, New York; Tallahassee, Florida, e Washington, D.C., Santa Fe nel Mexico, e Nashville, Tennessee.
Elvis da quelle parti ci capitava spesso!
Trenton nel New Jersey e al nord di Jefferson, Missouri, poi c’è Richmond, Virginia, e nel Sud Dakota Pierre; Harrisburg in Pennsylvenia ed Augusta su nel Maine, poi c’è Providence, Rhode Island, presso a Dover, Delaware.
Concord, New Hampshire, in gita si va, a Montpelier, lì nel Vermont; Hartford Connecticut, in autunno ha bei color, o nel Kansas c’è Topeka, e in Minnesota c’è St. Paul!
Juneau in Alaska poi c’è Lincoln nel Nebraska, e c’è Raleigh nella cara Carolina del Nord, Madison, Wisconsin, ed Olympia in Washington, Phoenix, Arizona, e Lansing, Michigan.
Ecco Honolulu, felici Hawaii, Jackson, Mississippi, e Springfield, Illinois; Sud Carolina con Columbia molto chic, Annapolis nel Maryland sulla baia Chesapeak!
Ci fanno una meravigliosa zuppa di pesce!
Cheyenne è nel Wyoming e si vive molto bene, a Salt Lake City nello Utah, dove i bufali ci son; Atlanta nella Georgia, poi c’è Bismarck, nord Dakota, si sta bene a Francoforte nel Kentucky e giù di lì.
Salem in Oregon, da lì si va, Little Rock in Arkansas, Iowa ha Des Moines; Sacramento, California, e Oklahoma ha la sua city, Charleston, Virginia, e Nevada, Carson City!
Oggi, ma soprattutto stasera, a Firenze e dintorni è la “Festa della Rificolona”.
Di che si tratta?
Questa festa affonda le sue radici probabilmente intorno al Seicento, quando, alla vigilia della natività di Maria (il 7 settembre, appunto) i contadini delle campagne del Casentino e i montanari del pistoiese, venivano a festeggiare la natività della Madonna nella Basilica di Santa Maria Annunziata.
Il giorno seguente, si teneva solitamente una fiera, dove i contadini si recavano per vendere le loro merci, che consistevano in filati, formaggi, funghi secchi ecc. e i contadini (che hanno scarpe grosse ma cervello fino) anticipavano il loro arrivo in modo tale da garantirsi un buon posto al mercato. Partendo di notte, avevano dunque bisogno di rischiararsi il cammino, e per far ciò costruivano delle lanterne di carta aperte in cima, con all’interno una piccola candela, le legavano in cima a bastoni e pertiche e le usavano come lampioni da viaggio.
Arrivati a Firenze, si mettevano a dormire sotto i loggiati, ma i giovani fiorentini davano loro filo da torcere, canzonandoli con irriverenza e maleducazione, soprattutto per via della loro goffaggine nel camminare (causata dal carico delle merci), per il loro abbigliamento inelegante e per le forme giunoniche delle loro donne. Proprio le donne erano le più bersagliate da questi scapestrati giovanotti, che le canzonavano chiamandole “fieruculone”, sia perché partecipavano alla fiera, ma soprattutto per il loro abbondante posteriore ( proprio da ciò deriva il termine “rificolona”).
I contadini subìvano in silenzio, ma mettevano in conto i torti aumentando il costo delle loro mercanzìe. Col passar del tempo questo modo canzonatorio di accogliere i contadini degenerò oltremodo, infatti verso la mezzanotte i giovanotti usavano lanciare delle bucce di cocomero alle lanterne, facendole incendiare. Con questo “rito”, la festa si concludeva.
Ai giorni nostri la festa è ancora molto sentita, le lanterne si sono via via modificate diventando sempre più commerciali, anche se, nella settimana precedente alla Festa, in alcuni comuni della zona vengono organizzati incontri con i bambini per insegnare loro a costruirsi la rificolona da soli. I bambini più piccoli partecipano volentieri alla festa, tutti orgogliosi delle loro lanterne illuminate, e vanno canticchiando la storica cantilena: “Ona, Ona, Ona, ma che bella rificolona, la mia ll’è co’ fiocchi, la tua ll’è co’ pidocchi…” ma sanno che per seguire la tradizione fino in fondo, devono comunque fare i conti con i più grandicelli che, armati non di bucce di cocomero, bensì di stucco e cerbottane, li aspettano al varco.
L’altro giorno, facendo un po’ di Web-Zapping (esiste il termine?), sono fortunatamente capitata anche in un blog molto interessante Un altro genere di comunicazione dove ho letto questo post. Devo dire che ne sono rimasta piuttosto scioccata, come donna ma soprattutto come madre. Io ho due maschi, quindi problemi e preoccupazioni diverse, ma una cosa in comune ce l’hanno tutti: l’adolescenza precoce. Negli ultimi trenta anni l’età dello sviluppo si è abbassata drasticamente, diciamo che è anticipata di circa due.
Ricordo ancora (e come dimenticare?) la mia adolescenza, io che mi sentivo ancora bambina ero imprigionata in un fisico troppo alto e massiccio, sia per la mia età che in confronto alle mie coetanee. E “ai miei tempi” si portavano i calzettoni fino a quattordici anni. Per non parlare dei trucchi. E il reggiseno (lo dice anche la parola) serviva a reggere, se c’era qualcosa da reggere, e non a sedurre, o ad essere mostrato alle amiche.
Adesso ci ritroviamo bambine e bambini di 11-12 anni già alle prese con le prime pulsioni sessuali. L’ambiente che li circonda certo non favorisce, dalla televisione che già in orari di prima serata trasmette pubblicità con richiami sessuali o films con scene piuttosto esplicite. La curiosità, poi fa il resto. Se da un lato giocano con Lego e Barbie, dall’altro pubblicano foto equivoche sui loro profili Facebook.
Immagino come devono sentirsi confusi i ragazzini di oggi, ingenui e allo stesso tempo smaliziati, tempestati di marchi e proposte, di vestiti attillati, cinture firmate, gel per capelli, trucchi e smalti già in tenera età. E se i marchi famosi tendono a far sembrare donne anche le bambine, non anticipano ancora di più la loro adolescenza? E il loro abbigliamento così curato, così sexy, non stimola anche eventuali pedofili? A noi adulti spetta il compito di difendere i nostri bambini dai pericoli. Allora perché ci sono mamme che acquistano per le figlie poco più che undicenni, reggiseni (imbottiti e non) perizomi, lucidalabbra, trucchi, smalti ecc? Perché le fanno uscire di casa che sembrano vestite dalla buoncostume?
La potenza dell’apparire (visto com’è bella mia figlia?) fa venir meno anche il più recondito buon senso. Non si rendono conto che così facendo le rendono prede? Prede che oltretutto hanno anche un alto svantaggio, sono ancora più vulnerabili perché non credono di esserlo, perché anche se smaliziate di fondo sono ancora ingenue contro chi agisce subdolamente e con astuzia.
Quindi alle mamme e alle marche “trendy” di abbigliamento mi sentirei di dire: restituiamo ai bambini i due anni di spensieratezza che hanno perso, riportiamoli indietro alla loro innocenza.
P.S. Per la cronaca, la ditta in questione ha risposto (più o meno) alle proteste, ha ritirato la pubblicità in questione e il sito è in manutenzione. Lo potete leggere qui: After Eden mantiene le promesse?. Firmate la raccolta firme.
Ok, donne, ci siamo. Adunata dello sparuto drappello della truppa di combattenti per dare il via all’offensiva contro il grasso superfluo.
La battaglia sarà dura, alcune cadranno nell’impresa, ma altre riusciranno a vincere la guerra! Il Quartier Generale è da lei, dove andremo a fare rapporto per riportare vittorie e sconfitte quotidiane.
Ordine del giorno: pesarsi, misurarsi vita e fianchi (per un corretto dimagrimento che sia di grasso e non di liquidi, ad ogni chilo perso deve corrispondere un centimetro in meno). Io l’ho già fatto (ma non lo dico neanche sotto tortura, e mi sono fatta condizionare a non parlare sotto Pentothal 😉 ).