Pittura · Senza categoria

Non tutte le ciambelle riescono col buco

Vedendo questo video su youtube, mi sono detta che mi sarebbe piciuto provare a rifare quelle rose, in fondo non sembravano difficili.
Già…non sembravano…

Eccomi, dopo terminato le foglie, che effettivamente sono state abbastanza facili da fare. Ecco la postazione: Cavalletto, tela, e…pc con video caricato, seguito foglia per foglia 🙂

Non altrettanto si piuò dire delle rose, il colore si mischiava troppo, la direzione delle pennellate non produceva lo stesso effetto, tutto si soprammetteva troppo…ecco qua il risultato finale, assolutamente da correggere.

 E che dire dei boccioli aggiunti di mia sponte, per “rifinire”  il tutto?  Raccapriccianti è un eufemismo… 😉

Tra il dire e il fare….

Pittura

L’ultimo, ma non l’ultimo!

“Siore e Siori, vi preeeesentoooo……lui! Ecco a voi… l’ultimo arrivato nella grande famiglia dei quadri senza padrone!”

Eccolo, l’ultimo, ma non ultimo quadro che ha visto la luce (per la verità non è del tutto  finito di nascere, dato che ancora devo terminare la parte bassa del gambo di un fiore, di dipingere i bordi e firmarlo).


Mi sono proprio divertita a farlo, un quadro rilassante, liberatorio, privo della tensione per la  riproduzione del dettaglio quasi fotografica che fa parte del mio modo di dipingere  a volte anche contro la mia volontà (da qui: Pennelli Ribelli).

Realizzato quasi completamente a spatola, se non per i boccioli più piccoli ed i gambi,  dove ho dovuto aiutarmi col pennello onde evitare di spataccare il colore da tutte le parti. Oltretutto sono anche riuscita ad infrangere un altro mio blocco, quello della riproduzione fedele dell’immagine. Infatti qui ho preso spunto sì da un’immagine esistente, ma ho cambiato la disposizione e l’orientamento dei fiori, dei quali  oltretutto ho solo abbozzato l’ingombro di quelli  più grandi sulla tela, andando poi “a occhio”.  L’esperienza mi è piaciuta, credo proprio che la ripeterò al più presto, e vorrei andare oltre: mi piacerebbe (ma non so se sarò in grado) sganciarmi dalle riproduzioni di immagini esistenti e realizzare un quadro completamente immaginato da me. Sarà uno dei buoni propositi per l’anno nuovo…

Pittura · Quattro chiacchiere · Schegge di vita · Senza categoria

Struggentemente mio

In genere quando inizio un nuovo quadro mi predispongo per una determinata situazione. A volte dipingo con l’intento di regalare il quadro a qualcuno, e realizzo un soggetto che possa piacere alla persona che lo riceverà; oppure un ritratto, e ovviamente so già che sarà della persona raffigurata. Altre volte dipingo paesaggi o animali ripresi da foto che mi hanno particolarmente colpita; quelli sono quadri che io considero “liberi”, nel senso che a seconda della loro evoluzione potranno prendere strade diverse: se nel realizzarli li sentirò “miei” resteranno con me, se non li sentirò miei e piaceranno così tanto a qualcuno potranno essere venduti, o regalati. Insomma sono gli stati d’animo che determinano il destino di un quadro. Càpita anche spesso che inizi un quadro con l’intento di venderlo, e che questo non piaccia a nessuno e resti a me (più spesso di quanto vorrei… 😉 ).  Ma non potrei mai vendere quadri che dipingo per me, perché  rappresentano momenti della mia vita, ricordi di luoghi e situazioni vissute e rimasti stampati nella mia seppur flebile memoria. Quindi, per rispondere alla domanda del nostro @Cavaliererrante, che mi chiedeva di mostrare il quadro che sento più “struggentemente mio” rispondo che si tratta del secondo quadro che ho dipinto, raffigura uno scorcio dell’ Île des oiseaux ispirato da una foto fatta sempre da me durante il viaggio di nozze. Il motivo per cui non potrei separarmene è proprio questo.

Tempo fa, con la mia “compagna di banco” a pittura, si ragionava se fosse opportuno o meno dare un titolo ai quadri. Lei sosteneva di no, ritenendo che l’interpretazione di colui che guarda debba essere  personale e non debba essere influenzata  dal titolo. Io invece sostenevo che l’interpretazione di colui che guarda è  importante, ma ancora di più lo è capire quello che il pittore voleva trasmettere, il suo stato d’animo e le sue emozioni (e può anche essere d’aiuto in caso di quadri incomprensibili 😉 )

A me  invece è capitato di cambiare completamente stato d’animo rispetto ad un mio quadro, a seguito dell’interpretazione di colui, anzi, colei che lo guardava. Mentre dipingevo questo

ero piuttosto triste, perché il vedere questa macchina non più utile gettata in quel campo mi incupiva, quasi fosse la similitudine degli anni a venire,  con la prospettiva della vecchiaia, degli acciacchi, della solitudine. E mentre le esponevo questo stato d’animo lei mi guardò e se ne uscì dicendo: “Ma che cacchio dici? Ma non lo vedi che grinta che ha ancora quella macchina?!”  Ed ecco che all’improvviso quella che fino a poco prima vedevo come  una povera macchina abbandonata adesso mi sembrò di nuovo gagliarda, quasi potesse di nuovo far sentire il rombo del motore. La guardai con occhi nuovi, e vidi la forza e la determinatezza di chi ha lottato e di chi ancora non si rassegna e vuole vendere cara la pelle (inutile dire che anche questo resta a me 😉 )

p.s. In ogni caso, qualsiasi quadro è un po’ come un figlio, dispiace sempre quando se ne vanno…