Fra me e me · Quattro chiacchiere · Senza categoria

Chiedere meno per ottenere di più

Ieri sera, dopo il telegiornale ed un commento di mia mamma riguardo il governo e le tasse, con Maurizio facevamo una riflessione: lentamente (ma forse non così tanto lentamente) ci stiamo avviando verso il “bocci bocci”. E che è?!??! Mia mamma chiama così quel momento che di solito si verifica nei periodi di paura generale, durante le sommosse, le guerre, in vista di previste catastrofi ecc. e anche quando la gente non ne può più.  Avete presente quando nei film, in previsione di uragani e quant’altro, la gente sfonda le vetrine e saccheggia i negozi di ferramenta e alimentari? Ecco, quello. E così, pensavamo ieri, si arriverà ad un punto di frustrazione tale che non ci sarà soluzione. Siamo in crisi. Il governo che fa? Aumenta le tasse per recuperare i soldi mancanti. Giusto. Ma così si entra in un circolo vizioso senza fine: gli imprenditori oberati dalle tasse non ce la fanno a pagare i fornitori e gli operai, chiudono le fabbriche e le imprese, gli operai vanno a casa, non hanno più stipendio, non comprano più. E così ancora diminuisce il giro di denaro, altri negozi chiudono, altri servizi vengono soppressi e fine della storia. Fra un anno o due la disoccupazione raggiungerà il 100% e i soldi che mancano li dovranno tirare fuori loro (ha, ha, ha, ci dobbiamo credere?). Io ho messo a punto la strategia del “chiedere meno per ottenere di più”. Ho sperimentato sulla mia pelle che a volte, più si chiede, meno si ottiene. Gli altri sono così stufi di sentirsi sempre sotto pressione da pretese e ordini, che neanche ascoltano più. E ignorano completamente quello che si dice loro. Al contrario, se si lascia loro spazio di osservazione, più facilmente si verrà sorpresi con spontanee e piacevoli offerte di aiuto. E questa strategia si potrebbe anche (forse) applicare a questo momento di crisi, pensiamoci: se si chiedono meno tasse, è vero, nell’immediato non si risolve, ma a lungo termine….gli imprenditori e i commercianti, avendo più respiro da tasse e balzelli, si ritroverebbero un po’ più di risorse, che impiegherebbero in acquisto di beni e macchinari (dando lavoro ad altre imprese), gli operai e gli impiegati con più lavoro ed uno stipendio sicuro a fine mese sarebbero incentivati a progetti e spese, incrementando così ancora di più la richiesta di beni e servizi, e provocando quindi una nuova ondata di richiesta di manodopera. E il circolo “vizioso” di prima si sarebbe trasformato in un “circolo virtuoso”. E il commerciante che non “riesce” a pagare tutte le tasse che gli pendono sulla testa ed omette qualche scontrino fiscale, sarebbe in grado di farlo(scusate se vado controcorrente ma io non mi sento di considerarli “evasori fiscali – parassiti della società”. Secondo me i veri evasori sono i signori in giacca, cravatta e Porsche che portano miliardi in conti all’estero, che occupano alte cariche senza merito, senza voglia e senza vergogna).

p.s. per la serie “da che pulpito viene la predica, ecco una versione più consona dello spot dell’Agenzia delle Entrate…

Fra me e me · Saluti e auguri · Schegge di vita · Senza categoria

Auguri… e riflessioni

-4 al giro di boa. Eh, si. Oggi questa ragazzina qui (si fa per dire…) compie 46 anni.

Dando per scontato che il giro di boa sia a metà del percorso,  presumo (o spero) che camperò  fino a cent’anni. Ma se i cinquanta che  mancano non saranno come me li aspetto? Se non avrò più la salute, la pazienza, la voglia o le forze per fare tutto quello che ancora vorrei?
Per esempio,  ho sempre amato viaggiare. Non nel lusso, anzi quello mi imbarazza (io che viaggio in jeans e scarpe da ginnastica ormai da 46 anni, non saprei neanche come vestirmi o come comportari in un ambiente che fosse troppo elegante, mi sentirei fuori posto), ma proprio per la voglia di vedere posti nuovi. Probabilmente è un’eredità genetica che mi ha trasmesso il babbo, che col camper (costruito da lui stesso, arredando un vecchio furgone) ci ha portato in giro per l’Italia e un po’ d’Europa fin da quando ero bambina. Purtroppo lui è morto molto giovane, aveva appena 57 anni, e la sua terza età, l’età d’argento, non ha potuto godersela. Proprio sul più bello, quando mia sorella ed io oramai eravamo grandi e sistemate, quando avrebbe potuto prendere mia mamma e “vivere” con lei una seconda vita, non ha potuto.

Siamo molto simili Maurizio ed io, ci troviamo d’accordo su ogni aspetto della vita, abbiamo gli stessi valori, gli stessi ritmi. Siamo insomma le due metà della mela (a pensarci bene io sembro più…i 3/4 😉 ). Ma su questo argomento proprio non riusciamo e trovare un punto di contatto.
Questa è forse l’unica cosa per la quale ogni tanto io e lui discutiamo, poi ognuno riprende le proprie idee e le rimette a posto,tanto non se ne viene a capo…

Lui è molto “formichina”, nel senso che ha bisogno di una sicurezza oggi, per poter pianificare il domani. Ci siamo sempre fatti il mazzo, fin da giovani, cercando di mettere da parte quello che potevamo, per avere delle buone basi per il futuro. E i fatti stanno dando ragione a lui, visto anche il momento di crisi che tutti stiamo vivendo in questo periodo. I nostri sforzi, le nostre rinunce e fatiche, sono serviti per darci una certa tranquillità, e pur non avendo da scialare, non ci manca niente del necessario. Ma se adesso che i ragazzi sono abbastanza grandi e che potremmo cominciare ad allentare la pressione qualcosa andasse storto? A che sarebbe servito?
Anche mio padre era un gran lavoratore, faceva il metalmeccanico e stava in piedi alla fresa anche 10-11 ore al giorno. Tutto quello che gli premeva era la famiglia. A 57 anni, un tumore se lo è portato via in sei mesi.
E qui io mi dico, più in generale: a che cosa serve darsi tanto da fare per programmare una vecchiaia serena, se non si sa cosa ci riserva il futuro? Lavorare come muli per una vita, e non arrivare al momento di riscuotere il frutto di tanto sacrificio? E’ un po’ come masticare e non inghiottire, no?!?!?

Io penso: al momento in cui finalmente potremo goderci il frutto dei nostri sacrifici, avremo la forza e la salute per farlo?
Maurizio pensa: al momento in cui avremo la forza e la salute per goderci la vita, avremo i soldi per farlo, se non abbiamo fatto prima dei sacrifici?

Beh, dopo questo allegrissimo post di compleanno, vi lascio con questo dubbio amletico: meglio un uovo oggi o una gallina domani?
Io intanto vado a “festeggiare” (al colloquio con la prof. di francese di Gabry…)

Figli · Fra me e me · Schegge di vita

Il maiale e il contadino – ovvero – si impara con l’esempio?

“Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio imparo.” (Confucio)

Mentre passavo dalla solita strada per andare a comprare il pane, ho notato che vicino a dei cassonetti c’erano ancora  alcuni oggetti ingombranti (un divano, un televisore e dei mobiletti da cucina) che stazionano lì già da alcuni giorni. Visto che esiste un servizio gratuito per il ritiro ingombranti, mi sono chiesta perché la gente non ne fa uso. . Il ritiro nella mia zona viene fatto sempre di venerdì. Ora, se proprio devi cambiare il divano, o buttare il televisore, non puoi chiamare e organizzarti per farti portare quello nuovo quando hanno già ritirato il vecchio? Hai paura di doverti sedere per terra? O di perderti un film alla tv? Conclusione: la gente è menefreghista. Chi se ne frega se il divano resta per strada una settimana? Meglio lì che a casa, no?
Lo so, ho scoperto l’acqua calda, ma certe cose non mi vanno proprio giù.
E mi viene da chiedermi: queste persone, che tipo di educazione hanno ricevuto? E’ proprio vero che i bambini sono lo specchio dell’ambiente che li circonda? Che si impara con l’esempio? Io dico che l’esempio è fondamentale, ma da solo non basta. Bisogna parlare, parlare, parlare. E spiegare loro le cose fino allo sfinimento. E soprattutto, fare in modo che lo facciano, una, due, tre volte, finchè non diventa automatico.
I miei figli  non hanno mai gettato una cartaccia per strada, Simone addirittura  nella compagnia di amici spesso rimbrottava alcuni che lo facevano. Ma questo, sono sicura, non è solo frutto dell’esempio. E’ soprattutto perché fin da quando erano piccoli mi sono giocata tutta l’aria che avevo nei polmoni a forza di ripetere che “le cartacce le buttiamo nel cestino, e se non c’è il cestino ce le mettiamo in tasca e le buttiamo appena ne troviamo uno” ecc. ecc.

A questo proposito mi torna alla memoria un aneddoto che mia mamma raccontava spesso, il fatto risale a quando mia sorella aveva circa sette-otto anni e frequentava le elementari.
Un giorno, dopo aver finito di fare i compiti, mentre raccontava alla mamma quello che avevano fatto a scuola, un po’ soprappensiero prese un paio di forbici e cominciò a tagliuzzare un foglio di carta in tanti pezzettini minuscoli.
E mentre tagliuzzava, raccontava :

Daniela – ” Sai mamma, oggi il maestro ci spiegava che è le cose si imparano con l’esempio.  Mettiamo il caso del maiale: il maiale si rotola nel fango perché il contadino non lo lava…”

La mamma prese la scopa e cominciando a pulire:
Mamma  – “Davvero?”
Daniela (continuando a tagliuzzare) – “Davvero. Se il contadino lo tenesse pulito, il maiale imparerebbe e resterebbe pulito”
Mamma (continuando a spazzare) – “Quindi è per quello che dici che si impara con l’esempio…”

Daniela (sempre tagliuzzando) – “Si!”

Mamma – “Allora facciamo un altro esempio, tu sei il maiale e io sono il contadino. Tu stai tagliuzzando fogliolini mentre io li sto raccogliendo… Dimmi un po’: chi è il maiale, il contadino o  IL MAIALE??!?!”

Fra me e me · Notizie e politica · Senza categoria

“Caro” capitano…

“Caro” capitano,

ma le ha insegnato la mamma che il vero valore delle persone si vede da come si affrontano le proprie responsabilità?
E sa che le bugie hanno le gambe corte? Beh, dirà Lei, almeno loro non si bagnano i calzini…

Si sono bagnate ben più dei calzini, caro capitano, le undici persone che sono state estratte morte dalla sua nave, e quelle che ancora sono là dentro. Là dentro per colpa Sua, capitano, perché dare le giuste proporzioni al problema che si era verificato significava già ammettere di aver fatto una stronzata. No, meglio dire che si trattava di un guasto elettrico, così poi si rimedia e nessuno si accorge di nulla.
Già nessuno si accorge di nulla… e nel frattempo che la nave imbarca acqua andiamo vicino agli scogli, tanto per non affondare in acque profonde, così la gente si salva…questa è stata l’unica manovra decente di tutta quella nottata, ma non basta a cancellare il resto. La gente si sarebbe salvata davvero tutta, se lei avesse fatto le cose come dovrebbe fare una persona responsabile. Lei sa cosa significa quella parola, vero? Lei era responsabile della vita di oltre 4000 persone, ma ha deciso di  passare così vicino alla costa da poterla quasi toccare,  salutare gli abitanti a terra, accendere tutte le luci, fare il fischio di saluto, fare “l’inchino”. Beh, l’inchino Le è riuscito bene davvero, capitano, solo che la Sua nave non si è potuta più rialzare. Se questa è stata una Sua idea o se la compagnia l’ha autorizzata, questo lo vedremo. Ma la cosa ancora più grave (se non fosse già grave avere affondato una nave) è stato quello cha ha fatto dopo. Perché la Concordia ci ha messo quasi due ore per adagiarsi sul fianco come un animale morente. Se se in quelle quasi due ore di attesa Lei fosse rimasto, se Lei avesse dato il giusto peso al problema, se  avesse lanciato il Mayday al momento giusto, se non avesse mentito alla Guardia Costiera, se avesse coordinato e velocizzato le operazioni di abbandono nave prima che questa fosse così inclinata, tutti potevano salvarsi lo stesso.  Se avesse fatto sparare dei bengala per illuminare il buio, avrebbero visto quanto vicini erano gli scogli, che si poteva quasi raggiungerli a nuoto. Se invece di rimandare la gente in cabina in attesa di istruzioni l’ avesse fatta preparare, nessuno sarebbe rimasto là sotto.
No, no, meglio lasciare la nave e i passeggeri al loro destino, meglio coordinare le operazioni da una sicura scialuppa, meglio, molto meglio.

Per affrontare le conseguenze dei proprio errori  ci vogliono carattere, onestà verso gli altri ma anche verso se stessi, coraggio, ma soprattutto responsabilità e coscienza. Quello che tutti si sarebbero aspettati da Lei. Ma Lei ce l’ha, comandante? O anche quelle le sono “cadute” mentre Lei e i suoi ufficiali siete “scivolati” sulla scialuppa?

Ho sentito dire a volte che quando una persona è accusata da tutti, viene voglia quasi di difenderla. Beh, a me no di sicuro. Quando uno oltre che incosciente è anche vigliacco, quando oltre che colpevole è anche bugiardo, mi dispiace ma non lo assolvo. E nemmeno dovrebbe assolverLa  la giustizia, Capitano, dovrebbe farLa stare in galera anziché agli arresti domiciliari  casa Sua.
E soprattutto non dovrebbe assolverLa la Sua coscienza, se gliene è rimasta un po’.
A meno che anche quella non sia volata fuoribordo.