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eeeee….100! (anzi, 103!)

smile

« Chi è più pazzo?  Il pazzo o il pazzo che lo segue? »
(Obi-Wan a Ian Solo)

Come forse saprete, sono approdata qui da Windows Live. La cerchia di amici lì era piuttosto ristretta, anzi, diciamo pure inesistente. Il passaggio a WordPress era un po’ un salto nel vuoto ma diciamocela tutta, se la “strada vecchia” che lasci fa pena quella che trovi difficilmente sarà peggio. Scrivere un blog senza nessuno che interagisce con te è deprimente, e quando dopo il passaggio a WordPress  hanno incominciato a fiorire le sottoscrizioni ho avuto la conferma di aver fatto la scelta giusta.  E piano piano, dai oggi e dai domani, siamo arrivati a 103 iscritti al mio blog. Non so esattamente cosa ho fatto per meritare questo onore, ma vi ringrazio tutti e spero che ci saranno  ancora  tanti “pazzi” a voler seguire questa pazza qui.

E se ognuna di queste candeline simboleggia uno di voi, beh, sappiate che le ho comprate all’ingrosso e che ne ho ancora uno scatolone pieno. Quindi che aspettate?  Tasto in alto a destra, fatevi sotto!!!!

(foto dal web)

 

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L’utopia di una diagnosi

Muro_con_pezzi_di_corpo

(immagine da Wikipedia “muro con pezzi di corpo”)

 

Premessa:

Se una donna va dal medico:

– Sintomo: mio marito la sera è sempre stanco
– Diagnosi: sarà per il troppo lavoro

– Sintomo: mio marito la sera è sempre stanco e  ha un calo del desiderio
–  Diagnosi: il troppo lavoro provoca stress che inibisce anche il desiderio

– Sintomo: mio marito la sera è sempre stanco, ha un calo del desiderio poi riceve una telefonata si lava si profuma e esce
-Diagnosi: Suo marito ha l’amante

Questa premessa per introdurre un argomento che mi sta molto a cuore.
La sera, a volte  mi capita di guardare su Real Time un programma  intitolato  Mistery Diagnosis. Questo programma mi ha fatto riflettere molto  sul perché sempre più spesso alcune malattie non vengono diagnosticate nei giusti tempi o modi.
Secondo me molto dipende dal fatto che un tempo il medico di base era un vero riferimento per le famiglie,  ne conosceva tutti i componenti e sapeva a menadito la storia clinica di ognuno di essi. Non esistevano gli “specialisti” e il medico di base ti curava dal callo alla malattia più grave. Adesso appena si espone un minimo problema il medico ti prescrive una visita dallo “specialista” che, per amor del Cielo è un bene che ci sia, ma purtroppo per definizione non guarda al di là di ciò che gli compete.
Mi sono trovata in questa situazione con Gabriele, che fin da piccolo ha sempre sofferto di innumerevoli disturbi: dolori muscolari, alle articolazioni, mal di stomaco, mal di pancia, a volte mal di testa, a volte disturbi del sonno. Per un minimo urto piangeva e si lamentava come se gli avessero rotto un arto. Per il minimo sforzo fisico aveva dolori muscolari anche per giorni.
Tutti questi sintomi erano indipendenti, e spesso non contemporanei. Negli anni è stato rivoltato come un calzino: visite mediche dalla pediatra di base e da ortopedici, radiografie,  ecografie all’addome, analisi del sangue e quant’altro. Alla lunga si è pensato di tutto, che fossero dolori di origine psicosomatica, che fosse una ricerca di affetto, che fosse un sistema per saltare la scuola. E le reazioni erano varie: si è cercato di assecondarlo, facendogliela saltare; di stimolarlo, facendolo andare per forza. Lo abbiamo coccolato, compatito,  brontolato, a volte anche minacciato e punito, sempre alla ricerca della chiave giusta per risolvere il suo problema. La sua autostima ha subito un brutto colpo perché lui era convinto che nessuno gli credesse e che per gli altri lui fosse un bugiardo. Le frequenti assenze scolastiche hanno anche minato il suo rendimento. L’abbiamo portato perfino a fare il test per i DSA, pensando che fosse quantomeno dislessico. Nessun medico ha mai capito cosa avesse, tant’è che alla fine, avendo escluso con gli esami clinici che potesse essere un problema fisico, ci siamo convinti che fosse un problema psicologico.
Ma poi, due anni fa la svolta: guardando un giorno “Medicina 33” vedo un servizio sulla fibromialgia, una malattia spesso invalidante che racchiudeva tutti i sintomi presentati da Gabriele. Subito ne parlo alla dottoressa e mi faccio prescrivere una visita da un reumatologo, che facendo un test specifico a Gabriele ha confermato che soffre della “sindrome di amplificazione del dolore” ovvero una sorta di fibromialgia che colpisce gli adolescenti anziché gli adulti. Io, che non sono medico, avevo capito cosa avesse solo confrontando i sintomi. Mi sono sentita estremamente felice per averlo scoperto, e immensamente triste per averlo scoperto cos tardi.  Ma cosa sarebbe accaduto se quel giorno non avessi visto quel programma? Di sicuro saremmo andati avanti così, senza una diagnosi. Ora  lui è finalmente seguito per quello che ha, ma secondo voi è giusto che io abbia dovuto scoprirlo da sola?

Spero davvero che si diffonda sempre di più l’abitudine che vedo ultimamente nei medici (anche negli specialisti) di fare una scrupolosa anamnesi dei pazienti;  molto della diagnosi e delle conseguenti tempestive cure risiede in quello che il paziente stesso dice. E la cosa fondamentale secondo me, a dispetto dei vari “specialisti in quadratini di noi” sta nel fatto che il corpo umano è uno ed è intero, e pertanto ogni sintomo non va valutato fine a sé stesso ma come facente parte di un quadro ampio e complesso. Meditate dottori, meditate.

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Ancora un pochino di pazienza…

Che periodo! La mia naturale lentezza è stata aggravata dalla Nonna Abelarda, che ha pensato bene di movimentare un po’ la situazione prima con una caduta (per fortuna senza conseguenze, già un miracolo vista la situazione delle sue ossa) e poi con  una infezione alle vie respiratorie con relativi dieci giorni di ricovero. Per fortuna dopo i  primi  giorni di preoccupazione ha iniziato a migliorare, ma il lavoro che avevo iniziato ha subìto un pit-stop. Una volta rientrata alla base l’allegra vecchietta,  sono riuscita a  ripartire e a riprendere  lì  da dove lo avevo interrotto.  Il  post del prossimo step del fuoriporta shabby-chic  è pronto già da qualche giorno. Ma come si suol dire, l’imprevisto è sempre in agguato e dall’oggi al domani il cavetto per scaricare le foto dal cellulare al pc ha deciso che non voleva più saperne di funzionare,  quindi  sono ferma finché non me ne procuro un altro (sperando che il problema non sia nell’attacco del telefono…devo fare un paio di prove con un altro cavetto).
A presto! (Spero 😉 )

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Cara, vecchia, impagabile carta.

pc-rotto-1

Quasi un lutto.
Tre giorni fa, Simone “ravanava” nella borsa che solitamente tiene sul cassone della moto in cerca di alcuni documenti. Soprappensiero tira fuori i documenti e appoggia la borsa sul tavolo, proprio sopra la tastiera del mio pc. Il caso, la malasorte, la jella, chiamatela come volete, ci ha messo lo zampino, e ha voluto che questa borsa fosse dotata di ben quattro potenti, raccapriccianti calamite, che hanno ghermito con un ghigno beffardo il mio povero, indifeso hard disk e l’hanno trascinato alla deriva in un oblìo senza ritorno.
Un rumore sinistro ha destato all’improvviso Simone dal torpore, che subito ha staccato la borsa dal portatile, ma ormai il danno era fatto. Non sono stata capace di rimproverarlo, perché sinceramente è successo in un modo che… beh, sarebbe potuto capitare a chiunque, una piccola distrazione che non ha lasciato scampo.
Ho preso il paziente e l’ho immediatamente portato dal dottore ma la diagnosi è stata terrificante: smagnetizzato l’hard disk. Inutilizzabile. Irrecuperabile.

Ma come?!?! Ma se recuperano dati anche dai pc bruciati, immersi nell’acqua, rotti  in mille pezzi…come è possibile che non ci sia più niente da salvare!?!?

Un lampo di speranza me l’ha dato Gabriele, che si è ricordato di avermi fatto un back-up circa un mesetto fa. Ho pensato:sono salva! Ma ahimè, con i miei figi non bisogna mai cantare vittoria troppo presto, il back-up era stato fatto, ma su un hard disk già difettoso, o che si è rotto successivamente. E per la serie “le disgrazie non vengono mai sole” anche da lì non si è cavato nulla.
Vi immaginate anche solo minimamente cosa significa perdere all’improvviso dieci anni di ricordi di vita? Tutte le foto di famiglia, dall’avvento del digitale in poi, le foto dei miei lavori, le foto delle vacanze, le mie immagini e i lavori di grafica, i documenti, i programmi…tutto in un puff!
Ci si sente un po’ come quando ti entrano i ladri in casa e ti rubano quei gioielli che ti sono stati regalati per ricorrenze particolari della vita. Ci si sente indifesi, violentati,  impotenti.
Ieri sera sono stata a riprendere il pc riparato, e sto piano piano cercando di ridargli un’anima.

Ma in questi tre giorni di sentimenti contrastanti, fra rabbia e tristezza, speranza  e delusione,  ho davvero rimpianto la cara, vecchia impagabile carta e le foto fatte sui rullini, che almeno quelle duravano eterne.

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Un semplice barattolo

Quest’ultimo periodo è stato molto intenso. Sono stata confermata “dimostratrice” per la Toscana di una ditta distributrice in Italia di prodotti per belle arti e creatività. Il lavoro consiste in dimostrazioni presso vari negozi dei prodotti di queste ditte. Il che comporta anche il preparare i campioni da esporre. Questa per me è una grande soddisfazione, è il lavoro che avrei sempre voluto fare. Fin da quando ho iniziato col découpage diversi anni fa seguivo con interesse le varie dimostrazioni al negozio dove acquistavo i materiali, e nei miei sogni ad occhi aperti mi vedevo dietro a quel tavolo, col mio grembiulino colorato (e in tutti i sensi…) al posto delle dimostratrici che in quel momento creavano i vari oggetti sotto i nostri occhi. Ebbene alla fine quel sogno si è realizzato, adesso ci sto davvero IO dietro al tavolo….e non vi dico quanto mi diverto!!!
La mia prima dimostrazione in assoluto è stata a luglio, e in quest’ultimo periodo ne ho fatte altre quattro.
Quindi fra campioni, dimostrazioni e preparazione di oggetti per la Festa di San Martino (che il tempo ha poi completamente rovinato) abbiamo praticamente vissuto per un mese abbondante fra brillantini, colle e colori.

Come se non bastasse mi era stata commissionata – da una signora che doveva partecipare ad un contest di beneficienza – la decorazione di un barattolo del caffè.

Ecco come può diventare, con un po’ di buona volontà, un semplice barattolo che dopo aver pensato e ripensato alla tecnica da adottare, ho deciso di dipingere in stile country un paesaggio innevato:

Barattolo1

Come al solito la foto è quella che è, peccato che non si notino i brillantini bianchi che fanno scintillare la neve per terra, sui tetti e sugli alberi…
Ed ecco, in un montaggio un po’ raffazzonato, il paesaggio per intero.

Barattolo