Country e Decorative Painting · W.I.P.

W.I.P. La scatola del tè, finalmente finita.

Finalmente è finita.

Ce n’è voluto di tempo, ma si sa, siamo sotto esami e Gabriele va guardato a vista, domattina grande giorno dell’esame orale e poi, se Dio vuole, anche per quest’anno non se ne parla più.
Permettete?  Yahooooo!!!! Yuppie!!!! Evvai!!!!!

E come diceva Rossella O’Hara in Via col vento: “Domani è un altro giorno…”

Ma intanto mi sono portata un po’ avanti anche un paio di lavoretti, ecco quindi la scatola del tè finalmente alla sua destinazione definitiva.

Purtroppo il problema non è risolto, perché grazie ai miei amici cinesi che fanno le cose a mandorla, di bustine ce ne stanno proprio poche, altrimenti (nonostante le varie modifiche) rimangono incastrate durante l’apertura.

Però, dài, va bene così.

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W.I.P. La scatola del tè

Le confezioni di tè nell’ armadietto di cucina sono sempre in aumento; non lo prendiamo spessissimo, ma quando lo facciamo, ognuno ha la sua preferenza: chi lo vuole alla pesca, chi ai frutti rossi, poi c’è quello verde (mio) e quello normale deteinato per la mamma, perché fa bene qui e lì. Insomma le scatoline aumentano e lo spazio manca. Allora un po’ di tempo fa pensai di acquistare una scatola in legno con i divisori, dipingerla e tenerla sul marmo di cucina.

Finalmente trovai questa sul catalogo “Introvabili”

Era l’ideale. Sottile abbastanza da non occupare troppo spazio e sufficiente per almeno 6 tipi di tè, poi i vari avanzi li avrei potuti tenere tutti raggruppati in una sola scatolina. Affare fatto, la compro!

L’affare l’hanno fatto loro….come tutte le cose dei vari cataloghi di oggettistica varia per la casa, sono fatte dai cinesi.

Non per essere razzista, ma che le cose fatte dai cinesi sono tirate via  è un dato di fatto. Ed è anche ovvio che sia così. Se a uno gli paghi un euro al giorno per lavorare, non è che poi ci mette la cura e l’attenzione e la passione dell’artigiano Made in Italy. Come ho potuto mai pensare che in questo caso potesse essere diverso? Il fermo centrale bloccava le bustine e la parte retrostante, troppo bassa, le faceva cadere  dietro mentre si apriva la ribaltina. Per non parlare della qualità del legno (il lato destro della rialtina era tagliato storto, c’era una fessura che ci poteva passare un topo in corsa…) e della decorazione, che vista da vicino faceva diventare i capelli dritti e rigidi come le schegge che spuntavano qua e là da quella scatolina. Una rabbia….
Decisi che l’avrei smontata pezzo per pezzo e cercare di recuperare il tutto nel miglior modo possibile. Tanto, peggio di così…

Ho sfilato i perni  laterali, ho scollato i  tre fermi che bloccavano l’antina (e pure le bustine!), ho chiuso la fessura laterale (mi spiace per il topo, sarà per un’altra volta…) e ho dato una poderosa passata di carta vetrata.
Ohhhhh, ora si che si ragiona!   Vediamo….come potrei farla…. ma sì, shabby chic in colori che si intonino al marmo della cucina, con fiori a decorative painting. La scrittta mi piace, quindi la ricalco e poi la riporto sul davanti della ribaltina.

Eccola dopo il primo passaggio di colore.

E qui dopo il secondo colore.

Dopo la scartatura.

Adesso riporto la scritta…..

Ok, il resto è da fare….intanto che aspettate prendetevi un tè

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Che cosa ne è uscito?

Ricordate il mio post “Cosa ne uscirà” ? Bene, se avete correttamente unito i puntini adesso potrete vedere l’immagine finita…

Prima:

Dopo:

Qui c’è stata una vera sfida nella sfida. Prima di tutto volevo cambiare proprio la destinazione d’uso di questi cassetti, ovvero farli diventare qualcosa di diverso da dei semplici cassetti da cassettiera. Quindi ho deciso che sarebbero diventati dei piccoli contenitori per salviette per ospiti, pot-pourri, batuffoli di ovatta o altro, da tenere sul mobile del bagno.
La seconda parte della sfida è stata l’idea che mi  balenata di realizzarli ognuno con una tecnica diversa. E così è stato.
Qui di seguito le foto, e perché magari possa servire a qualcuno,  la spiegazione della tecnica utilizzata:

Questo cassetto è realizzato conn la tecnica del Décopatch, ovvero pezzetti strappati a mano di un tipo di carta creato per questo uso, incollati con una colla apposita e rifiniti fra pezzetto e pezzetto con una pasta finto piombo oro (la stessa, in tubetto, che si usa per i colori da vetro).

Questo cassetto è realizzato con la tecnica del découpage con tovagliolo e con particolari in 3D (le due foglie di edera) riempiti con silicone.

Questo invece è realizzato con la tecnica Decorative Painting, quindi dipinto a mano sulla base di un disegno fatto su carta da lucido e poi trasferito sul supporto con carta grafite (una specie di carta carbone ma che non sbava). La particolarità di questa tecnica è che ogni parte del disegno è realizzata con un’unica pennellata caricata con doppio colore.

Questo è realizzato con la tecnica del Country Painting, ovvero: dopo avere trasferito il disegno con lo stesso sistema del precedente, si colorano le basi dei vari colori e poi si procede con i particolari, cioè le varie ombreggiature, lumeggiature, dettagli. Questo è stato anc he molto divertente per via della particolare realizzazione del pelo del coniglietto.

La parte più difficile? Le foderine con il pizzo. Ci ho messo più a fare quelle che tutto il resto. 🙂
Il mio preferito è l’ultimo, e il vostro?

Bene, se siete arrivati fin qui senza addormentarvi, siete pronti per incominciare voi stessi!

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Cosa ne uscirà?

Giorni fa, al cassonetto  mio rivenditore di fiducia, ho trovato questi:

4 fantastici cassetti seminuovi! Ma come si fa –dico io- a disfarsi di un simile tesoro!
Immediatamente, manco a dirlo, me ne sono appropriata e ho subito  vagliato le loro potenzialità. Cosa mai potrei cavarne fuori? Qualche ideuzza ce l’ho, ma non vi svelo il segreto. Vedrete quando (e se) saranno presentabili.

p.s. ma non potevano almeno lasciarmi anche la cassettiera?
Vabbè, diciamo che così la sfida è più stimolante, devo proprio cambiarne la destinazione d’uso!