Schegge di vita · Scuola

Soddisfazioni

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Ebbene si, è stata dura ma ce l’abbiamo fatta, siamo stati promossi in terza media.
E dico siamo perché anch’io come lui, ho sudato, faticato e sparso lacrime sui libri.
Dopo una partenza lenta, e dopo una pagella del primo quadrimestre a dir poco desolante, abbiamo messo il turbo.  Con l’aiuto e l’appoggio delle professoresse, che in questo caso si sono rivelate preziose, competenti e comprensive, (sulla base di un sospetto di SDA)abbiamo pensato e messo in pratica un metodo di studio più adatto a lui,  che si è rivelato abbastanza positivo e che ci ha permesso di recuperare ben 5 insufficienze.
Nel frattempo io ho imparato di nuovo il sistema respiratorio e circolatorio, la rivoluzione francese e le campagne napoleoniche, le nazioni di tutta Europa, tutti i complementi dell’analisi logica e soprattutto le proporzioni, il che mi ha permesso oltretutto di far capire a mio figlio che le cose studiate a scuola hanno anche un riscontro nella vita pratica. Il problema era questo: mentre eravamo fuori con i nostri rispettivi cani, una mia amica mi dice che la medicina che ha dovuto comprare per Gaia (la sua boxer), è in realtà una medicina pensata per i cavalli, e quindi la dose è 90 ml per un cavallo di 500 kg.
Quanto ne deve dare a Gaia, considerando che pesa 30 kg?

Non ho messo tempo in mezzo e  ho snocciolato tutta la mia competenza recentemente acquisita:
Facile!   500:90 = 30:X
Risultato, Gaia dovrà prendere 5,4 ml di medicina. Però magari fàttelo confermare dal veterinario, non si sa mai…

Ditemi voi, non ho fatto una gran bella  figura?

Pittura · Poesie, frasi celebri, racconti · Quattro chiacchiere

Un regalo speciale

La cosa più bella dell’esprimere attraverso l’arte la propria personalità e sensibilità è il riuscire a trasmettere emozioni.
Quando questo succede, la magia è fatta.  E questa magia probabilmente sono riuscita a farla, se ho meritato un regalo speciale da parte di Ser @Bruno, un amico mio e di  molti blogger, che legge e commenta con saggezza, cultura e pacatezza i nostri post. Giorni fa ha dedicato una bellissima poesia ad un mio recente quadro, e il suo commento mi ha fatto piacere a tal punto che ho deciso di dedicargli un posto d’onore. Eccola a voi qui, e perché non vada persa, ho creato una pagina, dedicata ai regali speciali come questo, in modo da averli sempre a portata di mano e poter rivivere spesso l’emozione di quando li ho ricevuti.

 

Charlie, ovvero: come complicarsi la vita

3. Dimmi la tua razza, e scoprirò chi sei…

Trovargli un nome è stato piuttosto facile e istintivo. Come ho già detto portava un collare rosso, tutto consumato e con le parti metalliche arrugginite. Nessuna medaglietta. Ma sulla fibbia c’era incisa la marca del collare: Charlie. Ci è subito sembrato che quel nome gli si adattasse.
Oltretuttto somigliava anche al cane del film di animazione “Charlie, anche i cani vanno in Paradiso” e quindi quello fu.
Sul fatto che andrà in Paradiso nutro forti dubbi, primo perché non credo che i cani possano mai essere ammessi all’alto dei Cieli, così come non sono ammessi in chiesa (mi domando perché, visto che anche loro sono creature di Dio), secondo,  perché non credo che Dio sia masochista a tal punto.
Capire di che razza fosse è stato molto più complicato, ognuno aveva una sua teoria. Eravamo quasi certi che non si trattasse di un meticcio, ma che appartenesse a qualche razza definita. I cacciatori della zona avevano sentenziato che è un cane “da cinghiale” di una razza denominata “restone”.
Cerca che ti ricerca, di questa razza non ce n’è traccia né sui libri né in rete. Ma sicuramente si trattava di un segugio. Alla fine, quello che gli somigliava di più era il “piccolo lepraiolo dell’Appennino”.
Fin da subito, il piccolo lepraiolo in questione ha dimostrato di avere un bel caratterino, schivo, un po’ ribelle, dominante. Insomma, padrone di sé stesso (e pure un po’ degli altri, direi…).
Tempo dopo, cercando per caso fra le immagini dei cani,mi è capitata sotto gli occhi l’immagine di questo cane, il “bracco ungherese a pelo forte”.  A colpo d’occhio  mi è sembrato che fosse molto più somigliante a lui rispetto all’altro, tranne per alcuni particolari che imputavamo forse al frutto di un libertinaggio paterno.

Istintivamente esordisco: “Ecco, l’ho trovato finalmente! non è un piccolo lepraiolo dell’appennino, è un bracco ungherese!”

E mio figlio piccolo, come solo lui sa fare…: “Ecco perché non capisce una mazza, parla straniero!”  🙂

In ogni caso, a tutt’oggi il mistero è ancora fitto, infatti nel cercare foto per questo post ho trovato questa e questa che ne dite?   Siamo di nuovo al punto di partenza…

 Io nell’incertezza direi…razza CANE.