Lavoretti di tecniche varie · Senza categoria

Come le ciliegie!

Sapete come si dice, no? Una tira l’altra…

Ed è proprio così che è andata…ho iniziato col farne una, per mandarla ad un’amica lontana come pensierino di Natale.
Ed è bastato un’attimo. Appena l’hanno intravista hanno iniziato a fioccare ordinazioni…me ne fai una rossa?… A me una verde! …Io ne vorrei sei rosse e sei azzurre, per segnaposto al cenone di Natale!…A me una rossa, una bianca e una verde, da mettere in vetrina a mò di tricolore…Io ne vorrei due bianche e viola e due viola e bianche, ma con i pattini, per allestire una vetrina…

Ma dico! Ma ci pensate? Da una settimana non sto facendo altro, a catena di montaggio. Per ora sono a ventidue e devo ancora farne 13 (!!!!!)
Quello che era iniziato come un divertimento, si sta trasformando in un lavoro a tempo pieno (non che mi faccia schifo guadagnare qualcosa, anzi! Ma la ripetitività non mi si addice, io ho sempre bisogno di fare cose nuove…)

Poi, siccome sono masochista, ci ho anche aggiunto del mio…

Ecco qui una parte dell’ “Allegra Brigata” !

Fatine e Babbo Natale realizzate in feltro.

Pittura

L’ultimo, ma non l’ultimo!

“Siore e Siori, vi preeeesentoooo……lui! Ecco a voi… l’ultimo arrivato nella grande famiglia dei quadri senza padrone!”

Eccolo, l’ultimo, ma non ultimo quadro che ha visto la luce (per la verità non è del tutto  finito di nascere, dato che ancora devo terminare la parte bassa del gambo di un fiore, di dipingere i bordi e firmarlo).


Mi sono proprio divertita a farlo, un quadro rilassante, liberatorio, privo della tensione per la  riproduzione del dettaglio quasi fotografica che fa parte del mio modo di dipingere  a volte anche contro la mia volontà (da qui: Pennelli Ribelli).

Realizzato quasi completamente a spatola, se non per i boccioli più piccoli ed i gambi,  dove ho dovuto aiutarmi col pennello onde evitare di spataccare il colore da tutte le parti. Oltretutto sono anche riuscita ad infrangere un altro mio blocco, quello della riproduzione fedele dell’immagine. Infatti qui ho preso spunto sì da un’immagine esistente, ma ho cambiato la disposizione e l’orientamento dei fiori, dei quali  oltretutto ho solo abbozzato l’ingombro di quelli  più grandi sulla tela, andando poi “a occhio”.  L’esperienza mi è piaciuta, credo proprio che la ripeterò al più presto, e vorrei andare oltre: mi piacerebbe (ma non so se sarò in grado) sganciarmi dalle riproduzioni di immagini esistenti e realizzare un quadro completamente immaginato da me. Sarà uno dei buoni propositi per l’anno nuovo…

Fra me e me · Notizie e politica · Quattro chiacchiere · Senza categoria

Le lacrime del ministro

Durante la conferenza stampa per illustrare la riforma pensionistica, il ministro del Welfare Elsa Fornero non è riuscita a pronunciare la parola “sacrificio”; si è interrotta a metà della frase cercando (invano) di trattenere le lacrime.
Sapete che non parlo mai  di politica, e non lo faccio neanche oggi, ma vorrei dire la mia sull’aspetto umano della cosa.
Ho sentito persone indignate, scandalizzate da questo fatto. Ma come, con i soldi che prendono, come si permette di piangere chiedendo sacrifici a noi? Ma una donna con una così alta carica, ma che figura ci fa l’Italia nei confronti degli altri Paesi? Sì, ma dài, sono lacrime finte, tanto per addolcire la pillola.
Può darsi, ma a me, a pelle, è sembrata sincera. Io non sono per niente scandalizzata, anzi. Avere un ministro che si commuove pensando a cosa ci stanno chiedendo mi sembra un’ottima cosa. Se poi sia stato lo stress o l’argomento che si stava trattando non è dato sapere. Ma mi piace pensare che sia la seconda di queste opzioni. Che almeno quando ci mettono le mani in tasca non lo facciano tanto a cuor leggero.

Ci hanno abituato ad avere ministri e politicanti  (dal dizionario Sabatini Coletti: politicante [po-li-ti-càn-te] s.m. e f. • Con valore spreg., chi si occupa di politica pur avendo scarse capacità e attitudini, esclusivamente per trarne vantaggi personali) con almeno un metro di pelo sullo stomaco, gente che col pelo dello stomaco ci si faceva i dreds, le trecce, lo chignon. Eravamo abituati agli scherzetti e alle battutine, alle barzellette.

Come possiamo ora, tutto ad un tratto,  avere a che fare con una che piange? Che mostra la sua debolezza in pubblico?

E menomale dico io, le persone così sono più trasparenti, più umane. C’è ancora speranza di un mondo migliore.
Evviva le lacrime , quelle vere, se sgorgano dal cuore.

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Mors tua, vita mea

Ma perché diamine è sempre così complicato caricare la lavastoviglie?
E’ un problema di fondo: la misura non va bene. Lavastoviglie sei coperti, grande per un pasto, piccola per due. O la fai mezza vuota, o ti avanzano le stoviglie.
E allora ti metti lì, di buona lena, sposta,  incastra, togli una pentola da lì e la metti là, ma allora questo coperchio dove va? E tenti e ritenti, e ti devi per forza alzare perché stando accucciata  le gambe  ti stanno andando in cancrena.  Allora ti alzi, ti metti di lato allo sportello aperto e ti pieghi in avanti cercando di trovare la posizione ottimale ad ogni stoviglia in modo da farci entrare fino all’ultimo cucchiaino (che poi avresti fatto prima a rigovernare a mano…). E quando dopo vari interminabili minuti ti sollevi stizzita sbraitando: “Ma insomma, che fatica,  chi diavolo le ha inventate le lavastoviglie?!?!!?”, tuo marito, che ti osservava da dietro già da  un po’, ti illumina : “Sicuramente un uomo… per questioni di prospettiva!”

Della serie: mors tua vita mea  😉

Mangiare per vivere, non vivere per mangiare! · Schegge di vita · Senza categoria

Bisogno… o alibi?

L’altro ieri, dopo aver lasciato un commento su questo post di Diemme in merito alla mia difficoltà a seguire la dieta a causa della cosiddetta “fame nervosa”,  mi sono ritrovata a pensare ad un aspetto della questione che non riesco bene a delineare. Dicevo che era stata una settimana pesante dal punto di vista emotivo, perché in genere quando sono arrabbiata o depressa, o  semplicemente annoiata, sento il bisogno di sfogare queste frustrazioni nell’armadietto dei dolciumi o nel frigorifero. Anche se ogni volta mi riprometto di non cadere nel solito tranello, alterno momenti in cui sono fiera della mia forza di volontà ad altri in cui sono totalmente annientata dal mio comportamento autolesionista. Mi sono un po’ documentata, pensando di essere una mangiatrice compulsiva, ma ho scoperto questa differenza:

“Ci sono persone definibili “mangiatori compulsivi”, essi tendono a mangiare senza riuscire a limitarsi e ci sono uno o due cibi che diventano per loro irrinunciabili, irresistibili. Hanno la sensazione che di tali cibi non ce ne sia a sufficienza e hanno una paura irrazionale di rimanere senza questo cibo. La caratteristica fondamentale del mangiatore compulsivo è che egli non vuole mangiare il cibo che mangia ma, non riesce a fermarsi. Inoltre, per essere un mangiatore compulsivo non è necessario mangiare enormi quantità di cibo, basta mangiare anche solo un grissino ma, senza avere fame, senza avere la volontà di mangiarlo. In realtà, una persona non vorrebbe mangiare quel grissino in più ma, non riesce a non mangiarlo, si sente costretto e si sente frustrato poiché la sua alimentazione è fuori controllo, è indipendente da ciò che vuole.”

se sei incapace di gestire il cibo solo quando sei turbato, allora non sei un mangiatore compulsivo ma, sei un “mangiatore emotivo” (fonte)

Per la verità mi riconosco solo parzialmente nel primo gruppo, mentre mi riconosco in pieno nel secondo.
Tuttavia non è questo il dilemma che mi assilla, ma piuttosto non riesco a capire se, almeno nel mio caso, quello che inizialmente era un bisogno non si stia gradualmente trasformando in un alibi. Sempre più spesso infatti mi capita di arrabbiarmi, di arrivare davanti al frigorifero, esitare, riflettere, e poi cedere perché “si, sono arrabbiata, quindi sono autorizzata  a mangiare”. Insomma, sempre di più il fatto di essere arrabbiata o stressata, o annoiata, è come un pretesto, un alibi per mangiare senza sentirmi in colpa (cosa che poi comunque si verifica lo stesso).
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate e se qualcuno si ritrova nella mia setssa condizione.